giovedì 31 marzo 2011

LIBIA: PRIMAVERA DEI POPOLI O REGIME CHANGE ?

Una primavera dei popoli nord africani, una primavera di coscienze rimaste sopite per troppo tempo. Popoli in rivolta contro governi dispotici, paesi in subbuglio dilaniati da rivolte e proteste: e' il Regime change. Eppure una situazione che, per certi versi, appare come inevitabile, quasi scontata e persino già congetturata dai più acuti retroscenisti ha avuto il potere di sconquassare l’Alleanza Atlantica e mettere in ridicolo l’Europa, sempre più incapace di rispondere con “un’unica voce”. Abbandonati gli approcci mediatici e di colore, messe da parte le considerazioni più scontate ma non per forza realistiche, è d'obbligo tentare un’analisi che prenda in considerazione i punti di vista di tutte le parti in causa ed analizzi, oltre che la disastrosa situazione dei paesi nord africani, anche lo stato di incertezza in cui versano quasi tutti i governi europei.
Se, all’inizio del suo processo di integrazione, l’Europa si fosse mossa con più determinazione sul fronte dell’unità politica e militare avrebbe reagito, forse, con più vigore e soprattutto con maggiore unità d’intenti nelle crisi internazionali che la coinvolgono direttamente. Ma la storia non si fa con i se e con i ma, è piena di incidenti, di imprevisti ed è ineluttabilmente segnata dal ruolo o dall’assenza delle leadership. Bisogna tenere conto, però, che l’importanza e l’essenzialità delle Istituzioni è spesso preda dei capricci umani che tendono a piegare a loro vantaggio le situazioni contingenti. E in quest’ottica, la pretesa degli occidentali di pilotare, o per lo meno accompagnare, le transizioni politiche dei paesi meno sviluppati e' una tendenza consolidata da tempo: è lo spettro dello spirito del colonialismo che si aggira ancora per il Vecchio Continente.
Epperò, bisognerebbe perlomeno ipotizzare che il Regime change possa non essere la soluzione condivisa all’unanimità dai libici, e soprattutto valutare obiettivamente il terrore del “dopo”. Perché, in ogni analisi che si rispetti, la conservazione e la sublimazione del presente rappresentano la soluzione più rassicurante. Il “dopo” angoscia e terrorizza. Sempre. E poi, la storia vista dalla prospettiva degli occidentali potrebbe non essere perfettamente coincidente con quella dei popoli nord africani. L’aspetto più inquietante resta, comunque, l’inadeguatezza dell’Europa nella gestione della crisi del nord Africa; si fa fatica, dunque, a credere che una compagine così  incerta e pericolosamente divisa possa realmente guidare una transizione democratica. E in tutta questa situazione, l’inadeguatezza della politica estera dell’Italia appare come il vulnus peggiore. Un’Italia che vaga nel buio, in balia di uno scenario che la rende partecipe ma inerme; un’Italia che si ingelosisce dello scatto d’orgoglio francese, che guarda con ossequiosa ammirazione la ritirata della Merkel, che soffre per l’attivismo inglese, ma che non riesce ad agire essendo ormai priva di autorevolezza  e dignità. Povera Italia, sin dall’inizio ha oscillato tra l’“addolora mento” per lo stato d’animo del Colonnello Gheddafi e l’esitante volontà di impegnare il nostro paese in una operazione militare che, con ogni probabilità, avrebbe rappresentato l’unico episodio in cui il ministro col pizzetto avrebbe potuto ergersi, non proprio legittimamente, a capo supremo delle forze di terra, di mare e di cielo. E Frattini che, affidatosi alla moral suasion, segue alla lettera le disposizioni del suo premier, alternando giudizi servili a puntuali e condivisibile critiche nei “fuori onda”. E va registrato anche il dato sardonico della “versatilità” della sinistra italiana la quale, pur dichiarandosi apertamente pacifista, sposa, ancora una volta, la teoria texana dell’esportazione della democrazia.
Ebbene, la ragion di stato eclissa anche i sani principi dei democratici, che non perdono l’occasione per acuire la crisi interna. A torto o a ragione. Però, se in passato la politica estera serviva all’epilettico parlamento italiano per mostrare una certa unità, se con il sistema delle astensione e dei voti incrociati le mozioni di politica estera passavano dribblando le più acute tensioni, oggi l’incertezza, l’inadeguatezza  e il frazionamento della nostra classe politica sono usate dagli alleati per escluderci. E non dobbiamo mai dimenticare che l’Italia è sempre quella che ha perso la guerra, iniziata da un lato e finita dall’altro. Se come e' vero, dunque, il processo decisionale in politica estera si ascrive a pochi attori, l'Italia, grande esclusa dal ‘gioco’ libico, ha dimostrato di essere soltanto una comparsa. Sarà difficile recuperare autorevolezza e prestigio, dimostrare di essere un paese in grado di incidere nello scacchiere  internazionale, un paese che possa avere la presunzione di esprimere la propria posizione, il proprio punto di vista senza il timore di essere derisa o canzonata. Siamo certi che con questo presidente del Consiglio, con questo governo e con questa incapacità politica non ci riusciremo mai.

di Clio Pedone

da www.areanazionale.it

AUGURI FUTURISTI !

Primo aprile 2010 - primo aprile 2011 : il viaggio continua !

Tra pochi giorni, il 1 aprile, sarà il “ compleanno” di generazione italia, nata dalla rottura tra Berlusconi e Gianfranco Fini , che ha portato in ultima istanza la formazione del gruppo parlamentare e il partito di Futuro e Libertà. Futuro e libertà, belle parole , altisonanti e piene di valore sia etico che morale, ma come accade a tutte le belle parole molto spesso rimangono semplicemente “ parole”. Infatti ormai sono passati molti mesi da Milano e ancora di più da Bastia e la situazione “ Italia” è sempre più in caduta libera, causa i continui capricci del Cavaliere, che tra giustizia , escort e Libia ormai è ossessionato esclusivamente dalla sua persona e dai suoi problemi tralasciando i veri problemi del paese e gettando sempre più, lui e i suoi ministri, l’Italia nello sconforto più totale. Bene detto ciò, molti direbbero: “ pazienza” ci sta e ce lo teniamo. Bene NOI di Futuro e Libertà pazienza non lo diciamo anzi dovremo capire che, oltre le tante correnti e screzi vari all’interno del partito, è il momento di cambiare è il momento di capire che i partiti auto referenziali non esistono più, che sono morti , che il vero partito e la vera politica è in mezzo alle persone e lavora per le persone e per il loro benessere, ecco perche quelle due semplici parole “ futuro e libertà” dovrebbero essere faro ogni giorno del nostro agire , dell’amore che noi mettiamo per creare un’alternativa, per creare più semplicemente una speranza, perché è vero noi saremo dei sognatori che vivono di sogni e non di interessi privatistici, come molti ci hanno additato e lo dimostrano le fuoriuscite dal gruppo parlamentare, ma abbiamo deciso, in tutta libertà di essere sognatori, molti altri, invece a differenza nostra, non hanno deciso di essere schiavi. Infatti mentre molti si sono ritrovati alla camera in virtù del padre eterno terrestre o per la benevolenza di madre natura rimanendo schiavi di un padrone corrotto e corruttore i nostri parlamentari, tra cui Italo, Antonio, Fabio e tanti altri hanno avuto il coraggio di dire “ basta” e con lo spirito da sognatori, da fare invidia anche ad Antoine de Saint-Exupéry, hanno creduto a un sogno di futuro e libertà, sogno che piano piano sta diventando sempre più realtà, grazie allo sforzo di tante persone dei movimenti territoriali, dei circoli, di generazione futuro, che credono che la vera politica si faccia sudando, lavorando, impegnandosi davvero per il bene comune, e con la speranza che questo sogno un giorno possa davvero diventare realtà auguro a tutti un buon compleanno, a tutti perché tutti noi siamo e saremo FUTURO e LIBERTA’.


Gioele Barcellona


Generazione Futuro Roma

domenica 27 marzo 2011

MERIDIANA ONLUS : PARTONO A GIORNI PER IL MADAGASCAR

Si parte per la realizzazione di due pozzi in Madagascar. 




MeridianaOnlus
www.meridianaonlus.blogspot.com


Il concittadino MARCO BOLDRINI, che farà parte della missione, ci dice :
"Il 30 marzo alle ore 7,00 da Roma Fiumicino, parte la spedizione per la realizzazione di due pozzi in Madagascar. Tutto ciò è stato possibile, grazie agli amici che hanno partecipato alla realizzazione dell'evento del 22 dicembre 2010 al teatro Capocroce.

Un ringraziamento particolare va dato al Comune di Gerano (organizzatore dell'evento), a tutto il personale Medico e non dell'Ospedale San Sebastiano di Frascati e alle molteplici Aziende che hanno sponsorizzato la realizzazione di questa prima opera.

Troverete tutte le notizie in diretta dal 31 marzo nel sito dell'Associazione Meridiana Onlus e si potrà condividere questa esperienza tramite un blog, anche questo attivo nei prossimi giorni.

GRAZIE A TUTTI!!!!!!!!!
"
da www.angelocristofanelli.blogspot.com

martedì 22 marzo 2011

L'ANALISI POLITICA DI LAURA CARUSO

Terzo millennio, crisi finanziaria, tsunami, nucleare, guerre….ci sembra a volte di essere così travolti da questa sorta di sconvolgimenti totali da non sapere piu’ quale problema affrontare per primo. E se cominciassimo da quello piu’ a portata di mano, quello piu’ facile da analizzare e da risolvere? in una parola partiamo da casa nostra, dalla nostra classe dirigente: i Partiti tradizionali spariscono, si uniscono e si separano cercando nuove formule, la politica si è ridotta ad un litigio senza fine in cui il fattore dominante è la spartizione, il distacco tra i cittadini e le istituzioni sembra oramai un dato di fatto accettato tacitamente, sul presupposto che oramai niente sembra in grado di coinvolgere davvero le comunità. Ma resta il dato comunque che, anche se la gente si allontana sempre più dalla politica, è sempre più necessario che i territori vengano governati. I tempi lunghi delle formule di governo di una volta sono stati resi inutili da una globalizzazione che è tanto assurdo contrastare o ignorare quanto è indispensabile cavalcare, adeguando le risposte agli input che la velocità della comunicazione e le immediate ripercussioni dei cambiamenti dell’intero continente continuamente ci raggiungono. In pratica non possiamo più attardarci negli equilibrismi politicanti, sono richieste responsabilità e scelte chiare e rapide, per delineare un modello di sviluppo che attiri investimenti e garantisca una buona qualità della vita.
La politica italiana invece sembra sempre più incapace di rinnovarsi, di trovare al suo interno le risorse per darsi nuovo slancio, incapace di produrre classe dirigente. Questo fenomeno, evidente nell’ambito del teatrino della politica nazionale, è ancor più grave in periferia dove assistiamo all’immobilismo, interrotto soltanto da guerre per bande, gli uomini di xxx contro quelli di xxx; paradossalmente però è proprio in periferia che si sente più forte l’esigenza di una nuova e preparata classe dirigente. Consiglieri comunali, assessori, sindaci..sono loro che detengono e manovrano le leve di governo che nell’immediato incidono sulla vita quotidiana del cittadino. Sono infatti loro il primo presidio della democrazia, sono loro le sentinelle del polso del Paese, sono loro a fronteggiare per primi le questioni economiche e sociali che ci investono. Siamo sicuri che la media di questi soggetti abbia gli strumenti per essere all’altezza del compito? Esistono i luoghi ed i meccanismi per innestareenergie fresche nei governi territoriali? Oppure assistiamo ad un balletto di formule algebriche, di personalismi familistici, di siderale distanza dai veri problemi? Certamente ci sonolodevoli eccezioni di amministratori giovani, capaci ed onesti in ogni schieramento, ma restano obiettivamente delle eccezioni che confermano tristemente una regola di mediocrità. Non esiste più il dialogo tra persone su tematiche reali, sulle soluzioni da intraprendere la propaganda è tanta, è sempre più sofisticata, ma la comunicazione con i cittadini è zero. Non dobbiamo però arrenderci a questa situazione, dobbiamo appellarci alle forze vive della società e della politica più ampiamente intesa. I problemi della nostra Provincia, nelle nostre città ci sono, e ci sono oramai da tanto- troppo – tempo senza che la classe politica che ad oggi ha amministrato sia riuscita a dare risposte, sia riuscita ad immaginare un ripensamento complessivo del modello di sviluppo economico, sociale ed istituzionale. Per questo avremmo desiderato e abbiamo ostinatamente cercato l’incontro con tutte le realtà produttive che si esprimono in questo senso: terzo settore, volontariato, cultura, mondo associativo e classe politica insieme che riflettano su cosa sono e cosa dovranno essere i nostri Comuni tra 10 anni, su quali risorse puntare e su come ringiovanire la nostra classe dirigente. Insistiamo ancora nel lanciare questa proposta, anche se temiamo che per interessi personalistici o di casta possa essere lasciata lettera morta. Tavoli informali di confronto che potrebbero produrre proposte e mettere in evidenza personalità che le rappresentino con competenza, superando ove necessario gli steccati delle appartenenze che oggi in alcuni casi sono più prigioni che inibiscono ogni possibilità di innovazione che contenitori capaci di generare novità positive..inceneritore, infrastrutture, Malpensa, rilancio dell’economia, risparmio energetico, tutela dell’ambiente, servizi sociali, queste sono solo alcune delle tematiche alle quali la politica è chiamata a dare quelle risposte ed indicare quelle soluzioni che senza una conoscenza organica dell’insieme delle categorie sociali operative sul territorio fatica ad elaborare. Ed ancora, in previsione dell’ipotesi dell’abolizione delle Province, perchè non elaborare su questi tavoli delle ipotesi di distretti che- per le differenti tematiche- rappresentino criteri di omogeneità tali da poter essere regolati da un organismo comune? Ed ancora, vogliamo finalmente chiedere alla politica di applicare dei codici di “trasparenza amministrativa”, contemplanti ad esempio un’anagrafe di eletti e nominati? Inserire quindi in rete – sui siti dei Comuni – profili politici, professionali e patrimoniali di consiglieri, assessori e sindaci oltre a profili e curricula di tutti i nominati nelle aziende municipalizzate e di servizi a partecipazione pubblica; pensiamo anche ad inserire dirette dei consigli comunali e dei lavori delle commissioni o almeno i verbali indicando presenti ed assenti, i voti, gli interventi etc.
In sintesi, vogliamo veramente che la gente, i nostri concittadini, ricominci a credere che la politica lavori per loro? buttiamo via i vecchi strumenti, cerchiamo nuove dinamiche, interagiamo con chi è operativo nella società e scansiamo coloro che considerano i partiti uno strumento per conquistare uno stipendio o un posto al sole, allontaniamo dalle leve del comando coloro che guardano indietro e non riescono a lanciare una sfida al futuro cercando nuove strategie e nuovi volti..così forse si riuscirebbe veramente a riportare la gente a credere che la politica possa essere la risposta alle tante domande che oramai in troppi si pongono

Laura Caruso

Assoc.ne culturale “Narsil”

da "www.ilfiniano.it"

lunedì 21 marzo 2011

ECCO LE INFORMAZIONI SUGLI ELETTI DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE

UFFICIO DI PRESIDENZA ASSEMBLEA NAZIONALE

Presidente:

Andrea Ronchi

Vicepresidenti:

Cristiana Muscardini

Angela Napoli

Segretari:

Angela Petroccione

Fabrizio Penna

COLLEGIO REVISORI DEI CONTI



Presidente:

Raffaele Fiume



Revisori effettivi:

Ruggiero Ferrara

Stefano Nannerini

Revisori supplenti:

Ignazio Pandolfo

Stefano Losurdo

COMMISSIONE CENTRALE DI GARANZIA E DEI PROBIVIRI



Presidente:

Giuseppe Consolo



Vicepresidenti:

Enrico Sbriglia e Francesco di Ciommo



Componenti:

Francesco Paolo Bello

Alberto Borrea

Massimo Bugatti

Sara Buzurro

Bruno Canella

Annamaria De Santis

Piercamillo Falasca

Emilio Gaeta

Maria Carla Giorgetti

Francesco Grandinetti

Gianluca Grosso

Marino Iannone

Vittorio Lodi

Paolo Marini

Isabella Marra

Pier Ettore Olivetti Rason

Fabrizio Palombo

Marco Saraceno

Maurizio Teodoro

Nicola Zanfagna

SEGRETERIA GENERALE DEI CONGRESSI

Segretario generale:

Roberto Menia

Vice:

Carmelo Briguglio e Potito Salatto

Componenti:

Antonio Buonfiglio

Aldo Di Biagio

Chiara Moroni

Enzo Rivellini

COOPTATI ASSEMBLEA NAZIONALE

Gino Agnese
Giulio Agostino
Salvatore Alemanno
Augusto Angeletti
Francesco Arena
Massimo Arlechino
Alberto Arrighi
Gianfranco Bafundi
Giuseppe Bellucci
Mario Bianchi
Claudia Biancotti
Alessandro Bolis
Antonio Bova
Gianluca Brancadoro
Vincenzo Brengola
Raimondo Buscemi
Fabio Caiazzo
Luigi Camponizzi
Rosario Cancilia
Gaetano Canzoneri
Andrea Caso
Sergio Castellaneta
Matteo Conti
Luigi Cosentino
Gianni Cutilli
Angelo D’Acunto
Costanzo Della Porta
Alberto De Luca
Maurizio De Rinaldis
Luigi De Santis
Michele Derasmo
Luigi Di Gennaro
Fabio Fatuzzo
Fernando Ferrara
Arnaldo Ferrari Nasi
Veronica Fortuna
Sonia Giglietti
Simone Giordano
Stefano Giunta
Giuseppe Gismondi
Alessandro Gravina
Domenico Gravina
Paola Guerci
Guido Guidi
Dario Iaia
Giuseppe Indorato
Alfredo Iorio
Radwan Khawatmi
Giacomo Labarbuta
Valerio Lamorte
Puccio La Rosa
Domenico Lazazzera
Gerardo Lubrano Lavadera
Arturo Mandato
Stelio Mangiameli
Rita Marino
Luciano Marranghello
Emiliano Massimini
Fabio Mastroberardino
Massimo Melica
Gerardo Modesto
Giuseppe Montagna
Vicky Musso
Giuseppe Nisticò
Enrico Oliari
Nicola Pagano
Anastasia Palli
Manfredi Palmeri
Fortunato Peron
Claudio Perruzza
Angela Petroccione
Pietro Piccinetti
Antonio Prezioso
Francesco Pullara
Gianfranco Reggetti
Giovanna Riccardi
Roberta Ricci
Italo Ricciotti
Antonio Rini
Domenico Rizza
Antonio Rugari
Giulio Romagnoli
Angelo Romano
Paolo Romano
Guido Rossi
Filippo Rossi
Stefania Rota
Mario Russu
Roberto Salerno
Giorgio Sassi
Camillo Scoyni
Lucio Scudiero
Massimiliano Simoni
Bruno Socillo
Carla Spagnoli
Franco Spedale
Marco Stella
Nino Strano
Massimiliano Tancioni
Roberto Tassinari
Giuseppe Tatarella
Annalisa Terranova
Gianni Testino
Thomas Tonucci
Andrea Urso
Oronzo Valentini
Andrea Vento
Roberta Vezza
Vincenzo Zaccarini

da "www.futuroeliberta.com"

BUON COMPLEANNO ITALIA - IL SENSO DELL’UNITA’

Ricorre in questi giorni il Centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Sarà una cerimonia vittima della retorica sterile o piuttosto un’occasione di riflessione per il futuro? L’evento in se già sta creando polemiche, surreali per me, ma da non sottovalutare, visto che ad innescarle sono stati ministri della Repubblica, che da quell’unità è nata. La Lega Nord, reduce dal trionfo delle regionali, storce non poco la bocca appena si nominano GARIBALDI E Mazzini, non fa mistero di combattere ogni giorno contro quello che definisce senza infingimenti un’evento nefasto imposto solo dai “massoni” e dai “bancarottieri”. Idee queste tutt’altro che da relegare a fenomeno folcloristico o frutto esclusivo di linguaggi coloriti. Le spinte che oggi interpreta la Lega fanno parte di un filone culturale antiunitario e antinazionale che è tutt’altro che estraneo al dibattito storico politico italiano, presente sia nei territori dell’Italia settentrionale che nel mezzogiorno. Non poche nei decenni sono state le resistenze all’unificazione nazionale, non poche sono state le ribellioni, anche cruente, che si sono manifestate, verso uno Stato visto come oppressore, lontano dagli interessi dei cittadini, sprecone, burocratico e accentratore. I più benevoli col “carroccio” affermano che la sua natura secessionista è stata depotenziata ed ha trovato sbocco istituzionale e politico nell’idea federalista. Per costoro la riforma federalista sopirà definitivamente ogni anelito separatista e darà vita ad un nuovo patto tra territori e Stato. I più malevoli, o se vogliamo, i meno superficiali invece temono che l’idea secessionista non sia stata affatto accantonata ma la si mascheri dietro il volto, forse più accattivante, di un malinteso localismo campanilistico, che a ben vedere, ha come effetto pratico la balcanizzazione dello Stato, non solo e non tanto nell’impalcatura istituzionale ma piuttosto nella sua struttura sociale e culturale. Proposte apparentemente innoque come il voler scegliere gli insegnanti scolastici in base alla loro origine geografica, l’elezione diretta dei magistrati, le quote di case popolari assegnate non in base al reddito ma alla provenienza territoriale, l’insegnamento dei dialetti regionali (che per altro neanche esistono) nelle scuole, a ben vedere avrebbero come effetto una sostanziale ghettizzazione di chi non è puramente autoctono. Il veneto ai veneti, la Lombardia ai lombardi e cosi via, fino ad arrivare ad un “Bergamo ai bergamaschi”, e perché no, ad innescare una faida tra Bergamo alta e Bergamo bassa, tanto per non farsi mancar nulla. Nelle scuole Lombarde ad esempio sarebbero epurati gli insegnanti di origine meridionale, la lingua italiana sarebbe messa in secondo piano rispetto agli idiomi locali, i pubblici ministeri eletti dal popolo dovrebbero essere puramente nativi del posto, perché si sa che i delinquenti non sono mai nostri paesani ma vengono sempre da fuori, che arrivino da Napoli o Tunisi non fa differenza, basta che ci sia la caccia all’untore che tanto alleggerisce le coscienze dei ben pensanti. Separare i puri dagli impuri, lo straniero dal nativo, quando per straniero non si intende esclusivamente l’immigrato extracomunitario, poco importa se regolare o clandestino, ma anche coloro che negli anni ’60 dal sud salirono per prestare le loro braccia nelle fabbriche settentrionali, i “terroni”. Liberarsi dal diverso da se per rigenerare nella società una “nazionalità padana” insomma. Se non fossimo in Italia e a tutti ci apparisse come una burla si potrebbe anche arrivare a parlare di progetti di “pulizia etnica” in salsa maccheronica. Secessione morbida, così la definirono alcuni intellettuali, morbida perché non armata ma non meno pericolosa se sottovalutata, come aime oggi qualche improvvido sembra fare. Come rispondere a queste domande separatiste? Non con la demonizzazione ne con la banalizzazione ma con l’avvio di un vero risorgimento culturale Italiano che sappia ridefinire quella che è l’Identità Italiana nel terzo millennio. L’unità da celebrare non tanto con pomposi tagli di nastri ne con il rispolvero di qualche monumento a Mazzini sparso in ogni nostro municipio ma con la ridefinizione di un nuovo concetto di appartenenza comunitaria che includa tutti coloro che partecipano e vogliano partecipare allo sviluppo ed alla crescita della Nazione, partendo dalle giovani generazioni. Le spinte secessioniste trovano infatti fonte d’ispirazione nelle innumerevoli inefficienze dello Stato, negli atavici vizi della politica e della società, in tanti stereotipi e pregiudizi che nell’immaginario collettivo sono presenti. Disegnare un quadro di esempi virtuosi, mostrare l’Italianità che unisce e che crea sviluppo e benessere, quell’antico spirito della gens italica che in giro per il mondo ha portato civiltà e cultura. Celebrare l’Unità guardando al futuro, cercando i modi per integrare chi in Italia è arrivato o vi è nato da famiglie non italiane ma non per questo meno la ama. Puntare su uno Stato meritocratico che punisce i furbi e premia gli onesti. Inverare una giustizia sociale che rifugga gli egoismi e diffonda armonia tra lavoro e capitale. Immagino di chiedere ad un ragazzo della mia età, 29 anni, originario di un altro continente, da pochi anni stabilitosi dalle nostre parti, cos’è per lui l’Italia. Sono certo di trovare nelle sue parole il vero significato dell’Unità che oggi celebriamo dopo 150anni di storia. Non mi parlerà di federalismo fiscale ma descriverà un’immaginario fatto di sogni, di profumi, di colori, che lui ha sognato, che dipingono le nostre campagne, le nostre città, le nostre coste, le nostre cime, mi parlerà d’arte, di ospitalità, di fantasia, di spirito d’impresa, di gioia di vivere, di voglia di rischiare, di pace, di tutto ciò per cui noi siamo uniti e per cui in tanti guardano con ammirazione la nostra Patria, mentre troppi di noi, per spirito di fazione la vorrebbero in un’eterna lotta di classe tra persone e tra territori. Forse per ritrovare noi stessi, qualora ci sentissimo smarriti, se chiedessimo a chi ci appare straniero, di descriverci, forse troveremmo i motivi per una convivenza più civile e produttiva.

di Andrea Titti

SI PARTA DALLA LINEA FERROVIARIA CIAMPINO - VELLETRI, AVENDO COME OBIETTIVO IL SUO RADDOPPIO"

I Castelli Romani sono una realtà di oltre mezzo milione di abitanti, in costante crescita. Il flusso di persone che vengono ad abitare dall’area metropolitana di Roma nei nostri comuni è in esponenziale aumento. Questo fenomeno implica un sostanziale mutamento della conformazione urbanistica di tutti i comuni castellani, ed un accrescimento dei flussi di persone e mezzi che si muovono su tutte le arterie, viarie e ferroviarie, che attraversano i nostri territori. Il pendolarismo moderno, non fa differenza se fatto per lavoro, studio o semplice svago, rappresenta uno dei fattori che più incidono sulla qualità della vita delle persone. Non pochi studi attestano che, i tempi di percorrenza impiegati da casa al posto di lavoro o di studio o alla meta turistica di turno, sono una formidabile fonte di stress generatrice di malesseri, tutt’altro che trascurabili. Considerando che le nostre vie di comunicazione sono rimaste immutate da molti decenni, va da se che esiste un problema logistico non da poco che ci investe. Il Grande Raccordo Anulare, la Via Appia, la linea ferroviaria Ciampino – Velletri, fanno fatica a contenere il traffico e richiedono interventi immediati di ammodernamento. L’inquinamento da polveri sottili non consiglia di incentivare l’uso delle automobili, per quanto le tecnologie le abbiano rese a basso impatto ambientale. Perciò, a nostro avviso, ci si dovrebbe concentrare sul potenziamento e sull’efficentamento, della strada ferrata, la cosiddetta cura del ferro, di cui tanto si parla e per cui così poco si fa. Si predisponga quindi uno studio preliminare dei flussi di traffico, che non si limiti a fotografare l’oggi, ma getti lo sguardo al prossimo decennio, a come saranno i Castelli nel 2020. Avendo una stima credibile dei flussi si proceda con un piano a lungo termine per costruire un sistema di mobilità integrato che comprenda tutti i comuni dei Castelli Romani, ragionando su un quadrante di area vasta e non più con la miopia dei singoli campanili. Parallelamente a questo discorso a lungo termine si mettano in atto tutti quegli interventi immediati che, da un lato siano propedeutici alle infrastrutture del prossimo decennio, dall’altro migliorino i servizi sin da subito, usufruendo degli strumenti che già oggi si hanno a disposizione, e che non richiedono spese eccessive per le amministrazioni pubbliche. Mettendo in pratica questo ragionamento, crediamo che il raddoppio della linea ferroviaria Ciampino – Velletri sia un traguardo imprescindibile, che, non solo alleggerirebbe il traffico automobilistico, ma ci permetterebbe di arrivare ad avere una vera e propria metropolitana di superfice, con gli evidenti vantaggi in qualità, frequenza e rapidità, del servizio a disposizione degli utenti. Posto che i costi ed i tempi di lavorazione per il totale raddoppio della linea saranno importanti, la linea è già oggi praticamente satura e i cittadini, non di rado, si trovano su carrozze ridotte a carri bestiame, non si ha così tanto tempo da attendere. Ecco perchè si dovrebbe, immediatamente, porre mano ad interventi a minore impatto, attraverso i quali migliorare il servizio. Ristrutturare le stazioni esistenti, creando parcheggi e aree di scambio, costruire sottopassi che permettano il contemporaneo arrivo di treni in una stessa stazione per velocizzare il traffico, eliminare i passaggi a livello che rallentano la marcia dei treni, potenziare il numero e la capienza del materiale rotabile (carrozze e motrici), istituire servizi navetta che permettano un rapido accesso alle stazioni, specialmente per quelle mete ad oggi mal servite, (Università di Tor Vergata), velocizzare i tempi di scambio e modernizzare tecnologicamente la linea a terra. Con cio si potrebbe realisticamente pervenire al traguardo, non trascurabile, di avere un treno ogni mezzora entro 2anni, avendo sempre come obiettivo finale il raddoppio, senza il quale ogni miglioria parziale rischia di essere vana. Tra i cittadini c’e sempre piu consapevolezza su queste tematiche, esiste gia un comitato promotore per il raddoppio della linea Ciampino - Velletri, apolitico e scevro da qualsivoglia strumentalizzazione faziosa. E’ in atto una raccolta di firme che sta riscuotendo l’attenzione di tante persone, crediamo che sia il tempo che anche le istituzioni si assumano le loro responsabilità, partecipando in modo costruttivo e senza egoismi a questo importante lavoro per migliorare la mobilità ai Castelli Romani. Fare squadra e un motto da praticare in occasioni come questa. L’assessorato regionale ai trasporti si e dimostrato sensibile e disponibile ed ha avviato un profiquo dialogo con i cittadini in tal senso. Auspichiamo con fiducia che anche gli altri livelli istituzionali si mobilitino in questa direzione.

di Andrea Titti

domenica 20 marzo 2011

Circolo Fli Frascati in ricordo di Otello Delle Chiaie

Nella giornata di sabato 12 marzo, è venuto a mancare un nostro iscritto Otello Delle Chiaie, uno dei fondatori nel mese di settembre scorso del Circolo cittadino di Generazione Italia ora Fli Frascati.
La nostra piccola comunità era legata alla sua figura da un vincolo di amicizia e gratitudine, il nostro cordoglio alla famiglia tutta in particolare alla moglie  Iolanda, altra nostra iscritta.
Si uniscono al commiato, in particolare, il nostro coordinatore Nazionale Roberto Menia e  il Coordinatore Regionale Lazio Antonio Buonfiglio assieme al coordinamento regionale tutto.

venerdì 18 marzo 2011

MARINO. IL DIRETTORE DEL SECOLO D'ITALIA PRESENTA IL SUO LIBRO CON DANIELE PRIORI E ALDO ONORATI


IL FASCISTA LIBERTARIO, LUCIANO LANNA SABATO POMERIGGIO AL KINA’ ART CAFE’
Sabato 19 marzo 2011 alle ore 18 presso il Kinà Art Cafè (Corso Trieste n. 49/​A,
Via Giuseppe Garibaldi, 96) il giornalista Luciano Lanna presenterà il libro Il fascista libertario, pubblicato quest’inverno da Sperling & Kupfer.
Per spiegare una definizione che suona come un ossimoro e mette in discussione i confini tra cliché politici consunti dall’uso, Luciano Lanna ha scelto di partire dall’immaginario, dalle idee, dai miti, dalle passioni di una generazione che — da destra — si è affacciata alla politica negli anni Settanta e che oggi afferma con forza un suo rinnovato ruolo nel dibattito pubblico.
Riannoda i fili di esperienze collettive, dai campi Hobbit all’approdo al governo, e delinea con gusto della provocazione il pantheon del post-​​fascismo: dai “numi tutelari” Leo Longanesi ed Ezra Pound si arriva fino a intellettuali restii a ogni classificazione, come Ennio Flaiano e Roberto Saviano, passando per Indro Montanelli e Vasco Rossi. Un viaggio al termine della destra (per parafrasare un libro-​​culto) che arriva fino al giorno d’oggi, fino a quegli strappi che appaiono tali soltanto a chi non tiene conto del passato. Una destra nuova, poco conformista e molto libertaria. Tra Clint Eastwood e Gianfranco Fini, appunto.
Luciano Lanna è nato nel 1960 a Valmontone (Rm) e ha trascorso i suoi primi quarantacinque anni quasi ininterrottamente ad Artena. Vive e lavora a Roma, dove attualmente è direttore responsabile del Secolo d’Italia dopo essere stato vicedirettore deL’Indipendente di Giordano Bruno Guerri e caporedattore del bimestrale Ideazione. Nel 2003 con Filippo Rossi ha scritto per Vallecchi il libro Fascisti immaginari ed è tra gli autori di In alto a destra. Attorno a Fini: tre anni di idee che sconvolgono la politica(2010).
Interverranno all’incontro il giornalista Daniele Priori, autore della rubrica “Noi libertari” sulSecolo d’Italia e lo scrittore Aldo Onorati, scrittore e saggista simbolo dei Castelli Romani, sui quali tra gli altri testi ha scritto il romanzo storico La speranza e la tenebra ambientato nella provincia romana della prima metà del Novecento, fino all’invasione dell’Ungheria da parte dell’Unione Sovietica.
L’evento è organizzato in collaborazione con la direzione del Kinà Art Cafè e della libreria Il Libro parlante.
da http://www.paconline.it/

venerdì 11 marzo 2011

ESCLUSIVA LANCIATA LA SFIDA FUTURISTA: MASSIMO ZITO CANDIDATO SINDACO A CIAMPINO DI FUTURO E LIBERTA'

Il Circolo Territoriale di Ciampino e Morena da lei fondato, è stato tra i primi ad aderire al progetto di Fini.
Cosa vi ha spinto a farlo?

“FLI a Ciampino nasce dall'entusiasmo di un gruppo di persone comuni, per il progetto presentato da FINI, un progetto che si propone di riportare la gente, i cittadini, al centro della dialettica politica, superando i datati preconcetti reciproci che destra e sinistra hanno cavalcato nel corso del ventesimo secolo.
L'idea che oggi si debba progettare il futuro e smettere di vivere alla giornata, riteniamo sia di grande attualità, perchè, per la prima volta da molti secoli, oggi rischiamo di consegnare i nostri figli ad una vita peggiore della nostra.
Inquinamento e progressivo esaurimento delle materie prime, nel giro di pochi decenni, impoveriranno radicalmente il mondo, se non si comincia da oggi a porre rimedio a questa deriva, ripensando al nostro modello di distribuzione della ricchezza, tutt’ora concentrata in poche mani, rimettendo mano al mondo del lavoro, oggi troppo incerto e precario. Un lavoro onesto deve poter garantire la sussistenza ad una famiglia; 
noi riteniamo che Futuro e Libertà possa cominciare a dare questo tipo di risposte, perchè lo sviluppo non accompagnato da adeguati aggiustamenti sociali può solo produrre, disagio e povertà per tanti, e ricchezza solo per pochi”.

Ci può illustrare in breve alcuni dei punti a vostro avviso più carenti dell’amministrazione Ciampinese?

“Al centro della nostra azione politica non possono che esserci i cittadini, coloro che vivono e che lavorano a Ciampino.
In questa ottica è necessario lavorare sui temi dello sviluppo e dell’ambiente, senza dimenticare la cultura ed i servizi, temi che vanno coniugati all’insegna di un’armonica sinergia, partecipata e condivisa da tutti gli operatori, ed in collaborazione con tutte le realtà produttive. 
Area industriale e commercio di vicinato devono svilupparsi in maniera sostenibile, così come è importante frenare la cementificazione del territorio che, oltre ad avere importanti ricadute sull'ambiente, sta rendendo sempre più invivibile questa cittadina. 
Ciampino nasce all'inizio degli anni venti come un progetto di città-giardino, un progetto mai realizzato, ma è soprattutto negli ultimi venti anni che il verde è andato drammaticamente riducendosi, tanti abitanti ricordano ancora le vigne a poche centinaia di metri dal centro cittadino, avendo le amministrazioni che si sono succedute privilegiato piccoli e grandi interessi di antichi proprietari terrieri, studi di progettazione e ditte edili.
E' necessario tornare a valorizzare il verde, a contrastare l'urbanizzazione incontrollata, progettare un piano di viabilità serio ed efficace, e portare ai cittadini quei servizi che oggi mancano completamente. Bisognerebbe rendersi conto che una città di quarantamila abitanti come la nostra, non ha un cinema nè un teatro, che non esiste un museo, non ci sono aree di aggregazione per i giovani, i quali, finiscono per radunarsi in piazza della pace, praticamente in strada, in mezzo al traffico soffocante che l'attraversa in tutte le ore del giorno. Anche i servizi sociali sono scarsi e malgestiti, è impensabile che vi siano solo trenta posti nei nidi comunali, che i servizi per gli anziani siano quasi intangibili, che l'unica area ludica dell'unico vero parco sia fatiscente.
Ciampino, in realtà, da paese è diventato città senza aver il tempo di acquisire una propria identità. Ecco, quello che manca a Ciampino è l'identità, il campanile, quel sentire che è necessario avere per amare la propria città, altrimenti resterà solo un sobborgo destinato ad essere assorbito da Roma. 
Su questi punti specifici pensiamo che si manifesti il più grande fallimento di questa e delle precedenti giunte comunali, incapaci di produrre risultati concreti, privilegiando una evanescente propaganda che ripete meccanicamente che tutto va bene e si mette a fare la guerra al campo nomadi, da loro stessi portato, o all'aeroporto, i cui voli sono aumentati enormemente solo dopo che il sindaco Perandini firmò una specifica convenzione, quello stesso sindaco che oggi fa finta di preoccuparsi dell'inquinamento provocato dagli aerei e non fa nulla di concreto per porre un freno al fenomeno.
Certi problemi non si risolvono a colpi di carta bollata, è necessario trovare una concertazione con le parti interessate e cercare di ottenere una soluzione di compromesso che non penalizzi troppo nè l'aeroporto, che ricordiamoci è fonte di lavoro per tanta gente, nè la salute dei cittadini.
Le idee ci sono, la buona volontà anche, invece di fare annunci vuoti è ora che qualcuno passi ai fatti”.

Un altro grande tema di questo ultimo periodo è la raccolta differenziata, sembra che comporti parecchi disagi ai cittadini, lei cosa ne pensa?

“Per quanto riguarda la raccolta differenziata, non solo nessuno conosce che fine fanno i rifiuti raccolti, come plastica e carta, ma soprattutto i sacchi sono sempre con meno grammatura, ovvero talmente sottili che facilmente si strappano, perdendo il loro contenuto, senza poi citare il fatto che proprio i sacchi della raccolta indifferenziata sono eccessivamente trasparenti. Per quanto riguarda i rifiuti alimentari, il cosiddetto umido, ci domandiamo perché siano così piccoli e senza i comodi manici. Pensiamo agli operatori ecologici che sono costretti a maneggiare sacchi e secchi che, inevitabilmente, sono molto sporchi, per mancanza di chiusure. Tutto questo porta sporcizia e disagio ai cittadini e ai lavoratori dell'AMBIENTE. 
Crediamo che la risposta sia nella ricerca di risparmi sulla gestione della raccolta dei rifiuti, per fronteggiare l'eccessivo debito che grava sui bilanci comunali e sulla mina vagante rappresentata dall'ASP. A conferma di quanto da noi supposto, in questo periodo, l'azienda AMBIENTE sta colpendo duramente i commercianti di Ciampino, tramite la richiesta di dubbie multe a partire dal 2005. Queste tasse sono frutto di misurazioni fatte nei locali commerciali da tecnici di alcuni studi, non da funzionari comunali, e soprattutto queste misurazioni non corrispondono a quanto dichiarato dal catasto. Ci domandiamo; perché ora? Perché dal 2005? Quale titolo giuridico ha la società AMBIENTE per fare queste misurazioni e per emettere queste multe? Chi sono questi tecnici che hanno effettuato le misurazioni? 
La risposta è sempre la stessa: l'attuale amministrazione comunale è alla ricerca disperata di fondi per turare le falle di bilancio, attuali e prossime venture, causate dal consolidamento dei bilanci ASP.
Ma se il problema sono i soldi, perchè non sono acnora arrivate le bollette della TIA del 2010?
Nel bilancio di previsione approvato dal consiglio comunale ad aprile 2010 era previsto un aumento della TIA quasi del 30%, è difficile non sospettare che bollette così impopolari non siano state inviate proprio perchè andiamo verso le elezioni.
Fosse così, i cittadini si troveranno a dover pagare a giugno 2011, alla nuova giunta, tutta la TIA del 2010 e le prime rate della TIA 2011.
Una vera presa in giro alla popolazione.
Come sempre, non riceveremo alcuna risposta da questa amministrazione, perché non sanno cosa dire e cosa fare, causando solo problemi ai cittadini e alle forze sane dell'economia della nostra città. Siamo sempre più convinti che sia necessario fermare questa inesorabile e dolorosa decadenza per ridare speranza a Ciampino, tramite progetti seri e ambiziosi coinvolgendo tutta la cittadinanza”.

Avete posto l’accento anche sulla non trasparenza dell’azione amministrativa, soprattutto in tema di opere pubbliche; ci può far capire meglio cosa intendete?

“Il sedici dicembre abbiamo assistito con fanfare, personalità varie e tanta retorica all'apertura del sottopasso dell'acqua acetosa, in prossimità del Liceo Volterra. 
In realtà si è trattato della messa in esercizio di un'opera progettata moltissimi anni fa e consegnata alla cittadinanza con anni ed anni di colpevole ritardo, senza contare che a meno di due mesi dall'inaugurazione l'asfalto del sottopassaggio è praticamente scomparso, rendendo il transito pericoloso per persone e mezzi.
Era necessario dopo tanti anni fare gli ultimi lavori così di fretta da farli così male, da che, anche un bambino lo capirebbe con una sola occhiata?
E chi pagherà il rifacimento del manto stradale?
I cittadini, come al solito.
E allora ci viene da riflettere sulla durata delle opere civili a Ciampino. Il sottopasso rischia di non diventare proverbiale come la Fabbrica di San Pietro o la Grande Muraglia, solo perché l'edificazione degli uffici comunali, ha la concreta possibilità di essere ricordata come i lavori più lunghi della Storia. Non vogliamo pensare all'annunciato sottopasso di Casabianca, la cui progettazione è iniziata quasi 15 anni fa e solo oggi se ne annuncia l'inizio della fase esecutiva. 
Tutto questo, guarda caso, sempre sotto campagna elettorale.
Mentre l'ex-IGDO può essere definita come l' opera mai iniziata, mai finita e forse mai concepita, a cui è seconda solo la fine dei lavori dell'ASL, il cui scheletro di cemento campeggia, a pochi metri dal centro, come un triste monumento all'incapacità. 
Forse tutti questi lavori incompiuti che si trascinano negli anni hanno una ragione inconfessabile, ovvero l'incapacità amministrativa che ha causato la situazione debitoria dell'amministrazione comunale, più o meno esplicita. Ci riferiamo non solo ai debiti diretti presenti sul bilancio comunale ma anche a quelli, meno espliciti, provenienti dai bilanci ASP, e forse anche da quelli AMBI.EN.TE. Il metodo scelto dalla maggioranza, per informare la popolazione su tutto questo, è il silenzio, o meglio, il tentativo di non attirare l'attenzione dei cittadini sull'attuale situazione, la quale, ovviamente, ipoteca anche il futuro della nostra Città e quindi delle nostre vite. Il silenzio è sceso non solo sui bilanci, sulle opere civili, ma anche sulla situazione dell'acqua potabile, in particolare per le zone servite dall'ex acquedotto barbuta, e, soprattutto, sulla riqualificazione dell'area Fratelli Spada. Tutto è immobile, non perché non si possa più uscire da una lenta ed inesorabile decadenza, certificata dalle nostre strade piene di buche, così ampie e diffuse, da rappresentare un vero pericolo per i motociclisti e un sicuro danno per gli automobilisti, ma perché essa stessa è causata da questa amministrazione, dalla sua mancanza di idee e di progetti, ovviamente al netto dei progetti di nuove case, che invece sono il pezzo forte delle amministrazioni di sinistra degli ultimi 15 anni.
I commercianti ci provano a rilanciare l'economia ciampinese, senza però alcun sostegno da parte dell'amministrazione, che, anzi, non fa nulla per impedire, ma incoraggia, il proliferare di centri commerciali a due passi dal territorio cittadino. 
La verità è che c'è bisogno di un nuovo ruolo dell'amministrazione; un ruolo futurista, ovvero che sappia disegnare un percorso propulsore per l'economia locale e la qualità della vita di tutti. Questo percorso comincerà dal voto prossimo venturo, siamo certi che la cittadinanza sia stanca di tante vuote parole, sia che vengano dalla parte di chi ha amministrato che, di chi, all'opposizione, è stato davvero un ben povero pungolo per il sindaco e la giunta”. 

Fli si è caratterizzato, da destra, per l’apertura verso i diritti civili dell’individuo; lei come si pone in merito?

“Io credo che si debbano riconoscere i diritti individuali a tutti, senza discriminazioni di genere, razza, religione o orientamento sessuale. Perciò sono favorevole ad un riconoscimento delle coppie di fatto, anche omosessuali, attraverso una forma giuridica che riconosca gli elementari diritti di convivenza, come la possibilità di assistere il compagno in ospedale, o in carcere, di lasciargli la pensione di reversibilità, di poter liberamente convivere senza ingiusti ostacoli. A tal proposito penso che anche le amministrazioni locali possano adoperarsi per rimuovere alcuni ostacoli sul tema. Se pur non equiparabili alla famiglia, costituzionalmente riconosciuta, le unioni omo affettive, ritengo debbano avere un loro spazio di riconoscimento giuridico, nel rispetto delle sensibilità di tutti, perchè tutti i cittadini devono essere uguali davanti alle leggi, sia nei doveri che nei diritti”.


Come vi presenterete alle elezioni?

R - “Stiamo lavorando alla costruzione di una coalizione alternativa alla casta che fin qui ha retto il comune, una coalizione in linea con lo spirito innovatore che Futuro e Libertà intende perseguire ed al quale chiama a partecipare tutte le forze vive della società, senza preclusioni ideologiche, volti nuovi e puliti, che vogliano impegnarsi con passione per lo sviluppo del loro territorio, soprattutto persone che non abbiano interessi personali nell'amministrazione, se non quello di partecipare a conseguire un migliore stile di vita per le proprie e le altrui famiglie. 
Lo faremo insieme alle persone, valorizzando lo spirito civico che supera i vecchi steccati di fazione ideologica e familistica. A tal proposito non capiamo certe scelte, votate ad un mero personalismo che penalizza i destini della nostra comunità, della parte dell’Udc che si riconosce in Elio Addessi, passato da oppositore sconfitto a partecipe del banchetto di Perandini, Lupi e soci”.



di Andrea Titti


dal giornale "Meta" di gennaio-febbraio 2011

FLI ARICCIA PER IL RINNOVAMENTO CON ROBERTO DI FELICE

Nella prossima primavera Ariccia sarà chiamata a rinnovare le sue istituzioni Municipali, Futuro e Libertà sarà presente con la sua proposta politica innovativa, per rilanciare lo sviluppo economico ed ambientale, favorendo la nascita di una classe dirigente locale.

Ariccia deve essere ascoltata, Futuro e Libertà si apre alle forze vive della società, per ascoltare i bisogni, le attese, le necessità, le critiche ed i proponimenti.

Ci rivolgiamo alle categorie produttive ed ai singoli, alle associazioni, al volontariato sociale, ai tanti comitati, affinchè si apra una fase nuova, in cui le forze politiche non impongano i soliti fumosi programmi elettorali spot, ma incontrino la gente per ascoltarla, senza cavalcare le paure, ma con l’ambizione di unire, di rassicurare, di realizzare una politica che riporti armonia in seno alla nostra comunità.

Il nostro primario compito sarà quello di un ammodernamento della macchina amministrativa, snellendone le procedure burocratiche per quanto di competenza dell’amministrazione comunale, all’insegna della trasparenza, ripristinando il giusto rapporto tra amministratori e cittadini.

PER IL RINNOVAMENTO CON

ROBERTO DI FELICE

IL COORDINAMENTO COMUNALE FLI ARICCIA

sabato 5 marzo 2011

FACCIAMO IL FUTURO DI CIAMPINO


 
 
Il giorno 9 marzo 2011 alle ore 18.00 presso la sala convegni comunale, sita in via del lavoro, 59 a Ciampino, Massimo Zito, segretario del circolo territoriale di Futuro e Libertà per l'Italia di Ciampino-Morena presenterà alla cittadinanza l'alternativa per le elezioni amministrative per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale che si terranno nei giorni 15-16 maggio 2011.
 
Interverranno all'incontro il vicepresidente vicario di FLI Onorevole Italo Bocchino, Il coordinatore regionale del Lazio Onorevole Antonio Buonfiglio ed il coordinatore della provincia di Roma Senatore Candido De Angelis.
 
L'incontro sarà moderato dal dott. Michele Nicolich, portavoce del circolo FLI Ciampino-Morena.
 
 
Massimo Zito
segretario circolo territoriale Ciampino-Morena
Futuro e Libertà per l'Italia
email: mzito@ereticamente.org
cell. 3347904252

mercoledì 2 marzo 2011

COMUNICATO STAMPA FLI - FRASCATI

Il Circolo Territoriale di Frascati di Futuro e Libertà, apprende, con un certo stupore, di essere stato citato, a sproposito, in un comunicato stampa stilato dalla Giovane Italia di Frascati. Nel suddetto comunicato, i giovani del Pdl frascatano si lanciavano nell’ennesima polemica interna al loro partito, e additavano Futuro e Libertà come parte in causa di non sappiamo quale battibecco interno al Pdl. Ora, vorremmo suggerire ai giovani e focosi militanti di non tirare in ballo altri partiti nelle loro diatribe interne. Nell’invettiva poi si nota una certa disinformazione, crediamo dovuta ad una poca presenza sul territorio, unita ad una certa superficialità politica, perché si definisce Futuro e Libertà, come una associazione politico culturale, rammentiamo ai ragazzi del Pdl, che, non più tardi di 2 settimane fa, si è celebrata l’assemblea costituente di Fli e, lo stesso, è ufficialmente un partito politico Italiano. I giovani sono una grande speranza per il futuro dell’Italia e di Frascati, Futuro e Libertà a loro si rivolge, per risollevare la nostra Patria ed i nostri territori, da un grigio vivacchiare, all’ombra di scandali e scandaletti, che gettano fango sul nostro amato tricolore. I giovani, tuttavia, non si dovrebbero prestare a far da megafono stonato a chi giovane non lo è più da tempo. Futuro e Libertà a Frascati nasce con un progetto politico chiaro e coerente, ricostruire un’alternativa alle giunte di sinistra che da 15 anni governano la nostra città, lo vogliamo fare stimolando una seria e costruttiva analisi, politica e programmatica, all’interno dell’area moderata della nostra Città, che, pur essendo culturalmente maggioranza, non è mai riuscita negli ultimi anni, a vincere nessuna competizione elettorale. Il nostro obiettivo primario è costruire una nuova, giovane e preparata, classe dirigente, che si presenti agli elettori con credibilità e progetti concreti, che stia sul territorio, ne conosca i problemi, parli con le persone, si confronti con le categorie, aggreghi davvero attorno alle idee che diventano azione. Dai Giovani del Pdl ci saremmo aspettati una qualche riflessione sugli ultimi risultati amministrativi del loro partito, ridotto ai minimi storici ed agli ultimi posti, per percentuali elettorali, di tutta la provincia di Roma. Con rammarico invece, assistiamo all’ennesima rissa da pianerottolo, ad una nuova baruffa su commissari, sub commissari, sergenti e caporali. Futuro e Libertà non solo assiste basito a questo spettacolo desolante, ma ne prende nettamente le distanze, anzi si pone in antitesi con certe concezioni del fare politica, vecchie ed improduttive. Ci appelliamo alle energie migliori contenute ancora oggi nel Pdl, militanti e dirigenti appassionati e riconosciuti dai cittadini, alle forze migliori della società frascatana, affinchè si superino alla svelta le guerre di pennacchi, e si inizi, come Futuro e Libertà sta facendo sin dalla sua nascita a Frascati, a occuparsi dei problemi veri dei cittadini. In conclusione, invitiamo la Giovane Italia di Frascati a non interpretare il ruolo di una “vecchia Italia”.