Lo diciamo da un paio d'anni, ormai: l'Italia OLTRE Berlusconi c'è, c'è sempre stata. Ora ne abbiamo le prove, e arrivano dal posto che non ti aspetti, da Sanremo, dal palco dall'Ariston. Sì, perché se il Festival lo vince Roberto Vecchioni, e per giunta trionfando al televoto popolare, allora qualcosa è cambiato davvero in questo paese fermo e ripiegato su se stesso. “Questa maledetta notte dovrà pur finire”, ha intonato con rabbia appassionata il cantautore milanese. Sì, questa maledetta notte, tra la gente, è finita già. Manca solo un atto formale, un risveglio generale da un incubo che fortunatamente non ha più la forza di sopravvivere. Sono solo canzonette, lo sappiamo. Le letture politiche di un evento come quello sanremese sono pericolose, strumentali, un po' ipocrite. Ma dopo due anni di vittorie “defilippiane”, con due Amici a trionfare attraverso il televoto, quello che è successo ieri sera ha del miracoloso.
Vecchioni diventa così il frontman di una rivoluzione pacifica e piena di speranza, di una rivolta nazionalpopolare, badate bene, e non delle élite. Per chi si appella alla “sovranità popolare”, il televoto dovrebbe essere il massimo del godimento: chiunque può esprimere la propria preferenza, dall'operaio all'intellettuale, dal ragazzino all'anziano. Ecco, e la “sovranità popolare” ha deciso che anche Sanremo può finalmente mandare in archivio la retorica anche musical-televisiva del berlusconismo più becero. Niente sole-cuore-amore, dunque. Vince un testo che parla sì di sentimenti, ma declinati attraverso l'impegno civile, la forza di reagire a uno stato di cose che non può più essere tollerato. In quattro minuti di poesia, c'è tutta l'Italia di oggi, imbolsita, polverosa, stanca e senza forze. Ma c'è anche quella piccola scintilla di rivolta morale che ha trovato faticosamente spazio tra le scenografie di cartapesta di un berlusconismo che si ostina a descrivere la realtà secondo il gusto del Caro Leader.
Ebbene, anche l'Ariston ha capito che non è così, che il nostro paese deve riscoprire la Qualità, la Bellezza, il Merito, l'Arte. Anche nelle canzonette, perché no. Le rivoluzioni, tutte, quelle pacifiche come quelle più sanguinarie, partono sempre dal basso. E soprattutto con il berlusconismo l'operazione di superamento deve necessariamente partire da lì. Se non rieducheremo le nostre menti a standard alti di convivenza civile, rispetto e tolleranza, non supereremo mai il berlusconismo, a prescindere da Berlusconi. Ecco, Vecchioni ha vinto un concorso canoro e, nello stesso momento, ha dato il la, forse definitivo, al risveglio delle coscienze dell'Italia nazionalpopolare. “Questa maledetta notte, dovra pur finire”, dicevamo. Sì, sta per arrivare l'alba che attendiamo da così tanto tempo. E quando arriverà, noi saremo lì a godercela. Perché in fondo, falsa modestia a parte, abbiamo dato il nostro piccolissimo ma appassionato contributo al suo agognato ritorno.
di Domenico Naso
da www.ffwebmagazine.it
domenica 20 febbraio 2011
L'ITALIA OLTRE BERLUSCONI C'E' GIA'. PERSINO A SANREMO
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A NEMICO CHE FUGGE, PONTI D'ORO
A nemico che fugge ponti d’oro. Recita così un antico adagio italiano. E si sa, i proverbi raccolgono in se tutta la saggezza di un popolo. Del resto il popolo è notoriamente più saggio e meno opportunista di coloro che dovrebbero amministrare, per conto dell’elettore, la politica nazionale e locale.
Più saggio e spesso più lungimirante. Semplicemente perché non ha nulla da perdere mentre i politicanti d’accatto, di ogni parte, sì. Hanno molto da perdere. E se temono di non avere più prebende, poltrone, agganci e uno pseudo potere non hanno remore a mollare tutto e tutti e saltare sulla zattera che reputano più solida. Il problema è che non si avvedono quanta acqua imbarchi e che è prossima all’affondare.
Per questo ponti d’oro a chi fugge. Perché chi è pavido non può fare il politico ma solo il politicante. Chi è pavido non si avvede che il tempo del cambiamento è giunto ed è inesorabilmente inarrestabile. Ed è per questo che mai slogan fu più vero. Lo prendo a prestito anche se non appartiene certo alla cultura liberale e non me ne vogliano i vecchi amici. Ma io sono nostalgico, forse perché ho fatto parte di un passato, di quel passato, e credo che dal passato si debba prendere tutto ciò che c’è di buono per far si che si possa vivere e costruire un vero futuro: La rivoluzione è come il vento, non la si può fermare, le si può solo far perdere tempo.
Sì, perché checché ne dicano i detrattori dagli ex colonnelli che ora cercano di vincere la battaglia prendendo in mano anche il Secolo d’Italia e dettando le mosse del Cavaliere, quella di Futuro e Libertà è la vera rivoluzione italiana del Terzo millennio. Il primo partito della Terza Repubblica e non l’ultimo della seconda come in molti si affannano a scrivere sulle colonne dei quotidiani o dagli schermi televisivi. Un partito ed un progetto che parte dal basso, dalla base. Con buona pace di chi grida all’antidemocrazia in Fli. Del resto appare chiaro a tutti, le iscrizioni al partito e la nascita dei circoli crescono ogni giorno di più e ad andarsene sono solo uomini, parlamentari nominati e non eletti che hanno evidentemente paura di non tornare in Parlamento. Pagati? Adulati, fatti ridere come si dice a Roma? Futuri sottosegretari? Futuri presidenti degli Enti Pubblici di prossimo rinnovo nomina? Chissà, i romani antichi ci hanno insegnato che nel Foro (che si trova guarda caso nei pressi di Palazzo Chigi) s faceva di tutto dalle trattative agli affari, alle congiure, alle vendette agli inciuci…. Il mondo, in fondo, non sembra essere cambiato. Chi se ne va dunque ora è cattivo e prima era buono? No affatto, personalmente ho sempre nutrito dubbi su alcune persone. Ma è sempre stata la mia natura diffidare.
E ci sta anche che quando nasce un nuovo partito, anzi un Partito Nuovo, quando si decide di dare una strada diversa, sociale, politica, economica, ad una nazione, specie in un periodo come questo dove il Premier della nazione si deve difendere in tribunale da accuse che di certo non fanno bene al Paese si internamente che sulla scena internazionale, in alcuni abbandonano la nave che avevano evidentemente reso per mero calcolo personalistico e non perché ci credevano realmente.
Se io credo in un progetto, come ho sempre fatto in vita mia pagandone le conseguenze, sono disposto anche a morire difendendo un bunker. Ma non tutti siamo fatti così.
Per fortuna gli uomini non sono tutti uguali come hanno cercato di inculcarci nel cervello per decenni. E la base di Futuro e Libertà lo sta dimostrando a fronte alta, ribellandosi contro chi, pavidamente, abbandona il partito ma, soprattutto, contro chi resta dentro tramando in silenzio nel tentativo di riproporre vecchie logiche partitiche, spartitorie e di tesseramenti scaricati all’ultimo minuto.
Fli ha dimostrato che tutto questo non deve più esistere. Le parole di Gianfranco Fini, Italo Bocchino, Antonio Buonfiglio, Roberto Menia, Fabio Granata, Carmelo Briguglio e di molti altri sono chiare. Talmente chiare che per cercare di sovvertire anche quello che viene detto in maniera esplicita, si fa uso dell’antica tecnica sovietica della disinformatzja. E mi spiace che molti colleghi si inginocchino al volere del padrone o del più forte. Tutti “teniamo famiglia”, anche io, eppure mai mi sono piegato a ciò che non corrispondeva al mio pensiero facendone pagare le conseguenze anche alla mia famiglia, così come tanti altri amici. L’essere coerente con se stessi impone delle regole ferree che non piacciono a certi poteri e bisogna avere le palle per vivere in questo modo: da Uomo.
Ed è per questo che chiedo a gran voce al Presidente Gianfranco Fini di accelerare in ogni modo la fuoriuscita di tutti coloro che traballano, che sono in un momento di riflessione, che ci stanno pensando, ma anche di coloro che tramano nell’ombra (nemmeno poi tanto). Futuro e libertà non ha bisogno di questi personaggi da operetta. L’Italia non ha bisogno di loro. Meglio pochi ma buoni (ancora la saggezza popolare), dobbiamo ingranare la marcia e partire verso il futuro e la strada è lunga. Meno zavorra abbiamo più agevole è il percorso. L’importante è marciare uniti e compatti. Ce lo chiede l’Italia.
di Stefano Schiavi
Coordinamento Fli Lazio
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CI RITROVEREMO IN UN ALTRO CENTRODESTRA
Non esistono un centrodestra reale e uno ipotetico, esistono oggi diversi modi di concepire il centrodestra. Io, che con Gianni Alemanno ho condiviso anni e anni di militanza ed impegno politico, non posso credere che il centrodestra reale sia quello che tinteggia questo tramonto da basso impero, tra i baccanali di Arcore e di un premier fuori della realtà che sfregia l’immagine dell’Italia nel mondo.
Penso che, nell’intimo, Alemanno ne sia conscio e sarebbe opportuno, da parte sua e di tanti altri, uno sforzo di sincerita’ e coraggio. Non ho dubbi che, quando sara’ ‘passata la nottata’, ci ritroveremo nuovamente insieme, ovviamente nel centrodestra. Ma sarà un altro centrodestra, meno padronale, piu’ plurale e libero.
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OLTRE IL PALAZZO C'E' LA VERA FLI CHE VUOL ELEGGERE I SUOI RAPPRESENTANTI
“Oltre il Palazzo, c’è il paese”, ha scritto ieri Gianfranco Fini sul Secolo d’Italia. Ho la sensazione che oltre il Palazzo (in cui pure lavoro e trascorro molto tempo…) vi sia soprattutto la vera Futuro e Libertà, fatta di gente che ancora crede in un partito aperto, partecipativo e competitivo. Persone che hanno in mente le cose da fare, più che le poltrone da occupare, che si sono avvicinate all’iniziativa politica finiana perché hanno colto il senso della sfida che questa ambiva a rappresentare per la politica italiana. Una sfida di merito e di metodo. E proprio quest’ultimo – il metodo – è invece mancato alla Fiera di Rho. Da qui sorge il disagio, molto diffuso in questi giorni, tra la “base” di FLI, soprattutto tra quanti sono nuovi dell’impegno politico.
Più che le personalità scelte a gestire e rappresentare il partito – Bocchino vicepresidente, Della Vedova capogruppo alla Camera, Urso portavoce, Menia responsabile organizzativo – a provocar malumori è stata l’assenza di condivisione delle decisioni adottate. Concluso il brillante intervento di Gianfranco Fini, l’assemblea costituente non si è esaurita, ma è di fatto iniziata in quel momento, con la contesa sui ruoli di punta del nuovo soggetto politico. “Su cosa abbiamo davvero votato?”, si sono allora chiesti in tanti.
Si poteva far diversamente? Si doveva far diversamente. Chi scrive è convinto che mettendo oggi ai voti la scelta di chi debba guidare il partito, con il neo-presidente autosospeso, Italo Bocchino sarebbe ampiamente favorito. E con merito, evidentemente. E così, se domenica scorsa, sulla base di precise regole di voto (che non c’erano, a meno che non si consideri votazione quell’alzata confusa di cartellini in sala) Bocchino fosse stato eletto vicepresidente dai costituenti, difficilmente avremmo assistito alle levate di scudi dei senatori di FLI, così come non ci sarebbero state le rimostranze dell’ex coordinatore Adolfo Urso.
C’è differenza tra un partito che elegge i suoi rappresentanti ed un partito i cui vertici, passata la festa di piazza, si chiudono in uno stanzino e per ore negoziano a chi attribuire le cariche. Anche nel primo caso ci possono essere malumori e finanche abbandoni opportunistici. Ma la differenza è appunto sostanziale: chi lascia dopo una sconfitta ai voti, viola le regole a cui volontariamente si è sottoposto; chi contesta la discrezionalità di una scelta di vertice, troverà sempre argomenti sensati e qualcuno che gli darà ragione.
Per archiviare la sbilenca Seconda Repubblica, normalizzare la politica italiana verso la terza era repubblicana, c’è bisogno di partiti che adottino con coraggio meccanismi competitivi di selezione della classe dirigente. E poi dei candidati. Per Futuro e Libertà gli sconquassi degli ultimi giorni, e soprattutto la delusione della sua “base”, debbono rappresentare un campanello d’allarme, in vista dei congressi locali e di quello nazionale.
di Piercamillo Falasca
da www.libertiamo.it
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PRIMA RIUNIONE DELLA SEGRETERIA DI FLI POLEMICHE SU UNITA' D'ITALIA IMBARAZZANTI
“Le polemiche della Lega riguardo la festa del 17 Marzo imbarazzano tutti gli italiani e minano la compattezza del Governo, capace di dividersi anche sull’unità d’Italia. Si tratta di una brutta pagina per la storia del nostro Paese e per il Governo, che non ha mai dato la giusta considerazione alle ricorrenze per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Quanto alla Lega, il suo spirito antitaliano è strumentale ai fini del braccio di ferro in corso all’interno della maggioranza, non è condiviso nemmeno dagli stessi elettori leghisti, che ben sanno quanto il federalismo vada inserito in una cornice nazionale costruita ogni giorno da un rinnovato patriottismo costituzionale. Spiace vedere il Presidente Berlusconi, che riesce sempre a imporre l’unanimità in CdM, barattare la propria permanenza a Palazzo Chigi consentendo gli inaccettabili malumori della Lega”. Lo afferma in una nota la Segreteria politica di Futuro e Libertà, a margine della prima riunione presieduta dal Vice Presidente di Fli, Italo Bocchino.
Componenti: Nino Lo Presti (Segretario Amministrativo), Gianmario Mariniello (Coordinatore di Generazione Futuro), Foad Aodi, Gianluca Sadun Bordoni, Giulio Buffo, Maddalena Calia, Alessandro Campi, Valentina Cardinali, Monica Centanni, Mario Ciampi, Umberto Croppi, Marco Cuzzi, Federico Eichberg, Emanuel Gout, Giancarlo Lanna, Maria Limardo, Marco Marrazza, Vincenzo Mirone, Carmelo Palma, Francesca Scopelliti
da www.futuroeliberta.com
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BERLUSCONI E’ FINITO, DOPO CI SIAMO NOI.
Non sono giorni sereni quelli che Futuro e libertà sta vivendo. Due giorni fa l`addio del senatore Menardi, ieri quello di Francesco Pontone. Alla Camera è quasi sicuro che vada via dal gruppo Luca Barbareschi. Sì parla con insistenza di dissolvimento del nuovo soggetto finiano. Ci si aspetta che le porte girevoli, insomma, continuino ad agevolare i fuggitivi. Il Coordinatore nazionale Roberto Menia non nasconde le difficoltà, ma è convinto che il progetto di Fli sia quello giusto e utile per il paese. Dietro gli abbandoni, afferma, non ci sarebbero motivazioni politiche ma, assicura, «banali questioni personali».
Ce l`hanno con Bocchino e mollano Fini? Questa è la verità?
La verità è che siamo diventati vecchi facendo politica. Magari può dare fastidio riconoscere che uno più giovane di noi è diventato più bravo. Dopo di che anche io ho contestato alcune cose che ha fatto Italo, pensavo ad esempio che al voto del 14 dicembre non ci dovevamo arrivare, che bastava il segnale forte dell`uscita dal governo, che non bisognava dare alibi a chi dice che ci spostiamo a sinistra. Ma ora voglio dire una cosa semplice: abbiamo acclamato Fini presidente e poi vogliamo contestare il fatto che sia lui a decidere il suo vice? La divisione tra falchi e colombe, e io stavo tra le cosiddette colombe, è una fase chiusa, apparteneva a un periodo in cui c`era chi pensava che con Berlusconi si poteva ricucire e chi pensava di no. Ora tutto ciò sta alle nostre spalle. Tutti al congresso abbiamo riconosciuto che l`anomalia di questo paese è Silvio Berlusconi e che la ragione fondante di Fli non può essere il solo anti-berlusconismo. E dunque falchi e colombe non esistono più. Ci sono solo vecchi e nuovi rancori.
Si dice però che c`è tra i moderati di Fli la paura di uno slittamento dalla collocazione naturale nel centrodestra del partito. È un allarme giustificato?
Vedo che più di qualcuno vuole nobilitare la scelta delle porte girevoli con questioni che attengono alla linea politica. Ma nei tre giorni dell`assemblea costituente la linea politica espressa è stata unitaria. Al primo giorno hanno parlato Urso, Viespoli e Bocchino e hanno detto tutti le stesse cose, cioè che Fli ha i valori che si ispirano al popolarismo europeo. Quando si dice che non si capisce dove siamo collocati si dice, semplicemente, una bugia.
Però l`organigramma poteva essere fatto prima del congresso per evitare questo danno d`immagine, così chi se ne voleva andare lo faceva prima dell`assemblea di Milano.
Questo è verissimo. Io stesso avevo consigliato uno slittamento del congresso. Evidentemente Fini immaginava che saremmo stati più responsabili e invece non è andata così. Ma non credo che l`effetto del congresso sia depotenziato del tutto. La scelta di Bocchino è una scelta che ha diviso ma che ha fatto chiarezza. Noi veniamo prima di Berlusconi e andremo oltre Berlusconi. Indietro non si torna. Chi se ne va oggi fa una cosa inspiegabile: va a fare l`ambulanza di un sistema che è destinato a scassarsi.
A leggere i giornali sembrava che Fli dovesse decidere in congresso se allearsi o no con D`Alema.
La proposta l`ha fatta D`Alema, non noi. Ma le alleanze non sono le ragioni di vita di un partito. Noi dobbiamo dare l`alternativa all`attuale centro destra? E allora se andiamo a elezioni anticipate e il Pdl chiede di fare un referendum pro o contro Berlusconi noi saremmo pazzi ad andare con Berlusconi. Il terzo polo è la soluzione obbligata, è un patto di mutuo sostegno con Casini e Rutelli. Sento che tutti si sprecano in citazioni di Pinuccio Tatarella ma ricordo che era proprio lui a dire che dovevamo attrarre spezzoni del centro moderato. Di alleanze io parlerei quando si va a votare. Ora no. Ora può pure succedere che Berlusconi si renda conto che tutta la stampa internazionale scrive che è un premier screditato, che rinsavisca e si dimetta e allora si trova un altro nome che possa decentemente rappresentare l`Italia agli occhi del mondo.
Potrebbe essere Maroni questo nome più decente di Berlusconi?
Personalmente non sarei entusiasta, ma in alcuni frangenti bisogna scegliere il male minore.
Oggi si riunisce la segreteria dove Fini non ha voluto parlamentari. Una scelta condivisibile?
Sì, perché la segreteria è un fatto innovativo. Dentro ci sono persone che scrivono, studiano, si impegnano in tanti campi. Sarà uno strumento certamente utile più di una lista di nomi scelti per essere l`ombrello dei parlamentari.
I sondaggi danno Fli al 3,5%. Preoccupato?
Il berlusconismo è costruito sui sondaggi, se noi dobbiamo andare oltre, dobbiamo evitare di inseguire gli umori occasionali. L`unica cosa che conta è il momento in cui gli italiani si esprimono con un voto libero e responsabile. Noi abbiamo immaginato con coraggio un`alternativa al centro destra attuale. La frana di Berlusconi sarà inevitabile e gli elettori si guarderanno intorno e guarderanno a noi. Se fossimo così irrilevanti, allo 0,01 per cento, non sarebbe partita la campagna di distruzione dell`immagine di Fini. Ora fanno commenti irridenti su di noi? Li facciano pure. Loro ridono, ma non hanno capito che sta finendo il loro ciclo e non certo il nostro.
di Annalisa Terranova
da il "Secolo d'Italia" del 18 febbraio 2011
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venerdì 18 febbraio 2011
CONSIGLIO COMUNALE DEL 17 FEBBRAIO 2011 - CONTO VINCOLATO, REGOLAMENTO ACCESSO AGLI ATTI: MA "LA SOCIETA' INCIVILE" SE N'E' RIMASTA A CASA !"
Il Gonfalone comunale negato
Eppure era giovedi ! Eppure erano chiusi molti degli esercizi commerciali !
Eppure si parlava di cose importanti....... non ultimo delPATRIMONIO DE NOIATRI !
Eppure tanto era stato il TAM TAM mediatico a seguito della defaillance dell'Amministrazione nell'affissione dei manifesti che annunciavano il Consiglio !
NIENTE DA FARE !
La " SOCIETA' INCIVILE ", piagnona e chiedina quando guarda il suo peculio, sempre pronta alla critica e alla richiesta dell' ALTRUI IMPEGNO è rimasta a casa.
Eppure pioveva, faceva freddo, l'ingresso era gratuito...... niente da fare.
NON E' CHE LA SEDICENTE " CLASSE POLITICA DIRETTIVA " CI SIA ANDATA DI LUSSO !
S'è visto fugacemente il Segretario del PD Alessio Ducci, è stata presente sul finale di consiglio la sig.ra Gizzi segretaria del PARTITO DEI MODERATI; è stato presente per un'ora il SUB-COMMISSARIOdel PDL Marco Boldrini.
Poi, quando IL PUPO s'è stranito, quando sarebbe stato necessario un momento di lucido 'indirizzo politico, le crepe sono emerse nella loro reale consistenza. Sono saliti in cattedra i Professori POSA eMARZIALE a fare il pistolotto politico. CHE SPETTACOLO !
COMMISSARIO, SUB-COMMISSARIO VICARIO, SUB-COMMISSARIO SANITARIO dov'erano ?
CHI LI HA VISTI : una trasmissione sempre attuale.
Ora fioccano le mail : QUANTI ERANO ? COSA S'E' DETTO ? CHE E' SUCCESSO ? COME E' ANDATA ?
Abbiate pazienza.....a tempo debito......quando sarò comodo........ ora ho altro da fare !
A margine di questo succinto resoconto, voglio comunque rappresentare che il Consiglio Comunale s'è aperto nel ricordo dell'ex-consigliere Bruno Rossetti, prematuramente mancato.
Belle e toccanti le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio Comunale Pietro Ciuffa che ha giustamente messo in risalto l'opera di servizio alla comunità di Bruno.
E DON GIOVANNI ?
Don Giovanni chi ? Bhoooooo......ma chi lo conosce !
di Angelo Cristofanelli
da www.angelocristofanelli.blogspot.com
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giovedì 17 febbraio 2011
LA STORIA D'ITALIA E' AD UNA SVOLTA: SUPERIAMO IL BERLUSCONISMO
Noi amiamo l'Italia, le nostre radici,le nostre speranze i nostri orizzonti e la nostra libertà.
Abbiamo scelto di occuparci della cosa pubblica perché non vogliamo vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare.
Per poter raggiungere questo obiettivo, metteremo la nostra esperienza e tutto il nostro impegno a disposizione di una battaglia in cui crediamo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza.
Sappiamo quel che non vogliamo, ma sappiamo anche quello ch vogliamo. E abbiamo anche la ragionevole speranza di riuscire a realizzarlo, in sincera e leale alleanza con tutte le forze moderate che sentono il dovere civile di offrire al Paese una alternativa di centro-destra credibile a questo governo incapace e occupato solo a risolvere i problemi del premier.
Il berlusconismo è stato travolto dai fatti e superato dai tempi. L'autoaffondamento del Pdl, schiacciato dal peso dei problemi del suo capo e dalla sudditanza nei confronti della Lega, lascia il Paese impreparato e bloccato in questo momento difficile per la ripresa economica. Mai come in questo momento l'Italia, che giustamente diffida del "ghe pensi mi", ha bisogno di persone nuove,pulite, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato.
E' indispensabile che al berlusconismo, si opponga un nuovo soggetto politico, che sia capace di attrarre a sé il meglio di un Paese pulito, ragionevole, moderno. Una nuova forza alternativa al Pdl, ma soprattutto alternativa alla sinistra (ammesso che esista), per cultura e obiettivi.
Futuro e Libertà dovrà essere espressione di tutti quei valori rappresentati dalle maggiori democrazie, attraverso scelte coraggiose ed obiettivi condivisi.
Quegli obiettivi e quei valori che invece non hanno mai trovato piena cittadinanza negli ultimi 16 anni di berlusconismo che, per quanto riverniciati e riciclati, stridono e fanno a pugni con le esigenze di una amministrazione pubblica che voglia essere liberale in politica e liberista in economia.
Dicono che noi siamo cambiati. Ma non è vero. La nostra mentalità, la nostra cultura, i nostri più profondi convincimenti, i nostri comportamenti sono rimasti gli stessi. Loro no. Pensano solo al profitto, non credono nell'individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l'apporto libero di tante persone tutte diverse l'una dall'altra. Ascoltateli parlare, guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce.
Per questo siamo costretti a contrapporci a loro. Perché noi crediamo nell'individuo, nella famiglia, nella meritocrazia, nell'impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell'efficienza, nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia e della libertà.
Se abbiamo desiso di intraprendere questa avventura con il Presidente Fini, è perché sognamo, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell'invidia sociale e dell'odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l'amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto.
Ciò che vogliamo, non è l'ennesimo partito o l'ennesima fazione che nasce per dividere, ma una forza che nasce invece con l'obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all'Italia una maggioranza e un governo all'altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune.
Ciò che vogliamo offrire è una forza politica fatta di idee totalmente nuove. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell'Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo uno Stato che sappia dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappia rispettare ogni fede e che susciti ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Una classe dirigente giovane, che porti più attenzione e rispetto all'ambiente, che sappia opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappia garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza.
La storia d'Italia è ad una svolta. Noi ci siamo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la convinzione che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. E' possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un'Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo.
Dobbiamo costruire, da destra, insieme per noi e per i nostri figli, un futuro di libertà per l’Italia.
di Valerio Lamorte
Fli Lazio
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DOPO MILANO........ FINALMENTE UN ALTRO CONGRESSO COME QUELLI DI UNA VOLTA. ALTRO CHE PARTITO NATO MORTO, FLI E' PIU' VIVO CHE MAI GRAZIE ALLE BATTAGLIE INTERNE
Come faccio sempre, attendo un paio di giorni per commentare degli eventi che hanno una portata nazionale e per certi aspetti storica. Milano non è da meno. Così mantengo anche un poco di suspance in coloro che mi hanno richiesto delle considerazioni. A loro va il mio grazie per voler tenere in conto quel che penso. Anche se a molti magari non farà piacere leggere ciò che sto per scrivere.
Ho fatto un giro del web ieri e oggi ed ho letto i colleghi della carta stampata nei loro commenti ed articoli su Milano. Tutti degni di rispetto, ognuno con la propria angolazione, con il proprio punto di vista. Con molti di loro ho scambiato opinioni ed impressioni. Soprattutto con una collega di una grande testata nazionale, alla quale mi lega un’amicizia che parte dall’adolescenza e che perdura tutt’ora . Scambio, confronto, disaccordo, fanno parte della vita normale, figuriamoci in politica. Ed è per questo che sono tornato dalla tre giorni milanese divertito, carico e soddisfatto.
La differenza sta proprio qui. Notoriamente noi giornalisti siamo polemici, di natura e professionalmente. Stavolta invece non lo sono, o meglio, lo sono con chi critica. E non certo perché sono uno yes man, quelli sono in un altro partito al quale, per fortuna, non sono mai stato iscritto.
E’ vero, l’Assemblea Costituente ha avuto delle pecche, ha mostrato alcuni limiti, ha dato l’impressione di un partito nato morto e già campo di battaglia delle fazioni. Barricate, scontri verbali, riunioni di fuoco. Tutto per delle poltrone. Il trionfo della Prima Repubblica insomma.
Beh, allora vi dico anche di più. Vi dico quello che pochi, solo quelli più attenti e politici hanno visto. Ci sono stati anche scontri che sono giunti al limite dello scontro fisico, ci sono stati tentativi di documenti contro l’uno o l’altro. C’è stato il regolamento di conti per guerre locali dichiarate da mesi. Eppure ben pochi se ne sono accorti. In altri tempi sarebbero volate le sedie come in tutti i congressi di questo mondo. Forse siamo invecchiati, forse siamo più saggi, forse siamo più politici. Più ragione che cuore?
Possibile.
Eppure è per tutto questo che sono contento e non arrabbiato. Come dicevo, da che mondo e mondo (chi ricorda quando Fanfani propose De Mita come suo successore al congresso della Dc?) i congressi che siano di fondazione o di successione sono campi di battaglia dove truppe più o meno regolari, mercenari, traditori, spie e partigiani si muovono secondo logiche ancestrali non comprensibili a chi non vive la politica come passione vera.
Sono contento perché tutto questo, finalmente, ha ripreso corpo. Ha ridato vita alla politica a destra. Una destra logorata da quasi un ventennio (con al v minuscola ovviamente) di berlusconismo, e costellata di inchini e “si buana” in Forza Italia come In An come ne La Destra. Tutti pronti ad omaggiare ed ossequiare il capo di turno bramosi di una poltrona da ricevere in ringraziamento. Tutto va bene madama la marchesa. A Milano invece si è rivista la sfida, lo scontro, le urla, le tattiche, i colpi di mano. E questo, checché ne dicano i grandi politologi e sommi soloni degli editoriali, vuol dire che Futuro e Libertà è vivo e vegeto, scalpita, è pronto a rompere gli steccati. Questo vuol dire che Fli fa paura. Le correnti i gruppi sono da sempre stati il sale dei partiti e della politica. Perché dallo scontro e dal confronto, anche aspro, si trova poi la strada comune per marciare come corpo unito. Come una falange macedone, come una testuggine romana.
Se Alemanno e Augello e Moffa provano a lanciare una componente di destra all’interno del Pdl, se La Destra di Storace si svende definitivamente per una poltrona e rientrare nel grande gioco vuol dire che Fli ha la sua ragion d’essere. Vuol dire che fa paura. Per questo sono stato contento di aver vissuto tre giorni intensi e stupendi insieme alla mia comunità. Una comunità ritrovata, una comunità accresciuta da nuovi, preziosi, arrivi. Una comunità, quella di Futuro e Libertà Lazio, che ringrazio per avermi saputo dare nuovo slanci e nuovo vigore.
Un grazie va anche a Gianfranco Fini per le parole dette da quel palco. Parole che vanno oltre il berlusconismo, che vanno oltre Berlusconi. Che vanno oltre Ruby. Che vanno oltre e che finalmente lanciano davvero quella destra sociale che in tantissimi per 30 anni abbiamo sognato. Fli risoluzione di tutti i mali quindi? No affatto. Sarebbe presuntuoso crederlo. Un primo passo comunque verso una nuova Italia. Perché questo si può e si deve almeno sognarlo. Ora il partito c’è. Esiste. Adesso non c’è più spazio per il sonnecchiamento e l’attendismo e nemmeno per le guerre carbonare. Ed è per questo che rivolgo un appello personale a tutti coloro che pensano di rimanere dentro per ottenere poltrone e prebende utilizzando metodi per così dire di “inciucio”: non entrate nel partito perché è evidente che non è il vostro partito. Siamo qui per costruire qualcosa di nuovo e di diverso dal modello proposto da certi politicanti di professione. Del resto, almeno al sottoscritto, l’unica battaglia carbonara che piace è quella con un piatto di pasta
di Stefano Schiavi
Coordinamento Fli Lazio
Ho fatto un giro del web ieri e oggi ed ho letto i colleghi della carta stampata nei loro commenti ed articoli su Milano. Tutti degni di rispetto, ognuno con la propria angolazione, con il proprio punto di vista. Con molti di loro ho scambiato opinioni ed impressioni. Soprattutto con una collega di una grande testata nazionale, alla quale mi lega un’amicizia che parte dall’adolescenza e che perdura tutt’ora . Scambio, confronto, disaccordo, fanno parte della vita normale, figuriamoci in politica. Ed è per questo che sono tornato dalla tre giorni milanese divertito, carico e soddisfatto.
La differenza sta proprio qui. Notoriamente noi giornalisti siamo polemici, di natura e professionalmente. Stavolta invece non lo sono, o meglio, lo sono con chi critica. E non certo perché sono uno yes man, quelli sono in un altro partito al quale, per fortuna, non sono mai stato iscritto.
E’ vero, l’Assemblea Costituente ha avuto delle pecche, ha mostrato alcuni limiti, ha dato l’impressione di un partito nato morto e già campo di battaglia delle fazioni. Barricate, scontri verbali, riunioni di fuoco. Tutto per delle poltrone. Il trionfo della Prima Repubblica insomma.
Beh, allora vi dico anche di più. Vi dico quello che pochi, solo quelli più attenti e politici hanno visto. Ci sono stati anche scontri che sono giunti al limite dello scontro fisico, ci sono stati tentativi di documenti contro l’uno o l’altro. C’è stato il regolamento di conti per guerre locali dichiarate da mesi. Eppure ben pochi se ne sono accorti. In altri tempi sarebbero volate le sedie come in tutti i congressi di questo mondo. Forse siamo invecchiati, forse siamo più saggi, forse siamo più politici. Più ragione che cuore?
Possibile.
Eppure è per tutto questo che sono contento e non arrabbiato. Come dicevo, da che mondo e mondo (chi ricorda quando Fanfani propose De Mita come suo successore al congresso della Dc?) i congressi che siano di fondazione o di successione sono campi di battaglia dove truppe più o meno regolari, mercenari, traditori, spie e partigiani si muovono secondo logiche ancestrali non comprensibili a chi non vive la politica come passione vera.
Sono contento perché tutto questo, finalmente, ha ripreso corpo. Ha ridato vita alla politica a destra. Una destra logorata da quasi un ventennio (con al v minuscola ovviamente) di berlusconismo, e costellata di inchini e “si buana” in Forza Italia come In An come ne La Destra. Tutti pronti ad omaggiare ed ossequiare il capo di turno bramosi di una poltrona da ricevere in ringraziamento. Tutto va bene madama la marchesa. A Milano invece si è rivista la sfida, lo scontro, le urla, le tattiche, i colpi di mano. E questo, checché ne dicano i grandi politologi e sommi soloni degli editoriali, vuol dire che Futuro e Libertà è vivo e vegeto, scalpita, è pronto a rompere gli steccati. Questo vuol dire che Fli fa paura. Le correnti i gruppi sono da sempre stati il sale dei partiti e della politica. Perché dallo scontro e dal confronto, anche aspro, si trova poi la strada comune per marciare come corpo unito. Come una falange macedone, come una testuggine romana.
Se Alemanno e Augello e Moffa provano a lanciare una componente di destra all’interno del Pdl, se La Destra di Storace si svende definitivamente per una poltrona e rientrare nel grande gioco vuol dire che Fli ha la sua ragion d’essere. Vuol dire che fa paura. Per questo sono stato contento di aver vissuto tre giorni intensi e stupendi insieme alla mia comunità. Una comunità ritrovata, una comunità accresciuta da nuovi, preziosi, arrivi. Una comunità, quella di Futuro e Libertà Lazio, che ringrazio per avermi saputo dare nuovo slanci e nuovo vigore.
Un grazie va anche a Gianfranco Fini per le parole dette da quel palco. Parole che vanno oltre il berlusconismo, che vanno oltre Berlusconi. Che vanno oltre Ruby. Che vanno oltre e che finalmente lanciano davvero quella destra sociale che in tantissimi per 30 anni abbiamo sognato. Fli risoluzione di tutti i mali quindi? No affatto. Sarebbe presuntuoso crederlo. Un primo passo comunque verso una nuova Italia. Perché questo si può e si deve almeno sognarlo. Ora il partito c’è. Esiste. Adesso non c’è più spazio per il sonnecchiamento e l’attendismo e nemmeno per le guerre carbonare. Ed è per questo che rivolgo un appello personale a tutti coloro che pensano di rimanere dentro per ottenere poltrone e prebende utilizzando metodi per così dire di “inciucio”: non entrate nel partito perché è evidente che non è il vostro partito. Siamo qui per costruire qualcosa di nuovo e di diverso dal modello proposto da certi politicanti di professione. Del resto, almeno al sottoscritto, l’unica battaglia carbonara che piace è quella con un piatto di pasta
di Stefano Schiavi
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Stefano Schiavi
CONSIGLIO COMUNALE COMUNE DI FRASCATI 17 FEBBRAIO 2011 ORE 14:00
Nell'impossibilità di trovare su internet ed in particolare sul sito del Nostro Comune l'elenco dell'ordine del giorno del Consiglio Comunale convocato oggi 17 febbraio 2011 ore 14:00, usiamo le parole dell'amico Consigliere Comunale Giuseppe Privitera, per invitare tutti simpatizzanti e non a Generazione Italia e a Futuro e Libertà per l'Italia di Frascati ad assistere ai lavori :
"A TUTTI I CITTADINI DI FRASCATI !!!!! PARTECIPATE AL CONSIGLIO COMUNALE DI GIOVEDI 17 FEBBRAIO ALLE ORE 14.00 , PARTECIPARE E' UN DIRITTO DEI CITTADINI , SI PUO' PARTECIPARE LIBERAMENTE , ENTRATE NELL'AULA CONSILIARE AD ASCOLTARE CHE SUCCEDE A FRASCATI,PARTECIPATE!!!!!"
"A TUTTI I CITTADINI DI FRASCATI !!!!! PARTECIPATE AL CONSIGLIO COMUNALE DI GIOVEDI 17 FEBBRAIO ALLE ORE 14.00 , PARTECIPARE E' UN DIRITTO DEI CITTADINI , SI PUO' PARTECIPARE LIBERAMENTE , ENTRATE NELL'AULA CONSILIARE AD ASCOLTARE CHE SUCCEDE A FRASCATI,PARTECIPATE!!!!!"
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martedì 15 febbraio 2011
FRASCATI: SCRITTE OFFENSIVE SULLA SERRANDA SEDE DI CASAPOUND CASTELLI ROMANI
Scritte con la bomboletta e danni all’intera facciata del palazzo di Via delle Fratte che ospita la sede dell’associazione di promozione sociale Casa Pound Castelli Romani.
L’episodio è avvenuto nella notte tra il 14 e 15 febbraio a soli due giorni dalla manifestazione che sabato scorso a Marino in occasione della commemorazione delle foibe da parte di CasaPound ha suscitato molto clamore.
“Dopo appena due giorni dalle scritte vergognose inneggianti a Tito proprio nel Giorno del Ricordo apparse sui muri del cimitero di Marino ad opera dei soliti eroi della notte, ci troviamo a denunciare nuovamente episodi del genere.
Questa volta però si è superato il segno - prosegue CasaPound - visto i rilevanti danni economici che questo gesto vile ha causato, danni non solo all’associazione ma anche agli inquilini dello stabile e ai commercianti che hanno lì le loro attività.
E’ proprio per questo che chiediamo una pronta risposta di condanna da parte delle istituzioni e partiti per questo gesto vigliacco.
A questi metodi sterili e privi di contenuti politici – continua la nota- che non fanno che riportare il paese ad anni bui del nostro recente passato noi rispondiamo con il sorriso e impegnandoci sempre di più nelle nostre battaglie sociali”.
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giovedì 10 febbraio 2011
ASSEMBLEA COSTITUENTE FUTURO E LIBERTA' 11-13 FEBBRAIO 2011
Assemblea Costituente
Programma dei lavori
I lavori dell’Assemblea Costituente si apriranno venerdì 11 alle ore 15 e si concluderanno domenica 13 con l’intervento conclusivo di Gianfranco Fini che inizierà alle ore 12.
VENERDI’
Ore 15 Apertura dei lavori
Presidente onorario dell’Assemblea Costituente Mirko Tremaglia
Segretario Generale Andrea Ronchi
Presidente dell’Assemblea Salvatore Tatarella
Vicepresidenti Angela Napoli e Giuseppe Consolo
Saluti
Relazioni del Coordinatore del Comitato Promotore Adolfo Urso e dei Capigruppo parlamentari Italo Bocchino e Pasquale Viespoli
Insediamento della Commissione per lo Statuto, presieduta da Donato Lamorte e della Commissione per il Programma, presieduta da Mario Ciampi.
Insediamento delle sei Commissioni tematiche:
Commissione Cultura;
Commissione Innovazione;
Commissione Ambiente;
Commissione Welfare;
Commissione Sviluppo;
Commissione Legalità.
Relazioni dei Presidenti delle sei Commissioni tematiche
Ore 20,00 – Chiusura dei lavori e cena con Gianfranco Fini a cura di Gianfranco Vissani
SABATO
Dalle ore 10 alle ore 20, dibattito
In contemporanea si svolgeranno i lavori delle Commissioni Statuto e Programma e delle sei Commissioni tematiche
E’ prevista una iniziativa dedicata alla manifestazione del comitato “se non ora quando” in difesa della dignità delle donne e uno spazio dedicato ai giovani e agli amministratori locali.
Ore 20,00 – Chiusura dei lavori e cena con Gianfranco Fini a cura di Gianfranco Vissani
DOMENICA
Ore 10 Apertura dei lavori
Relazioni dei rappresentanti delle sei Commissioni tematiche
Relazioni dei presidenti della Commissione Statuto e della Commissione Programma
Delibere dell’assemblea
Elezione del Presidente Nazionale e dell’Assemblea Nazionale
Ore 12,00 intervento di Gianfranco Fini.
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