giovedì 17 febbraio 2011

DOPO MILANO........ FINALMENTE UN ALTRO CONGRESSO COME QUELLI DI UNA VOLTA. ALTRO CHE PARTITO NATO MORTO, FLI E' PIU' VIVO CHE MAI GRAZIE ALLE BATTAGLIE INTERNE

Come faccio sempre, attendo un paio di giorni per commentare degli eventi che hanno una portata nazionale e per certi aspetti storica. Milano non è da meno. Così mantengo anche un poco di suspance in coloro che mi hanno richiesto delle considerazioni. A loro va il mio grazie per voler tenere in conto quel che penso. Anche se a molti magari non farà piacere leggere ciò che sto per scrivere.
Ho fatto un giro del web ieri e oggi ed ho letto i colleghi della carta stampata nei loro commenti ed articoli su Milano. Tutti degni di rispetto, ognuno con la propria angolazione, con il proprio punto di vista. Con molti di loro ho scambiato opinioni ed impressioni. Soprattutto con una collega di una grande testata nazionale, alla quale mi lega un’amicizia che parte dall’adolescenza e che perdura tutt’ora . Scambio, confronto, disaccordo, fanno parte della vita normale, figuriamoci in politica. Ed è per questo che sono tornato dalla tre giorni milanese divertito, carico e soddisfatto.
La differenza sta proprio qui. Notoriamente noi giornalisti siamo polemici, di natura e professionalmente. Stavolta invece non lo sono, o meglio, lo sono con chi critica. E non certo perché sono uno yes man, quelli sono in un altro partito al quale, per fortuna, non sono mai stato iscritto.
E’ vero, l’Assemblea Costituente ha avuto delle pecche, ha mostrato alcuni limiti, ha dato l’impressione di un partito nato morto e già campo di battaglia delle fazioni. Barricate, scontri verbali, riunioni di fuoco. Tutto per delle poltrone. Il trionfo della Prima Repubblica insomma.
Beh, allora vi dico anche di più. Vi dico quello che pochi, solo quelli più attenti e politici hanno visto. Ci sono stati anche scontri che sono giunti al limite dello scontro fisico, ci sono stati tentativi di documenti contro l’uno o l’altro. C’è stato il regolamento di conti per guerre locali dichiarate da mesi. Eppure ben pochi se ne sono accorti. In altri tempi sarebbero volate le sedie come in tutti i congressi di questo mondo. Forse siamo invecchiati, forse siamo più saggi, forse siamo più politici. Più ragione che cuore?
Possibile.
Eppure è per tutto questo che sono contento e non arrabbiato. Come dicevo, da che mondo e mondo (chi ricorda quando Fanfani propose De Mita come suo successore al congresso della Dc?) i congressi che siano di fondazione o di successione sono campi di battaglia dove truppe più o meno regolari, mercenari, traditori, spie e partigiani si muovono secondo logiche ancestrali non comprensibili a chi non vive la politica come passione vera.
Sono contento perché tutto questo, finalmente, ha ripreso corpo. Ha ridato vita alla politica a destra. Una destra logorata da quasi un ventennio (con al v minuscola ovviamente) di berlusconismo, e costellata di inchini e “si buana” in Forza Italia come In An come ne La Destra. Tutti pronti ad omaggiare ed ossequiare il capo di turno bramosi di una poltrona da ricevere in ringraziamento. Tutto va bene madama la marchesa. A Milano invece si è rivista la sfida, lo scontro, le urla, le tattiche, i colpi di mano. E questo, checché ne dicano i grandi politologi e sommi soloni degli editoriali, vuol dire che Futuro e Libertà è vivo e vegeto, scalpita, è pronto a rompere gli steccati. Questo vuol dire che Fli fa paura. Le correnti i gruppi sono da sempre stati il sale dei partiti e della politica. Perché dallo scontro e dal confronto, anche aspro, si trova poi la strada comune per marciare come corpo unito. Come una falange macedone, come una testuggine romana.
Se Alemanno e Augello e Moffa provano a lanciare una componente di destra all’interno del Pdl, se La Destra di Storace si svende definitivamente per una poltrona e rientrare nel grande gioco vuol dire che Fli ha la sua ragion d’essere. Vuol dire che fa paura. Per questo sono stato contento di aver vissuto tre giorni intensi e stupendi insieme alla mia comunità. Una comunità ritrovata, una comunità accresciuta da nuovi, preziosi, arrivi. Una comunità, quella di Futuro e Libertà Lazio, che ringrazio per avermi saputo dare nuovo slanci e nuovo vigore.
Un grazie va anche a Gianfranco Fini per le parole dette da quel palco. Parole che vanno oltre il berlusconismo, che vanno oltre Berlusconi. Che vanno oltre Ruby. Che vanno oltre e che finalmente lanciano davvero quella destra sociale che in tantissimi per 30 anni abbiamo sognato. Fli risoluzione di tutti i mali quindi? No affatto. Sarebbe presuntuoso crederlo. Un primo passo comunque verso una nuova Italia. Perché questo si può e si deve almeno sognarlo. Ora il partito c’è. Esiste. Adesso non c’è più spazio per il sonnecchiamento e l’attendismo e nemmeno per le guerre carbonare. Ed è per questo che rivolgo un appello personale a tutti coloro che pensano di rimanere dentro per ottenere poltrone e prebende utilizzando metodi per così dire di “inciucio”: non entrate nel partito perché è evidente che non è il vostro partito. Siamo qui per costruire qualcosa di nuovo e di diverso dal modello proposto da certi politicanti di professione. Del resto, almeno al sottoscritto, l’unica battaglia carbonara che piace è quella con un piatto di pasta


di Stefano Schiavi


Coordinamento Fli Lazio

1 commento:

  1. Un affresco e considerazioni sulla tre giorni milanese da parte di Stefano Schiavi in cui ci rispecchiamo in pieno !

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