martedì 30 novembre 2010

APPALTI IN FAMIGLIA. LA POLEMICA SICILIANA TRAVOLGE IL PD.

Polemiche dopo l'incarico al marito della Finocchiaro. La difesa: "Ci colpiscono per il sostegno a Lombardo". Ma i giovani del partito chiedono chiarezza


Nessuno osi parlare di familismo perché lei minaccia sfracelli (e querele). Parliamo della capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro e della notizia dell’appalto per l’informatizzazione della Casa della salute di Giarre, in provincia di Catania, affidato dalla Regione al maritoMelchiorre Fidelbo, di professione ginecologo, come stabilisce la convenzione firmata quattro mesi fa dal direttore generale della Asp 3 (l’azienda sanitaria)Giuseppe Calaciura.

La notizia sta facendo il giro delle redazioni e impazza sui siti internet e sui social network, coi relativi commenti tra il disilluso e l’arrabbiato dei navigatori. Trecentocinquanta mila euro tondi tondi, questa è la cifra tirata fuori dalle casse pubbliche, come compenso per il lavoro svolto dalla Solsamb, società di cui Fidelbo è amministratore delegato e che prima d’ora pare non brillasse per fatturati da capogiro. La presentazione del progetto (proposto dal Consorzio sanità digitale e ambiente di cui la Solsamb era una sorta di società collaterale) risale al 2007, ai tempi del governo Cuffaro, quando assessore alla Sanità era Roberto Lagalla, professore di diagnostica dell’Università di Palermo e da un paio d’anni rettore. E di sicuro c’è che non c’è stata gara d’appalto. Anzi la pratica ha viaggiato su un binario veloce. Il progetto infatti nel giro di pochi giorni passò dal tavolo dell’allora direttore generale dell’Asp 3 di Catania a quello dell’assessorato retto da Lagalla (che diede parere favorevole), per poi varcare il portone del Ministero della Salute e ottenere il relativo finanziamento ministeriale. Poi l’iter viene bloccato dalla riforma sanitaria voluta dalla giunta Lombardo. Le Case della salute, infatti, sono diventate presidi territoriali di assistenza e la Solsamb deve rifare il progetto (nel frattempo il Consorzio sanità digitale e ambiente riconosce la titolarità del progetto alla Solsamb che firma direttamente la convenzione con l’Asp 3 nel luglio 2010).

Una vicenda intricata e con più di un aspetto che non si comprende, come conferma, interpellato dal Fatto, l’assessore regionale alla sanità Massimo Russo, che parla di strumentalizzazioni politiche e abbozza una difesa d’ufficio della senatrice: “Che c’entra il familismo? Probabilmente la Finocchiaro nemmeno sapeva di questa storia”. È un po’ difficile da credere, visto che era pure presente all’inaugurazione del centro insieme al marito. Ma “era lì per accompagnare Livia Turco che da ministro ha fortemente voluto questo tipo di sistema sanitario decentrato”, ribatte l’assessore. Poi annuncia un’indagine interna e dice: “In questa vicenda voglio vederci chiaro, non capisco perché, come pare, non ci sia stata gara e come mai l’assessorato abbia autorizzato la pratica in tempo record. Lunedì chiederò una verifica per accertare quello che è successo”. Il direttore generale dell’Asp Giuseppe Calaciura si tira fuori da ogni responsabilità perché all’epoca in cui venne presentato il progetto per la prima volta non era direttore. Ma la convenzione l’ha firmata lui. Forse i funzionari che gli hanno istruito la pratica avrebbero potuto sbirciare un po’ meglio tra le righe e fargli presente la cosa. L’assessore Russo intanto garantisce che nessun servizio sarà affidato ai presìdi sanitari siciliani senza che ci sia una gara. Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all’Assemblea regionale siciliana, commenta la vicenda nel suo blog e parla di “manganello mediatico contro chi nel Pd si è macchiato della colpa di sostenere il governo Lombardo”, dichiara guerra senza quartiere a chi riferisce la notizia senza discutere del merito.

Livio Gigliuto, segretario dei giovani democratici di Catania usa toni ben diversi: “In generale penso che fare chiarezza sia una cosa positiva, non so se sia il caso di questa vicenda di cui so solo quel che hanno scritto i giornali. Ci terrei però a dire che noi giovani democratici di Catania abbiamo sempre espresso la nostra totale contrarietà al sostegno della giunta Lombardo da parte del Pd. Un partito come il nostro deve sostenere solo persone limpide e non chi come Lombardo ha un modo clientelare di gestire potere e per di più è sospettato di aver frequentazioni con mafiosi”.

da "Il Fatto Quotidiano" del 28 novembre 2010

L'IMMOBILITA' SOCIALE. I BAMBINI ITALIANI COME I BAMBINI SOVIETICI PRE-1989

Viviamo in una società bloccata, declinante dal punto di vista culturale, politico, sociale ed economico. Ormai è sotto gli occhi di tutti. Girovagando su internet mi sono imbattuto in uno studio dell’associazione Italia Futura che ha scosso il mio già turbato grado di sopportazione. In pratica siamo al penultimo posto per grado di mobilità sociale tra i paesi del mondo occidentale . Peggio di noi solo la Finlandia che per ragioni opposte alle nostre ha un sistema bloccato. Lì la popolazione è poco numerosa ed il benessere è diffuso, hanno poco da migliorare. Da noi invece la situazione ha del drammatico e scusate se utilizzo dei toni così accesi ed allarmanti, ma i dati parlano chiaro. Solo il 17% della popolazione povera ha avuto negli ultimi tre anni la possibilità di migliorare la propria posizione sociale, mentre l’83% è restata povera o è diventata ancora più povera. Tale percentuale è bassissima se confrontata con il 23% degli Stati Uniti che stanno affrontando una crisi gravissima, il 22% della Grecia o il 25% dell’Irlanda, tanto per mettere un po’ di pepe alla polemica e sconfessare chi dice che noi siamo messi meglio di altri paesi che stanno affrontando delle crisi finanziarie. La situazione non migliora se si sale alle classi sociali medio basse o medie. Non solo. Il 41% degli ultracinquantenni dichiara di aver migliorato la propria posizione sociale rispetto alla famiglia d’origine di contro solo il 6% dei venti-trentenni dichiara di ritrovarsi in condizioni migliori ed il 20% dichiara di aver addirittura peggiorato il proprio stato sociale. Così non si può andare avanti. Un ragazzo nato nel 1990 ha più probabilità di migliorare la propria posizione nell’ex URSS che in Italia. Ciò è paradossale se pensiamo che la maggiore critica che gli economisti ed i sociologi occidentali hanno sempre mosso ai paesi comunisti era proprio quella di bloccare completamente la mobilità sociale e quindi la speranza. Noi siamo il paese più comunista dell’occidente, ma non perchè siamo pieni di comunisti come ci vuol far credere chi li vede ovunque, ma perchè il sistema economico e sociale è bloccato. Le classi dirigenti sono ferme ed immobili, se pensiamo che in altri paesi si garantisce addirittura per Costituzione il rinnovamento delle classi politiche. Ad ogni politico è legato un mondo. Il professore universitario, il primario dell’ospedale, il dirigente pubblico, etc. Cambiare un politico significa rinnovare un pezzo di società, ma non è ancora abbastanza. I ragazzi provenienti dai ceti più bassi hanno scarsi stimoli a studiare anche se meritevoli. Le probabilità che un giovane il cui padre non abbia completato il ciclo di studi riesca a laurearsi sono del 10% contro il 35% della Francia ed il 40% della Gran Bretagna. In Italia si trasmettono ai figli beni, redditi e professioni. Il 42% degli avvocati e notai è figlio di avvocati e notai, il 40% dei farmacisti è figlio di farmacisti ed addirittura il 44% degli architetti è figlio di architetti. I dati sono impietosi. Un governo che da quasi 20 anni parla di rivoluzione liberale dovrebbe dimettersi seduta stante dopo la semplice lettura di questi dati. Non servirebbe fare molto, basterebbe copiare quello che fanno negli altri paesi. Sempre leggendo il rapporto dell’associazione Italia Futura mi sono piaciute le varie e semplici proposte concrete che sono riprese da altri sistemi economici. Il Child Trust Fund inglese ad esempio. Dove lo stato apre un conto per ogni nascituro e ci versa, anche insieme ai parenti del bambino, delle piccole somme. Arrivati alle scuole medie queste somme crescono o si abbassano in funzione dell’andamento scolastico. Le somme accantonate serviranno poi al giovane per completare il ciclo di studi, altrimenti saranno indisponibili e riprese dallo stato. Non è forse compito dello stato aiutare i giovani a studiare ed a formarsi? Oppure i soldi debbono essere spesi per far arrivare attrici rumene a ricevere premi cinematografici inventati? Con 400.000 euro si potevano aprire 400 conti da 1.000 euro per altrettanti bambini? Oppure i costi per gli spostamenti del ministro del turismo pari a 137.000 euro, etc., etc. Del resto la politica di questi ultimi anni, insieme all’icessante promozione culturale di mass media, ha cercato di indurre nella società sentimenti individualistici ed egoistici che non fanno che accentuare la difesa dei vari status quo e quindi diminuire ancora di più la mobilità sociale. Paradossalmente l’accentuato tasso di immigrazione è l’unico stimolo attuale al dinamismo sociale. Futuro e Libertà, è scritto in queste due parole il significato del cambiamento politico che noi tutti auspichiamo e queste due parole sottendono ad un’attività politica tesa a modificare lo stato di cose ed a migliorare sensibilmente il grado di mobilità sociale che in ogni economia avanzata è il vero indice di benessere.

di Alessandro Piergentili

SPY GAME... MEGLIO IL FILM !


Wikileaks ha svelato il vero volto della diplomazia, ha reso vulnerabile l’intoccabile Impero a stelle e strisce, ha messo in ginocchio la più fascinosa cancelleria internazionale, ha accelerato il processo storico che porterà alla caduta dei giganti. Eppure, che Berlusconi fosse vanitoso e amasse i festini non era certo un segreto di Stato, che Nikolas Sarkozy avesse un alone imperiale non sembra poi una considerazione così arguta, che Gheddafi fosse sensibile al fascino delle bionde infermiere non appare un’affermazione sconvolgente.
 E ancora, un’Angela Merkel definita poco creativa, un Karzai paranoico e un Medvedev paragonato a Robin in confronto al Batman-Putin non paiono rivelazioni così eclatanti. Ma la stampa nostrana incalza: “si tratta della più grande fuga di notizie della storia”; peggio dello scandalo Watergate o del Lewinsky gate, nulla paragonato al caso Lockheed, all’Irangate o al remoto affaire Dreyfus. Le cancellerie internazionali avranno forse sottovalutato il potere di internet, delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione globali? Quasi due milioni di dispacci provenienti da tutte le ambasciate americane nel mondo sono stati raccolti da Wikileaks e diffusi a mezzo stampa, creando panico e scompiglio in tutti gli ambienti diplomatici internazionali. C’è chi ha scritto che la politica estera statunitense è stata messa a nudo, svelata nel suo crudo linguaggio e resa feribile e ricattabile.
Perché si è rivelato che Berlusconi adora i festini? O che Putin è un ‘Alpha Dog’? Oppure perché Ahmadinejad è stato dipinto come il nuovo Hitler? Beh, non crediamo affatto che dopo la ‘fuga’ di queste imbarazzanti notizie cambieranno le regole del Grande Gioco, e neppure che davvero la governance mondiale possa dirsi sull’orlo del precipizio. Chiunque abbia mai messo piede in una qualsiasi cancelleria politica sa benissimo che si produce una montagna di carta. Già, carta perché nonostante le nuove frontiere tecnologiche tutti amano ancora i vecchi fogli stampati. Ma come ha precisato Edward Luttwak, consulente del CSIS di Washington, del National Security Council e del Dipartimento di Stato Americano, quelli trapelati sono segreti d’ufficio e non veri segreti, perché in quasi tutte le comunicazioni tra le ambasciate c’è stampato un ‘Top Secret’, ma molto spesso il contenuto non lo è affatto. O meglio è un segreto d’ufficio, derivante cioè da giudizi e valutazioni di incontri tra funzionari d’ambasciata e giornalisti, burocrati e consulenti.
Insomma, nulla a che fare con i cosiddetti ‘segreti di Stato’. Anche perché, sinceramente, se l’amministrazione statunitense avesse pensato di svelare un grande retroscena parlando del nostro premier come di un inguaribile latin lover, sarebbe stata davvero ingenua. In fin dei conti, con Libia e Russia il nostro ‘Casanova’ non fa certo strategie clandestine, agisce sotto gli occhi di tutti, statunitensi compresi. Sull’operato delle sue tattiche diplomatiche rimandiamo il giudizio ad altra sede; condivisibile o meno la berlusconiana ‘politica dell’amicizia personale’ spetterà agli elettori pronunciarsi. È evidente, però, che siamo di fronte non a un grande gioco dello spionaggio, ma semplicemente a delle ‘perdite d’acqua’; in Usa le chiamano ‘leaks’…wikileaks, appunto.

di Valerio Lamorte

INTERVISTA A SILVANO MOFFA


Silvano Moffa guarda ai falchi del suo partito con un misto di nervosismo e preoccupazione. Lui, deputato colomba di Futuro e Libertà, un passato nel Msi, poi in An e nel Pdl ma sempre nella scia di Gianfranco Fini, a questa guerra continua non ci crede. «Fermiamoci e ragioniamo - avverte - prima di finire tutti nel baratro. Noi e loro».
Sembra però che gran parte del suo partito la pensi in maniera diversa, il nemico da abbattere è solo e soltanto Berlusconi. E così? «Io direi che è finita la spinta propulsiva del Pdl e del centrodestra per come era stato costruito. Bisogna ripensarlo, più forte e capace di rimettere in marcia il Paese».

E questo non può farlo Berlusconi? «Certo, può farlo anche lui. Se acquista piena consapevolezza che serve una nuova fase della legislatura, che bisogna dare concretezza al patto di legislatura».
Tradotto, che cosa vuol dire? «Vuol dire che bisogna riempire di contenuti tutte le promesse, passare alla pratica, mettere in moto le riforme».
Esattamente quello che propone D`Alema con il suo governo di transizione. Al quale anche Futuro e Libertà ha detto che aderirebbe… «E arrivato il momento di mettere da parte le schermaglie dialettiche. Fini ha detto chiaramente nel discorso di Bastia Umbra che Fli è nel centrodestra. E non credo sia utile scommettere su una sinistra in crisi di identità, che non sa decidersi tra l`estremismo di Vendola e il buonismo di Veltroni. Così come è un controsenso sia inseguire il mito` di un falso `68 sia inseguire sui tetti Bersani. Questo crea soltanto incertezza e imbarazzo tra i nostri elettori».
E infatti Fini ha detto che Fli voterà la riforma dell`università. «Per questo i miei colleghi hanno sbagliato a inseguire Bersani sui tetti. Hanno costretto il loro leader a rettificare. Se avessero riflettuto avrebbero capito che questa è una riforma perfettibile ma che comunque è sempre meglio che lasciare tutto come è adesso»`.
Ma a questo punto c`è ancora spazio per un trattativa tra Berlusconi e Fini? «Il premier dovrebbe guardare al disagio; che c`è nel Pdl, a quello che cova sotto la cenere. Deve aprire una nuova fase dove ci può essere anche competizione all`interno del centrodestra ma con l`obiettivo di fare le riforme. E Fini da parte sua non deve lasciare spazio a dubbi su qual è la posizione di Fli, senza essere costretto a fughe in avanti».
Ma il prossimo leader del centrodestra chi sarà? «Non c`è nessuno oltre i due leader attuali».
Insieme? «Non è detto che si debbano amare. Però a loro si chiede di avere un grande senso di responsabilità. Perché l`Italia è stanca e bisogna ridarle slancio».
Intanto però i suoi colleghi di Generazione Italia si divertono a mandare in giro lettere facendo scherzi... «Con i problemi che ha l`Italia le pare che sia il momento di scherzare? Ma andiamo, un po’ di serietà».

di Paolo Zappitelli

LA FLESSIBILITA' DEL LAVORO DEVE COSTARE DI PIU'



Nel suo discorso di Bastia Umbra Gianfranco Fini ha assunto una posizione molto chiara sui temi del lavoro e sulle prospettive dei giovani: la flessibilita’ deve costare di piu’. E’ stato il primo a dirlo con questa nettezza e nella settimana il concetto e’ stato ripreso in termini del tutto identici da Raffaele Bonanni, segretario della CISL. Anche il nuovo segretario della CGIL, al suo primo intervento di piazza da leader, sabato ha posto al centro il problema dei giovani.
La strada giusta per proteggere i giovani dalla trappola del precariato, per svincolare la flessibilita’ dalla precarieta’, può essere quella del “welfare progressivo” che il nostro gruppo di ricerca sta perseguendo con determinazione. Si tratta di un modello di welfare in grado di dosare il livello di protezione del lavoratore in ragione del suo grado di debolezza economica misurato, in concreto, prendendo a riferimento l’entita’ del compenso.
Per le professionalità più deboli, cui il mercato riserva i compensi più bassi, deve essere disponibile il solo contratto di lavoro subordinato, con il suo statuto di regole inderogabili e con limitate eccezioni che possano giustificare rapporti di lavoro a termine. Ciò in modo che in applicazione di una regola semplice, quindi facile da verificare per sindacati, ispettori del lavoro e magistrati, ad un basso salario corrisponda sempre un adeguato e sostanzioso livello di protezione sociale che consenta, come richiede la nostra costituzione, la realizzazione della persona umana. Coerentemente, al crescere dell’entità del compenso deve poter crescere sia la facoltà delle parti di scegliere tra una pluralità di diverse tipologie contrattuali (anche tra lavoro autonomo e subordinato) sia il grado di derogabilità dello statuto protettivo del lavoro da parte della contrattazione collettiva ed individuale senza che ciò, a ben vedere, postuli una modifica dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Con un siffatto criterio di distribuzione delle tutele la flessibilita’ costerebbe di piu’. Non si concentrerebbero alti livelli di flessibilità su soggetti privi di un reddito in grado di sostenerla. Con ciò evitando che i lavoratori che, oggi, vivono i primi sei/dieci anni di lavoro in una condizione che percepiscono di sfruttamento, una volta assunti in modo stabile, strumentalizzino le tutele che finalmente gli vengono concesse per dare sfogo al risentimento nel frattempo maturato nei confronti del loro datore di lavoro (in una logica, perversa, che finisce per pregiudicare gli interessi degli stessi datori di lavoro che, con la stabilizzazione, si attendono la massima propensione collaborativa da parte dei dipendenti).
Contemporaneamente risulterebbe tangibile la spinta al sistema produttivo, secondo la nota logica del diritto premiante, ad alzare il livello dei salari per attivare le fasce di flessibilità richieste dalla produzione.
Potendo gestire la flessibilità sulle fasce di lavoratori meglio retribuiti, i sindacati riuscirebbero anche ad aprire un nuovo canale di comunicazione con i lavoratori più professionalizzati della società industriale. Ingegneri, informatici, creativi, che non si identificano affatto in un modello di protezione studiato a suo tempo per gli operai e che, per questo, si tengono lontani dal sindacato (non e’ un caso che Regina Goerner, importante rappresentante del prestigioso sindacato tedesco IGMetall, in un recente incontro ristretto si sia a lungo soffermata proprio sugli sforzi che il suo sindacato sta facendo per recuperare rappresentatività nelle nuove professioni).
Potrebbero entrare in crisi solo quei settori che vedono nello sfruttamento del lavoratore l’unica speranza per mantenere la concorrenzialità della loro offerta e che, proprio per questo, hanno negli ultimi anni utilizzato strumenti contrattuali inappropriati ed, in molti casi, illegali, che nel sistema sopra descritto verrebbero impediti. Ma puntare su quei settori, e non sulla loro riconversione, vuol dire accettare una sfida pericolosa in grado di aprire scenari che si collocano ben oltre la questione di Pomigliano.


di Marco Marazza

Professore ordinario di diritto del lavoro

MA QUALI TRADITORI, QUI STA TORNANDO IL FANATISMO

Ecco a cosa porta il partito dell’amore e certe strumentalizzazioni


Altro che traditori marchiati a vita. Per ora l’unico marchio è quello che alcuni scalmanati avrebbero voluto timbrare, con calci e pugni, sul viso di una giovane attivista di Futuro e Libertà, impegnata ieri nel gazebo romano di Piazzale Flaminio. E che solo grazie all’intervento di alcuni manifestanti della Cgil (quindi pericolosi comunisti) è riuscita ad evitare il peggio.
I fatti: nella metropolitana di Roma tre ragazzi notano sul bavero del cappotto della giovane, la spilletta di Fli e iniziano ad insultarla e a spintonarla. Lei cerca di ignorarli, ma dopo un paio di provocazioni anche fisiche risponde: «l’aggressività è l’unica forma di ignoranza contro la quale la parola non può nulla». Al che uno dei tre le si fa incontro minacciosamente con intenti niente affatto pacifici, ma fortunatamente alcune persone provenienti dalla manifestazione della Cgil, si frappongono tra gli aggressori e la ragazza, consentendole di scendere alla fermata successiva e di fuggire indenne.

Ecco dove porta la propaganda, l’esasperazione dei toni e delle frasi sbraitate in linguaggio cagnesco. Ecco il partito dell’amore, della solidarietà, dell’accoglienza. Ecco cosa accade se anziché ponti si costruiscono muri. Senza voler scivolare in facile retorica o in plastiche ricostruzioni di ciò che è accaduto e che sarebbe potuto accadere, viene da pensare che fine abbiano fatto i traguardi sociali e culturali raggiunti sino ad ora; o gli insegnamenti di rispetto e condivisione tra diversi, tra opposti. Ma davvero questa gente non ha capito nulla? Davvero stiamo tornando al medioevo della politica, agli anni del tutti contro tutto? E con quale obiettivo, per quale ragione, con quali finalità, con quanti e quali guadagni?

Qui si sta riproponendo un problema vero e tangibile di fanatizzazione degli animi, e la politica, quella con la P maiuscola, quella che ragiona e che non pensa solo alle prossime urne o alla demonizzazione dell’avversario, ha l’obbligo morale di alzare un dito e dire a gran voce: “no, noi non ci stiamo”. Deve distinguersi, perché ha un ruolo educativo, pedagogico, sociale. Non è solo un affare di voti, di promesse e di nomine, anche se negli ultimi quattro lustri non sono mancate criticità e momenti di cui non andare granchè fieri. Certo, è più semplice prendersela col più debole, con una giovane indifesa. O scagliarsi contro qualcun’altro che non siano i propri compagni di squadra, quando le cose non girano per il verso giusto. O scaricare responsabilità a chi sta dall’altro versante della barricata, magari accusandolo di tramare, di tradire, di complottare.  In quella logica perversa e sterile che alla fine annebbia le menti e non consente di guardare in faccia alla realtà. Perché distratti da mille ombre che si allungano (o che qualcuno pensa che si allunghino) sul Paese, da infinite ipotesi, da ridicole contro tesi, da tediosi ragionamenti spaccando in quattro un battito di ciglia.

No, non vale proprio la pena tornare indietro nel tempo, ad un tempo di lotta e di visi contro, di agguati e di minacce. Perché le cose sono cambiate, gli steccati non sono più così alti, gli individui (quasi tutti) si parlano, si confrontano, ragionano.Verrebbe proprio da chiedersi, se non fosse il caso che le categorie di traditori prevedessero al loro interno almeno i fondamenti della democrazia. E non sarebbe chiedere troppo. 

di Francesco De Palo
da www.ffwebmagazine.it

domenica 28 novembre 2010

L'EXPO 2015 AL BIVIO



Milano aveva festeggiato con il suo tipico spirito di soddisfazione che precede la voglia di lavorare la proclamazione della sua vittoria nell'assegnazione dell'expo internazionale del 2015. Il 20 ottobre 2010 il Bureau International des Expositions aveva ritenuto l'offerta milanese migliore rispetto a quella della cittadina turca Smirne, e la tematica più che mai attuale "Nutrire il pianeta, energia per la vita" ha conquistato i commissari. Molti cittadini erano già sicuri di vincere, e guardavano la piccola Smirne con un po' di compassione.
Però a giudicare dalla gestione politica di questo evento gigantesco mi viene da dire: Avrebbero meritato di più i Turchi. Appena è stata scelta Milano si è subito scatenata una corsa all'appalto e alla poltrona vergognosa, premiata da criteri di selezione discutibili, che non guardavano tanto alle competenze gestionali quanto più al colore politico e alle "quote". Quando in Italia si muovono dei soldi, si sa, si muovono anche degli interessi, spesso poco puliti. Quando si parla poi di 20 miliardi di euro da spendere in infrastrutture, in barba alla crisi, e di eventi da quasi un miliardo, investire nell'expo fa gola a molti. Ovviamente ci sarà, si auspica, un ritorno economico, grazie ai turisti e agli investitori stranieri, tuttavia rimane da porsi qualche domanda sulla gestione dell'evento da parte del comitato organizzatore.
La Soge, la società che si occupa di allestire le infrastrutture, ha assunto un numero spropositato di persone (80 contro le 20 che lavorano per il progetto pedemontana) con uffici da 5.000 mq. Il rischio di infiltrazioni mafiose resta alto, anche se il ministero dell'Interno ha approntato apposite misure per combatterlo. Tuttavia la 'ndrangheta, l'organizzazione più forte in Lombardia, agisce in maniera silenziosa ed efficace, come testimonia il recente scioglimento della giunta di Desio (MB) per infiltrazioni, e sarà difficile che la politica riesca a stare lontana dalla prospettiva di facili guadagni. Come se non bastasse è arrivato il pignoramento del logo per 20.000 euro di biglietti aerei non pagati. Insomma, l'EXPO 2015 e i suoi amministratori si trovano davanti a un bivio: Dare una svolta e iniziare a lavorare bene e con serietà, lasciando da parte gli sprechi e il colore politico, oppure continuare con questa gestione raffazzonata e poco virtuosa, che pensa più a piazzare amici degli amici sulle poltrone che a reperire i fondi necessari alle infrastrutture e ad una gestione corretta dei terreni. Spetta solo a loro decidere, speriamo siano consapevoli che in gioco c'è il futuro di Milano, della Lombardia e dell'Italia intera.

di Stefano Basilico

sabato 27 novembre 2010

I GIOVANI FLI SON PRONTI A…LAMORTE: ITALIA CHIAMO'


Residente a Marino, ha trascorso un lustro in Umbria, ha un cognome storico nell’alveo della destra finiana (lo zio è il grande Donato Lamorte, ottuagenario deputato, da sempre tra i più ascoltati consiglieri di Gianfranco Fini) e con l’avverarsi, giorno dopo giorno, dell’avventura di Futuro e Libertà ha voluto mettersi in gioco in prima persona. Così a riportarlo a Roma, nel cuore della politica, ci hanno pensato quel dito puntato, il famoso “che fai mi cacci?” e poi tutta la storia nota, e ancora non motivata, che ha portato all’espulsione di fatto di Fini dal Pdl.
Valerio Lamorte, coi suoi 30 anni, e il suo matrimonio fresco, celebrato pure quello ai Castelli il mese scorso (la consorte Eleonora è fieramente rocchiggiana) si è buttato a capofitto in Futuro e Libertà, rimanendo sempre a fianco all’uomo simbolo della destra carsica e della Venezia Giulia, Roberto Menia, prima in AreaNazionale, l’associazione di Menia e del colleferrino Silvano Moffa ora nella costituente del nuovo partito di cui Lamorte è tra i responsabili del movimento giovanile che proprio questo fine settimana, venerdì, si riunisce per la prima volta a Roma, dopo l’incontro di Perugia.
Valerio Lamorte, il tuo è stato un inizio scoppiettante in Fli…Hai spartito il tempo tra Area Nazionale degli onorevoli Menia e Moffa, l’impegno sul territorio ai Castelli Romani e ora questa costituente giovanile. Parlaci in poche righe di questo tuo triplice impegno… “La continua e veloce evoluzione della situazione politica ha portato a dover fare in pochi mesi quello che normalmente richiede molto più tempo. In quest’ ottica è normale che si moltiplichi anche l’impegno. Devo dire che tante persone si stanno dedicando anima e corpo alla costruzione del progetto ‘ Futuro e Libertà’. C’è un grande entusiasmo e tanta voglia di mettersi in gioco”.
AreaNazionale, Generazione Italia, Libertiamo. Polarità (se non vogliamo usare quel termine obsoleto che è componenti) talora profondamente diverse. Come procede, dopo Perugia, la sintesi che porterà alla fondazione vera e propria di Fli? “Siamo usciti da un partito nel quale si veniva definiti eretici se una propria idea non coincideva con quella del capo. La diversità di vedute è il sale della politica. Bisognerà lavorare tanto e bene per trovare una sintesi tra le diverse anime. La strada è quella giusta: remare tutti nella stessa direzione per creare un nuovo centrodestra”.
Fli punterà molto sui giovani. Voi animatori del gruppo giovanile come vi state comportando con le intemperanze e gli entusiasmi che, si sa, tra i ragazzi spesso tendono ad estremizzarsi? Avete già un…moderatore? “Molti giovani non hanno esperienze politiche pregresse. Bisognerà incanalare il loro entusiasmo e la loro energia in un progetto che costruisca qualcosa di veramente grande superando la fase dell’antiberlusconismo. Come ha più volte detto il presidente Fini, Futuro e Libertà deve andare oltre. Per questo auspico, in attesa dei vari congressi, che non ci si limiti ad avere un moderatore ma più figure di responsabilità. Dieci teste sono meglio di una e cento sono meglio di dieci”.
Il modello è il “berluschino” tipo i vecchi leader di Forza Italia Giovani o la ruspante Giorgia Meloni, storica presidente di Azione Giovani? “Il modello è Futuro e Libertà per l’Italia… Forza Italia lo grido allo stadio e di ruspante conosco solo il pollo!”
Ai Castelli Romani come siete combinati? Anche lì sembra esserci molto entusiasmo. Poi? Non c’è il rischio che anche in Fli tornino a dire la loro (e a decidere) per una sporca dozzina di voti i soliti vecchi potentati? “Sul territorio dei Castelli si è avviato da tempo un percorso politico condiviso. Sono nati circoli in tutti i Comuni. C’è un costante dialogo interno e questo ha scoraggiato in realtà l’ingresso di personaggi deleteri al progetto. Il cambiamento parte dalla gente, fortunatamente alle Amministrative resiste ancora il voto di preferenza”.
Proprio ai Castelli tre città importanti eleggeranno il sindaco: Ariccia, Ciampino, Marino. Fli che sta facendo in particolar modo in questi tre comuni? “Per quanto riguarda Marino è stata da poco chiusa la coalizione che vede Fli appoggiare con convinzione il candidato sindaco Adriano Palozzi che tenta la seconda elezione dopo cinque anni di amministrazione davvero lusinghiera e altamente condivisa. Il valore della pari dignità, sempre difeso nella coalizione di centrodestra marinese, ha fatto sì che, credo primo esempio in Italia, l’alleanza sia stata allargata ufficialmente anche all’Api di Rutelli che va a rimpolpare la già nutrita delegazione centrista che ha visto l’Udc restare costantemente al fianco di Palozzi dal 2006 ad oggi.  A Ciampino e ad Ariccia so che si stanno intensificando  i colloqui con le varie formazioni politiche in campo. Sono sicuro che anche in questi altri due comuni Fli appoggerà la coalizione con il programma che meglio saprà interpretare le esigenze dei cittadini, i mutamenti della società e le numerose sfide che la modernità mette di fronte agli occhi, alle menti e alle coscienze di tutti”.
Starete pensando, anche in Fli, come dappertutto al 15 dicembre, giorno dopo la fiducia al Governo sollecitata dal Capo dello Stato Napolitano. In un caso o nell’altro la macchina di Fli, e in particolare i giovani e i comuni dove eleggeranno il sindaco, come si muoverà? “La macchina è già partito. Non sarà un voto di fiducia o il suo contrario a poter fermare tutto questo entusiasmo. C’è una frase di Lawrence D’Arabia che suona più o meno così: ‘Tutti gli uomini sognano ma non tutti sognano nello stesso modo. Ci sono quelli che al risveglio scoprono l’inconsistenza del proprio sogno e quelli che invece al risveglio lo vogliono realizzare. Quelli sono gli uomini pericolosi’. E noi vogliamo essere gli uomini pericolosi perché siamo ambiziosi, perché siamo determinati, perché sappiamo immaginare e vogliamo costruire un futuro”...



di Daniele Priori 

(da "La Città Metropolitana" www.eccolanotiziaquotidiana.it )

venerdì 26 novembre 2010

CENTO DEPUTATI IN MENO IL PD HA PAURA DEL VOTO

I Democratici regalerebbero parlamentari a Udc, Idv, Sel e finiani. Con la caduta del governo e la prospettiva sempre più concreta di un voto anticipato il Pd rischia una clamorosa batosta.


Pierluigi BersaniSono settimane che i tecnici del Pd sono al lavoro. Contano e ricontano, ma il risultato non cambia. E con l'avvicinarsi del voto di fiducia del 14 dicembre la cosa crea un certo allarmismo. Perché al di là delle dichiarazioni ufficiali che mostrano la sicurezza di chi sente di aver in pugno la situazione, in via del Nazareno la paura è tanta. I sondaggi pubblici, infatti, sono impietosi (il Pd non supera il 25%) e anche in quelli privati la musica non cambia. Tutto questo si traduce in un semplice dato: con la caduta del governo e la prospettiva sempre più concreta di un voto anticipato il Pd rischia una clamorosa batosta. E, soprattutto, un clamoroso ridimensionamento della sua pattuglia parlamentare. In particolare alla Camera dove il Partito Democratico passerebbe da 217 deputati (tanti erano a inizio legislatura anche se attualmente sono 206) a 137, forse anche di meno. Un calo netto di 80 poltrone, 100 nella peggiore delle ipotesi. Dovessero venire confermati i dati delle ultime rilevazioni, infatti, Lega e Pdl vincerebbero le elezioni aggiudicandosi il premio di maggioranza e 340 seggi, mentre i restanti 290 verrebbero divisi tra tutte le forze di opposizione. Con Idv, Sel, Fli e Udc che farebbero "shopping" ai danni dei Democratici. Fantapolitica? Forse.
Ma dalle parti del Pdl sono convinti che questo elemento influirà e non poco sul voto di fiducia del 14. E così, negli ultimi giorni, oltre a contare la pattuglia di chi si dice disponibile ad appoggiare il governo, si fanno anche ipotesi su quali deputati democratici, di fronte alla certezza di non essere rieletti, potrebbero decidere di non presentarsi affatto in Aula. C'è chi parla di una decina, ma c'è chi dice che di questi potrebbero far parte i sei Radicali. Anche se dopo "l'appello" di Marco Pannella non ci sarebbe stato alcun segnale da parte della maggioranza e la possibilità di un accordo sarebbe già tramontata. Ma al di là dei conteggi una cosa è certa: pur dicendo di non temere le urne il Pd continua ad invocare una soluzione diversa dal ricorso alle urne. Anche ieri, al convegno organizzato presso l'abbazia di Spineto (Siena) che ha segnato il ritorno ufficiale di Romano Prodi, il messaggio è stato univoco.
«La democrazia - ha spiegato il Professore - non è solo voto, ma prospettiva per il futuro e la crisi in cui ci troviamo richiede di prendere decisioni spiacevoli e di lungo periodo che sono in contrasto con i tempi elettorali». E poco prima Pier Luigi Bersani aveva chiarito: «Noi non vogliamo le elezioni, vogliamo un governo che cambi la legge elettorale». E che magari tolga il premio di maggioranza, impedendo a Pdl e Lega di conquistare la maggioranza dei deputati lasciando il Pd in balia di Udc, Idv, Sel e Fli.

di Nicola Imberti

da "Il Tempo" del 26 novembre 2010

ANGELO CRISTOFANELLI TRATTATO COME VITTORIO FELTRI

 

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La Signora Angela Oreste, responsabile del Centro Impiego Lavoratori ente della Provincia, situato presso la località di Cocciano (Immobile Eurospin) ha impedito ad Angelo Cristofanelli di fotografare lo stato dell'immobile in condizioni non efficienti.

Sull'argomento era intervenuto il Cons del PDL Mirko Fiasco il quale aveva constatato personalemente lo stato dell'immobile, raccogliendo testimonianze dei dipendenti, i quali sono costretti a lavorare con stufette portate da casa, con umidità, con una cabina elettrica non conforme alla legge sulla sicurezza dei lavoratori.

 Ad Angelo Cristofanelli, nell'effettuare il servizio è stato impedito di entrare a verificare l'immobile dalla Signora Angela Oreste.

 Critico il Cons del PDL Mirko Fiasco nei confronti della responsabile del Centro Impiego. " Ho constatato un certo nervosismo nella Signora Oreste quando ho verificato l'immobile. Tale signora in qualità di responsabile dovrebbe preoccuparsi della tutela dei lavoratori piuttosto che difendere i "politici del centro -sinistra" della Provincia.  La Signora che ha impedito l'ingresso ad Angelo Cristofanelli, si è permessa di telefonarmi, agitandosi e sostenendo che la Provincia avrebbe provveduto a sistemare ogni carenza entro 15gg, riattacando il telefono durante il colloquio. Invito tale Signora ad  essere più tranquilla e meno faziosa. Il nostro intento era verificare le voci sul carente stato dell'immobile a solo un anno e qualche mese dalla consegna, sulla mancanza di riscaldamento ed aria condizionata. Il tutto nell'interesse dei lavoratori e nell'interesse dei proprietari dell'immobile: i cittadini di Frascati come tanto decantato nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali.

Capisco lo stato d'animo della signora Oreste, vedendo il caos del Centro- Sinistra, ma qui si tratta delle condizioni lavorative dei dipendenti. Ad oggi dopo circa 15 giorni i lavori non sono iniziati.

 Se non mi sbaglio la Sinistra era per la difesa dei lavoratori. 

Oggi difende le scelte sbagliate dei politici.  "

da www.mirkofiasco.com

CONSIGLIO COMUNALE 30 NOVEMBRE E 2 DICEMBRE


Si avvisa la cittadinanza che il
CONSIGLIO COMUNALE
si riunirà, nella Sala Consiliare, rispettivamente:
il giorno 30.11.2010 alle ore 8,30


per discutere il seguente
ORDINE DEL GIORNO
1) Interrogazioni e Interpellanze;

2) Ratifica deliberazione G.C. n. 163 del 5.11.2010 “Variazioni in via d’urgenza al bilancio di previsione esercizio finanziario 2010”:

3) D.Lgs. 18.8.2000, n. 267, art. 175, comma 8 – Variazione di assestamento generale del bilancio di previsione 2010;

4) D.Lgs. 18.8.2000, n. 267, art. 194 – Riconoscimento debiti fuori bilancio;

5) Art. 63 L.R. 28.12.2006, n. 27 – DGR 836/09 – “Tutela delle acque – gestione integrata delle risorse idriche” – “Completamento rete fognaria”. Approvazione progetto definitivo ai sensi dell’art. 19, comma 2 del D.P.R. 327/2001. Apposizione vincolo preordinato all’esproprio sulle aree private da espropriare e/o asservire per l’esecuzione dell’intervento;

6) Acquisizione a titolo gratuito di una porzione di terreno lungo Via Macchia dello Sterparo per allargamento sede stradale;

7) Interventi ex DPR 20.10.1998, n. 447 – Approvazione schema convenzione;

8) Lavori di recupero locali di Via Regina Margherita. Acquisizione locale sito in Via del Castello n. 19, distinto in catasto alla mappa
urbana particella 90 sub 505;

9) Acquisizione a titolo oneroso di una porzione di terreno in località SS. Sacramento per realizzazione rotatoria definitiva da parte della
Provincia di Roma;

10) Surroga componente Commissione consiliare Attività Produttive, nominata con Deliberazione Consiliare n. 41 del 10.7.2009;


ed il giorno 2.12.2010, alle ore 13,30

per discutere il seguente
ORDINE DEL GIORNO

1) Interrogazioni e Interpellanze;

2) Approvazione Piano di Utilizzazione Aziendale per la realizzazione di centro aziendale in Via Cisternole s.n.c. – Propr. Di Mattia;

3) Approvazione Piano di Utilizzazione Aziendale per la realizzazione di una cantina vinicola in località Colle Pisano – Propr. Fusco;

4) Approvazione ai sensi dell’art. 1 bis, c. 1, lett. l), della L.R. n.- 36/87, come modificata dall’art. 26 della L.R. n. 21/09, per la modifica del perimetro dell’area da cedere per servizi, all’interno del Comparto R14 del Piano Particolareggiato del nucleo di Vermicino;

5) Commissione Affari Istituzionali nominata con Delibera Consiliare n. 41 del 10.7.2009, sulla Tematica “Res Nova”: esame dei lavori svolti e dibattito;

6) Discussione Mozione prot. n. 31801 del 12.10.2010 recante “Messa in sicurezza semaforo e curva su Via Tuscolana Km. 15,300”;

7) Discussione Mozione prot. n. 36097 del 17.11.2010 recante “Proroga detrazioni fiscali del 55% per l’efficienza energetica in edilizia”;

8) Discussione Mozione prot. n. 36098 del 17.11.2010 recante “Direttiva Europea 86/609 – Proposta di modifica a favore dello sviluppo di metodi di ricerca che non fanno uso di animali”;

9) Discussione Mozione prot. n. 36264 del 18.11.2010 recante “Terreni di proprietà collettiva di uso civico. Apertura conto vincolato a favore della Regione Lazio, ex art. 9 della Legge Regionale del Lazio n. 6 del 27 gennaio 2005”;

10) Discussione Mozione prot. n. 36409 del 19.11.2010 recante “Acquisizione tramite esproprio per pubblica utilità delle aree, di tutti i fabbricati sopra edificati e delle pertinenze varie dell’ospedale San Sebastiano Martire di Frascati, sia del sito adiacente la Via Tuscolana, sia del sito in Via Enrico Fermi”;

Ove vengano dichiarate deserte, le sedute verranno differite ed aggiornate, ai sensi dell’art. 22, comma IV del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale, 48 ore dopo.
Dalla Residenza Municipale, 24.11.2010

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Pietro CIUFFA


da http://angelocristofanelli.blogspot.com/

giovedì 25 novembre 2010

SECCESSIONE SILENZIOSA


IL CASO LOMBARDIA, L’EURO E LE IMPRESE


Il copyright è dell’ex governatore Riccardo Illy che per primo parlò di «secessione dolce», di un processo lento e graduale di separazione, prima psicologica e poi politica. Illy si riferiva al sentimento delle popolazioni del Nord verso i destini del Paese, ma il suo ossimoro calza a pennello oggi per descrivere lo stato d’animo degli imprenditori italiani di fronte all’incancrenirsi della crisi politica. L’anticipo di federalismo richiesto da Emma Marcegaglia, al di là della valutazione tecnica sulla bontà e lo stato di avanzamento della legge 42, ha questa valenza. È la presa d’atto della divaricazione tra gli interessi e le aspettative del mondo delle imprese e le preoccupazioni/ priorità coltivate dai professionisti della politica. Sarà un caso, ma oggi il tavolo della concertazione non si riunisce nel palazzo del governo bensì nella sede dell’Associazione bancaria. Nessun politologo avrebbe mai immaginato un’analoga forma di secessione indolore.
Imprenditori e politici hanno, dunque, due agende qualitativamente diverse. In quella di chi si sforza di produrre ricchezza e occasioni di lavoro spiccano le inquietudini sul futuro di Eurolandia. Con tutti i faticosi adattamenti che la moneta unica ha richiesto — non ultimo compensare il rapporto squilibrato con il dollaro debole — le imprese sono coscienti che senza euro resteremmo disancorati, saremmo in balia delle nostre contraddizioni e pigrizie. C’è nel milieu politico sufficiente consapevolezza di questi rischi? Oppure prevale il batticuore per la scelta definitiva che farà in Parlamento uno dei rappresentanti degli italiani all’estero? È chiaro che l’export resta la carta più importante che possiamo giocarci per uscire dalla crisi, per entrare nei mercati emergenti, quelli che promettono di crescere di più. Ma nell’agenda politica di questa priorità non v’è traccia. Nei giorni scorsi il ministro Giulio Tremonti ha definito «folkloristiche» le nostre strutture di promozione all’estero. È da maleducati chiedere ai partiti della maggioranza di sospendere per un momento la compravendita di deputati e/o senatori e decidere cosa vogliamo fare dell’Ice e delle sue sette sorelle? O aspettiamo che tutti, proprio tutti, i nostri concorrenti abbiano nel frattempo conquistato le loro brave quote di mercato in India, Cina, Brasile e Sudafrica?
Parliamo, infine, della domanda interna. La maggior parte delle piccole imprese, che non hanno massa critica emuscoli per andare all’estero, opera sul mercato nazionale e non intravede alcuna prospettiva di crescita. Qualche calcolo, pur approssimativo, ci porta a dire che avremo uno stock di circa 13 milioni di famiglie con un reddito disponibile attorno ai 1.500 euro o poco più. I riflessi in termini di politiche sociali sono più che evidenti, mentre per le aziende italiane il rischio è chiudere per mancanza di clienti o essere stroncate dalla concorrenza sleale che si nutre di contraffazione e illegalità. Anche questo tema, purtroppo, resta fuori dall’agenda della politica e così il sentimento di estraneità si fa più forte. La secessione, a questo punto, può anche cambiar sapore, diventare più aspra. Non ci vuole molto, si chiude in Italia e si riapre al di là del confine. Nel Canton Ticino, in Carinzia o in Slovenia.


di Dario Di Vico
da "Il Corriere della Sera" del 25 novembre 2010