mercoledì 10 novembre 2010

LA POLITICA CHE DIVENTA PASSIONE CIVILE

VOCI DA PERUGIA
Come molti dei miei amici sapranno, in questo week-end mi sono recato di mia spontanea e molto molto tormentata volontà a Perugia, per assistere alla convention nazionale di Futuro e Libertà. Sul tormento, per ora, nicchio. Non è questo importante. Ho trovato un bellissimo ambiente, questo sì, ho incontrato persone positive, gli amici di AreaNazionale, i parlamentari vicini a quest'area, e in particolare gli onorevoli Moffa, Menia, Polidori, Viespoli, Ronchi. E' vero ed è innegabile, c'è una certa voglia di partecipazione e di dare risposte coinvolgendo personalmente il proprio patrimonio ideale di valori in una due giorni dove vi sia un confronto serio e costruttivo, anche tra perfetti sconosciuti, senza incarichi di governo, locale o nazionale, e di rappresentanza istituzionale.
E così è stato. Tutto positivo, anzi. Per questo, quindi, ringrazio e saluto i ragazzi con cui siamo stati in questi due giorni, Ivan Di Biase e il gruppo di AreaNazionale Atella(PZ), Valerio Lamorte (factotum), Fabrizio Penna (me lo immaginavo diverso), Clio Pedone (simpaticissima e preparata), il gruppo Lazio (Rieti e Viterbo) di AreaNazionale, capitanati dalla vulcanica e simpaticissima Paola Montali e i ragazzi di AreaNazionale del Friuli Venezia Giulia, Enrica Sfreddo e Alessandro Marega e il mitico "Montecitorio Critico". Ma anche tanti altri giovani e meno giovani con i quali ho scambiato piacevoli opinioni e considerazioni su quell'Italia che verrà. E tanti altri che mi hanno presentato o a cui mi sono presentato ma di cui, per quasi mia imminente senilità, non ricordo il nome. Ho ascoltato un po' di interventi, dai deputati ai cittadini normali e ho valutato complessivamente questo movimento politico in fieri, almeno per ciò che concerne la spontaneità e lo spirito collaborativo, la voglia di confrontarsi e di dire la propria ma anche di ascoltare e valutare. Tutto sommato ho un giudizio positivo, almeno nelle intenzioni e nelle promesse, negli intenti o, se volete, nelle prospettive. E di questo sono orgoglioso perché questi sono strumenti di partecipazione a cui mi sono sempre piacevolmente dedicato e in nome di quell'interesse nazionale o comunque di collettività, su cui Gianfranco Fini ha posto l'accento in una parte del suo intervento finale, ieri pomeriggio. E' stata un'esperienza ricca e affascinante, da ripetere magari, ma con modalità forse diverse. L'unica cosa che non ho notato o, almeno, non ho potuto constatare e valutare positivamente, tranne la cena che abbiamo condiviso in tantissimi tutti noi di Area Nazionale, è stato il confronto diretto con la base.
Non ci sono state, a differenza di Mirabello dove non c'ero ma ho seguito, tavole rotonde. Non ci sono stati interventi moderati con partecipanti della società civile, non ci sono stati momenti di confronto diretto con la base. Mi spiace, non voglio farla pesante o criticare, ma penso che un movimento che si voglia dimostrare futurista dovrebbe ripensare seriamente anche a concetti come la rappresentanza commisurata alla base o al confronto con la stessa. Gli interventi in serie degli onorevoli, di molti onorevoli o anche rappresentanti locali, consiglieri o coordinatori, mi hanno dato più l'impressione di una carrellata nella quale ognuno, come dire, diceva la sua senza contraddittorio e, in molti casi, urlando e arringando alla platea, anche in casi di parlamentari in carica, quasi a cercar l'effetto o l'applauso. Del cosiddetto Manifesto Futurista, in verità, si è parlato davvero poco. Mi spiace dirlo, ma la mia è una modesta e disinteressata critica costruttiva. Però una cosa devo dirla: a volte penso che sia meglio cantar e declinar parole di convinto entusiasmo, anche evocando violette e aria fresca, piuttosto che urlare e arringare su entusiasmi o fiori spenti in un panorama di aria sporca. 
E' una mia opinione e non la cambierò tanto facilmente, neanche in caso di inevitabile o forzata rottura del dialogo o degli attuali equilibri politici precari rimanendo, per me, una necessità, quella di governare il paese. Ma in quel caso, dunque, in caso di rottura appunto, declino il verbo di Fini al contrario: cambiano o cambieranno le (mie) idee, ma restano, per me, le persone. Le persone valide. Quelle che non si perdono in chiacchiere o in urla scomposte e che hanno dentro la lealtà istituzionale di un ruolo che si misura, orecchiando quell'odore fresco di violette, che passa inevitabilmente per il candore di una spontaneità e di una coscienza civile. Quella coscienza che dovrebbe esser di esempio per tutti, declinando lealtà e coerenza, ma soprattutto serietà e obiettività. La cosiddetta passione civile. Quella sussurrata anche metaforicamente. Gianfranco Fini, per molti, ha parlato piuttosto bene, c'è chi dice anche da Statista, diciamo così. Ma, a mio avviso, o non gli piacciono i fiori o non ho ascoltato quel che avrei voluto ascoltare. Ma di lui e il suo discorso, ne parlerò in un'altra nota.

di Giuseppe Cavallo

1 commento:

  1. Interessanti le opinioni e le critiche di Giuseppe Cavallo, un punto di vista da esterno a Fli da dentro la convention di Bastia Umbra !

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