martedì 9 novembre 2010

A PERUGIA UNA COSA DI DESTRA

Gianfranco Fini domenica ha fatto una cosa di destra. Molto di destra


Perugia segna uno spartiacque della politica italiana. E un momento di chiarificazione, a beneficio di quanti si confondono nel bailamme del giorno per giorno.Gianfranco Fini domenica ha fatto una cosa di destra. Molto di destra. Una cosa che spalanca davanti a Berlusconi non solo l’incognita di qualche settimana di crisi di governo, ma soprattutto l’evidenza di una leadership finalmente davvero alternativa alla sua. Potenzialmente vincente nel suo stesso campo. Con i caratteri, i simboli e le parole adatte a convincere il popolo berlusconiano: è tempo di cambiare capo.

La notizia è enorme, in tanti devono rifare i propri conti. A destra, al centro, nel centrosinistra.

Nei prossimi giorni assisteremo a tanti tira-e-molla: i ministri che si dimettono o no, il rimpasto, la fantapolitica di un governo berlusconiano senza Berlusconi, la rabbia cieca dei Feltri e dei Belpietro, la fedeltà pelosa della Lega, i dubbi sul doppio ruolo di Fini, il balletto delle date per la formalizzazione della crisi.

Il punto politico però è quello che Europa aveva identificato fin dai primi segnali dello strappo finiano, fin da luglio, mentre il circo politico-mediatico se la spassava con Fini idolo del centrosinistra.

Esaurita la speranza di un passaggio indolore di consegne, messo anzi fuori dalla porta, il presidente della camera decideva di provare a prendere con la forza ciò che non aveva avuto con la fedeltà.

La platea perugina osannante, il nome scritto enorme nel simbolo, il palco colossale, il format “capo che arringa i seguaci”: tutto trasmette all’elettore del centrodestra l’immagine di forza che costui era abituato ad associare a Berlusconi.

E la forza del capo è ciò che gli italiani di destra chiedono alla politica più di ogni altra cosa.

È un’operazione importante perché, per quanto presidenzialista, prova comunque a iniettare valori costituzionali, rispetto delle regole e senso civico nel corpo desensibilizzato del popolo di destra.

Post-berlusconiana e antiberlusconiana in senso culturale prima che politico. Certo, però, rimane un’operazione puramente di destra: elevarla al rango di 25 aprile, come fa Repubblica, può confondere le idee.

Naturalmente il segno e l’indiscutibile efficacia dell’operazione finiana si ripercuotono sull’intero quadro politico, non solo nel devastato campo berlusconiano. Ci sono dei conti da aggiornare, sia nello speranzoso terzo polo che nel centrosinistra.

È evidente l’asse che il presidente della camera ha stabilito col suo predecessore. Per Casini, la prospettiva di fare coalizione con Fli è un po’ un ritorno all’antico: al centrodestra dei primi anni del bipolarismo, senza il grande federatore. Ora i finiani appaiono un po’ più laici e moderni dell’Udc, ma sono dettagli nella prospettiva di succhiare via milioni di voti a un Pdl esangue.

Un po’ diverso il discorso per chi, come l’Api di Rutelli, puntava sulla nascita di Kadima, cioè di un polo centrista post-ideologico parimenti alimentato dai reduci delle fallimentari esperienze Pdl e Pd. Potremmo sbagliare, ma non è esattamente questo il senso di Perugia. Il nuovo centrodestra di Fini e di Casini è, appunto, un centrodestra. Ed è anche bene che sia così, se gli affidiamo la missione di chiudere la stagione berlusconiana a colpi di consenso reale e non di trame di Palazzo. Fare l’ala sinistra liberale del futuro centrodestra alternativo al centrosinistra: questo il percorso di Api? Un percorso difficile.

L’esplosione del nuovo competitor sulla scena dovrebbe rianimare, non deprimere, le ambizioni maggioritarie dei democratici.

Fanno bene Bersani e Bindi a rivendicare l’autonomia del partito dalle mosse altrui: la manifestazione dell’11 dicembre cade nel momento giusto, sarà un successo perché darà voce e protagonismo a persone che non vogliono delegare a nessuno il proprio colpo al declinante Berlusconi.

Non basta però. Paradossalmente, Fini può diventare una minaccia mortale: se riuscisse a rifondare con l’Udc un centrodestra forte oltre Berlusconi, il Pd sarebbe condannato all’opposizione per un’altra lunga stagione.

Coltivare il proprio orto è sempre meno sufficiente. Di nuovo la competizione si gioca dove l’elettorato è più mobile, e si gioca ora, nel momento di massima incertezza. Il week-end democratico, fra le assemblee di Roma e di Firenze, non è estraneo a questo discorso: qui su Europa ne faremo – da oggi in poi – l’oggetto principale del nostro lavoro di analisi e di commento.


editoriale del quotidiano "Europa"

1 commento:

  1. Europa ha colto il senso profondo del discorso del Presidente Fini, Fli non sarà un partitino, ma guarda alla costruzione di un nuovo centrodestra alternativo alla sinistra !

    RispondiElimina