C’era da aspettarsi che fosse Bocchino ad anticipare le affermazioni di Casini. Perché alle spalle ci sono mesi, ormai anni, di dibattito proprio all’interno dell’area politica che ha generato il Fli: su questo fronte si stanno distinguendo Farefuturo Web Magazine e, ultimamente, il mensile Caffeina. Guarda caso, a quel dibattito ha contribuito in minima parte anche uno come me, che è stato iscritto al Pci (finché c'è stato) e ha lavorato per 16 anni all'Unità. Ebbene, con questi trascorsi, che non rinnego, mi trovo a mio agio tra coloro che scrivono su Caffeina e su Ffwebmagazine. Sono “finiano”? Sono diventato “di destra”? Macché, sono uno che ama provare a riflettere, che oggi ha molte identità di vedute con i finiani e che ne apprezza l’apertura mentale. Diciamo che in realtà - volendo provocare... - oggi ho “nostalgia” del patrimonio, andato per lo più disperso, che portava con sé un piccolo partito, il partito d’Azione di Piero Gobetti e Carlo Rosselli: proponeva un progetto di equità, accompagnato dalla giustizia sociale e dalla fede incrollabile nella democrazia e nella libertà; e aveva l’europeismo tra i suoi ideali. Peccato che sia scomparso nel 1947, molto prima che io nascessi.Cosa c’entra questo rapido excursus sulle mie simpatie politiche con la domanda posta a Bocchino? C’entra. Certe categorie - in base alle quali io, da ragazzo, ragionai per fare alcune scelte politiche - oggi sono superate. E lo sono perché la storia ha completamente cambiato il mondo: ad esempio, non ci sono più i blocchi della guerra fredda e abbiamo un presidente Usa afro-americano, quando solo 50 anni fa suo padre non poteva nemmeno entrare in molti ristoranti di Whashington.Non solo. Quelle categorie sono superate perché, anche come conseguenza del mutamento del panorama geo-politico-economico mondiale, in Italia ha prevalso il berlusconismo, che ha - volenti o nolenti - profonde radici nella società. E alla corte di Berlusconi ci sono ex dc, ex pci, ex psi, ex msi, ex radicali, etc. Non sappiamo quale forma sia destinato ad assumere questo magma, man mano che si raffredderà la tensione egocentrica che il suo leader ha usato per costruire quella forza politica. Però qualcuno sa collocare in base alle vecchie categorie il berlusconismo? È a destra, al centro, a sinistra? Possiamo provare a incastrarlo in qualche vecchio contenitore, ma non troveremo mai il suo. Il berlusconismo è una categoria nuova della politica, così come lo è - con presupposti e prospettive diverse - la Lega Nord, da 25 anni in azione.Ebbene, continuare a ragionare in base alle vetuste categorie di destra, centro e sinistra - malgrado le novità rappresentate da berlusconismo e leghismo in Italia e nonostante il mutamento sociale - rischia di rendere incomprensibile tutto. È come se, per fare un esempio, si parlasse dell’Universo continuando a ritenere che il sia il Sole a girare attorno alla Terra e non viceversa. In Italia si tratta invece di capire e di capirsi: per restituire alla società quegli ideali, senza etichetta, già contenuti nella nostra bellissima Costituzione, che non a caso sembra ancora una ragazzina, malgrado tutto quello che è successo. E si tratta di far fronte in maniera democratica e solidale alle nuove sfide che i mutamenti sociali ci impongono.Oggi il berlusconismo è una risposta a quei mutamenti; ma è una risposta basata sul culto della personalità di un uomo e sulla sua “monarchia”. Un sistema sbagliato in generale e - come dimostra la cronaca politica - congenitamente destinato ad autodistruggersi, con conseguenze imprevedibili. Dunque il superamento del berlusconismo e un progetto alternativo di governo del sistema devono essere gli obiettivi di tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’Italia e degli italiani. Con tanti saluti alla tutela di vecchie etichette di denominazione d’origine controllata. Di questa esigenza moltissimi ormai sono consapevoli. C’è bisogno adesso che la politica, intesa in senso nobile come sfera delle decisioni collettive sovrane, se ne faccia interprete.Ecco, il dibattito nato su Ffwebmagazine e Caffeina ha contribuito ad aiutarmi a capire queste cose. In altri casi ho offerto il mio contributo alla riflessione. Sono ottimista: non sarà un caso se ciò che ho scritto per i magazine “finiani” sull’abuso politico della Storia, soprattutto da parte della Lega Nord, io lo abbia esposto negli stessi identici termini a Gattatico, durante la recente summer school dell’Istituto “Alcide Cervi”. Quel punto di vista, 65 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, andava bene per entrambi i tipi di ascoltatori e lettori.
Certo, il superamento delle vecchie categorie può suscitare anche qualche perplessità. Nel febbraio scorso, ad esempio, Bruno Ballardini su Linus commentò una mia riflessione per Ffwebmagazine «sul modo in cui metabolizziamo le grandi tragedie del pianeta attraverso i mass-media», attribuendomi generosamente l’etichetta di esponente del «think tank della “nuova destra”». E si chiese: «In questa come in altre occasioni, pare incredibile che da giovani (magari!, ndr) critici appartenenti a uno schieramento politico conservatore possa provenire un pensiero così vicino a quello progressista. O forse si tratta di avatar di una destra conservatrice e burlona che onora in modo nuovo e attuale l’eterno spirito carnascialesco? Prima o poi, occorrerà togliersi le rispettive maschere e guardarsi negli occhi». Appunto. Via le maschere. Cominciamo davvero a parlare nelle vesti di chi vuole una società solidale, democratica e liberale, raccogliendo il meglio di ciò che la nostra storia ci ha lasciato in eredità. E usciamo dalla palude del berlusco-leghismo. Tutti assieme. Senza andare a rispolverare, più o meno consapevolmente, le vecchie casacche del secolo scorso.
di Marco Brando
da www.ffwebmagazine.it
Testimonianza sentita quella di Marco Brando, Fli deve diventare un contenitore di anime diverse se vuole davvero contribuire a creare una destra nuova !
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