Desidero innanzitutto ringraziare gli amici del comitato promotore che mi hanno dato questo grande onore e questo grande onere di guidare il movimento giovanile di Futuro e Libertà in una fase costituente e quindi storica, una fase che tutti quanti noi ricorderemo come pioneristica, esaltante, emozionante. Ma ancor di più voglio ringraziare le migliaia di giovani che ho incontrato nell’ultimo mese e mezzo, quando insieme agli altri amici, ho girato il Paese per partecipare alle prime Assemblee regionali del movimento giovanile che verrà. Assemblea sempre affollate, con grande partecipazione attiva dei giovani, a dimostrazione di come questa Assemblea di oggi non sia un evento episodico, ma solo una tappa di percorso già ben avviato. Abbiamo chiamato il nostro tour “Una Generazione per l’Italia”, e con grande orgoglio possiamo dire che siamo un movimento già realmente esistente sul territorio, dal Piemonte alla Sicilia. A dimostrazione che c’è una grande voglia di partecipazione dei giovanissimi alla politica che – ve lo prometto – non tradiremo mai.
E questi giovani non sono certamente degli sprovveduti. C’è chi viene da Azione Giovani, c’è chi invece viene da Forza Italia giovani, ma il vero motivo di soddisfazione non è l’aver fatto la collezione di figurine sbiadite di classe dirigente dei vecchi movimenti giovanili, ma l’aver incontrato tantissimi ragazzi e ragazze che per la prima volta si sono affacciati alla vita pubblica del nostro Paese. Questo è sicuramente uno dei meriti maggiori dell’avventura che abbiamo intrapreso, con Generazione Italia prima e Futuro e Libertà oggi: aver dato la speranza che la politica non sia sempre e comunque una schifezza, che i partiti non sono tutti uguali, che chi fa politica non per forza è lì a curare il proprio interesse particolare. No! Questi giovani che per la prima volta si affacciano alla politica vogliono dare un contributo al proprio Paese, alla terra nella quale son cresciuti, alla terra che amano. Vogliono servire l’Italia e costruire il Futuro. E non vogliono arrendersi a un presente che non ci piace.
C’è una grande voglia di una nuova politica. Una politica che la smetta di gridare, che smetta di essere un teatrino, un luogo dove litigare sempre e comunque, un perenne talk show dove ognuno recita la propria parte in commedia. E il problema non è lo scontro, il confronto aspro, la contrapposizione forte. In America c’è stata una recente campagna elettorale nella quale se le sono date di santa ragione, sì, ma su temi come la sanità, le tasse, l’economia, il futuro dei giovani, la politica estera. I Repubblicani hanno vinto le elezioni e il Presidente Obama si è piegato alla volontà popolare ammettendo di “Aver fatto qualche sbaglio”. Ecco, questa è la politica che sogniamo in questo Paese. Ma soprattutto sogniamo un Paese diverso, migliore. Un Paese dove il modello per i giovani non può essere quello delineato dal presidente del Consiglio, che raccomanda ai ragazzi di andare a lavorare all’estero e alle ragazze di trovarsi un marito ricco. No! Non è questo il Paese che abbiamo sognato. Ma non per questo smetteremo di sognare.
La mia generazione, grazie alle compagnie low cost, ha avuto modo di volare con poche centinaia di euro e di visitare tutti i Paesi d’Europa, e anche l’America e i Paesi emergenti. E quante volte siamo tornati a casa, abbiamo sempre avvertito un senso di frustrazione, una rabbia repressa. Questo è vero ancor di più al Sud. Mi capita spesso di vedere su facebook i miei amici del Liceo che si impegnano per costruire il proprio futuro. Ma, sono tutti al Nord o all’Estero. Ecco, noi sogniamo un Paese, il nostro Paese, dove sia possibile costruire il proprio futuro, senza esser costretti a comprare un biglietto di sola andata. Noi vogliamo un Paese nel quale ognuno di noi abbia l’opportunità di realizzare i propri sogni.
E invece oggi spesso l’unica opportunità che ci appare sono quelle che si palesano davanti ai nostri occhi quando andiamo a Londra, a Parigi, a Berlino. Quelle opportunità che non vediamo quando partecipiamo a un concorso, convinti – nella nostra giustificata sfiducia – che tutti i posti siano già assegnati agli amici degli amici, in barba alla meritocrazia che sentiamo enunciare solo in campagna elettorale. Quelle opportunità che non vediamo quando sogniamo di entrare nel mondo della Ricerca e dell’Università, perché davanti a noi – per quel posto da ricercatore o per quella cattedra – c’è sempre un figlio, un nipote, una moglie del barone di turno. Quelle opportunità che non vediamo quando entriamo nel mondo del lavoro con un contratto a progetto, che non è di per sé un male, ma senza intravedere una progressione di carriera, un miglioramento economico, una stabilità che invece hanno avuto i nostri padri e alla quale noi abbiamo rinunciato. E così abbiamo rinunciato a credere di poterci creare una famiglia in un’età decente, abbiamo rinunciato a credere di poterci comprare una casa – anche solo tra 40 anni -, abbiamo rinunciato a credere di poter vedere un futuro nel nostro paese. Insomma, abbiamo rinunciato a credere. E un Paese che non crede in nulla è un Paese senza futuro.
Ma non ci venite a dire che siamo bamboccioni, lamentosi, svogliati. Non è così. Noi ci proviamo. Tutti i giorni. Ma ci proviamo la prima volta, armati dalle migliori intenzioni, e poi una seconda, perché bisogna darsi sempre un’altra chance, e poi una terza, una quarta e una quinta. Salvo poi arrendersi all’evidenza che questo non è un Paese per giovani. E così andiamo a cogliere le nostre opportunità all’estero, dove il merito non è solo una parola che ti fa prendere qualche voto. Andiamo via dall’Italia. Come i nostri nonni. Ma loro avevano le valigie di cartone, noi Lauree e Master. Sia chiaro: quello che noi vogliamo non è il posto fisso, non è l’assistenzialismo che ha rovinato il Sud, non è il progettino ministeriale per i giovani. Noi vogliamo opportunità. Noi vogliamo giocarci la nostra partita. Perché, vedete, il problema non è che la mia generazione sta perdendo la partita. No! Il problema è che alla mia generazione non è permesso di mettere piede sul campo da gioco. E per dare opportunità alla mia generazione, non servono politiche giovanili, una concezione burocratica da riserva indiana, manco fossimo una specie protetta. No! Alla nostra generazione servono politiche per il futuro, non solo per noi giovani di oggi, ma anche per chi verrà dopo di noi, per i nostri figli – se mai li avremo – e per i nostri nipoti.
Questa deve essere la missione di Futuro e Libertà e questa sarà sicuramente la missione del movimento giovanile. Se Futuro e Libertà dovrà parlare a tutti gli italiani, dato che abbiamo grandi speranze, grandi sogni e grandi possibilità, il movimento giovanile dovrà parlare a tutti giovani, con il linguaggio della nostra generazione e nei luoghi dove i giovani vivono, si divertono, crescono.
Il nostro movimento si chiamerà Generazione Giovani, come ha deciso il Comitato promotore, almeno fino al Congresso di Milano. Avrà i circoli, che sarà possibile costituire già tra pochi giorni. Ma Generazione Giovani avrà soprattutto il compito di stimolare Futuro e Libertà sulle tematiche dei giovani, e quindi sulle tematiche del futuro e della libertà. Saremo tosti, inflessibili, ma concreti. Individueremo le priorità della nostra generazione e le declineremo in chiave futurista, nel senso di politiche per il futuro, da girare al partito. E il partito dovrà portare avanti le battaglie che insieme decideremo di combattere. Questa è la politica, lo dico agli amici che con me hanno condiviso una militanza nei movimenti giovanili di AN e di FI e che oggi son rimasti nel Pdl. Discutere, studiare, confrontarsi e poi decidere. Questa è la politica, non certo cantare “Meno male che Silvio c’è”.
Tanti di noi vengono dal Pdl, tantissimi dai movimenti giovanili. Abbiamo vissuto esperienea non positive, che non vogliamo ripetere. E vi prometto che non le ripeteremo. Per poter fare la lezione agli altri bisogna dare il buon esempio, mi hanno insegnato. E quindi mi batterò fino alla fine per avere un movimento giovanile nuovo per davvero, nelle forme e nei contenuti. E dovrà essere soprattutto un movimento giovanile giovane, sul serio. Basta con i dirigenti nazionali di 35 anni. Basta! Io ho delle idee chiare che ho provato e proverò a far diventare patrimonio comune di tutti voi: voglio un movimento giovanile dove si fanno i congressi. Basta con presidenti provinciali e nazionali in carica per 7 anni. I congressi non sono un dramma. Le elezioni interne a un partito non sono uno spauracchio da esorcizzare. La democrazia interna ai partiti non è un lusso che possiamo decidere di eliminare. La mia idea è che da noi i mandati dureranno due anni con una sola possibilità di rielezione. E soprattutto si potranno candidare solo i giovani che hanno meno di 30 anni. E poi vorrei un movimento giovanile dove un anno si eleggono i Coordinatori cittadini, provinciali e l’anno successivo il Coordinatore nazionale e la Direzione Nazionale. Così diremo addio ai pacchetti di tessere nell’anno congressuale, quel fenomeno vergognoso che mortifica l’impegno politico e degrada la vita interna ai partiti. E sarà anche un movimento aperto, dove tutti potranno iscriversi – basta non avere precedenti penali, cosa che da noi non è un dettaglio – e dove tutti potranno partecipare ai nostri congressi, in modo da far diventare reali le persone che si sono avvicinate a noi – e sono tante – grazie al mondo virtuale di internet e dei social media. Abbiamo tante idee, e ne discuteremo di qui a Milano e sicuramente anche dopo. Perché vogliamo essere da stimolo per il nostro partito, per evitare che si possano commettere gli errori del passato e per concretizzare la grande richiesta di democrazia interna ai partiti che c’è in Italia. Basta con il centralismo carismatico, basta con l’assunto “il Capo ha sempre ragione”, basta con i partiti senza iscritti, senza regole, senza congressi. Noi saremo un’altra cosa, una cosa ben diversa. Noi siamo futuristi.
E per essere diversi, però, ci serve anche una mano, Presidente Fini. Noi ci metteremo il nostro, ma voi dovete aiutarci. Poiché vogliamo costruire un movimento giovanile libero, chiediamo libertà. Di organizzarci, di discutere, di proporre, di sbagliare. Lasciateci libertà. Lasciateci sperimentare, osare, divertirci. Lasciateci formulare le nostre proposte, che poi discuteremo tutti insieme,. Lasciateci fare lobbyng giovanile. Lobbyng futurista, lobbyng di libertà. Vogliamo un Paese che ci dia la possibilità di giocarcela e conseguentemente desideriamo un partito che ci dia l’opportunità di entrare in campo e vincere la partita. Tanto giochiamo nella stessa squadra…
Costruiremo un movimento giovanile che avrà come missione principale quella di servire l’Italia. Se il movimento giovanile del Pdl si definisce la Berlusconi Generation, parole e musica del loro Coordinatore nazionale, noi gridiamo con forza di essere la Generazione Italia. Non ci interessano bunga bunga, leggi ad personam, Lodi di vario genere e frequentazioni di dubbio gusto e di zero moralità. Per noi l’Italia viene prima di tutto, Country First dicono gli inglesi. Noi amiamo l’Italia. Noi vogliamo servire l’Italia. Noi facciamo politica per costruire un’Italia migliore, non per raggiungere questa o quella poltrona in qualche comoda lista bloccata o per mettere a posto qualche nostro problemino con la Legge. Noi vogliamo lasciare il segno, in questo Paese. Noi tutti vogliamo essere esempio e dare una speranza alla nostra generazione. Noi vogliamo dire ai nostri coetanei che è difficile, vero, ma non per forza tutto quel che è difficile è impossibile. E che se solo vorremo, potremo finalmente dare un futuro di libertà alla nostra Italia.
Chiudo citando un grande italiano, che l’anno prossimo – in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia – tornerà familiare a tutti noi. “Io sogno figlio della Libertà. A lei devo tutto quel che sono”. Camillo Benso Conte di Cavour.
Grazie!
di Gianmario Mariniello
I nostri migliori auguri a Gianmario Mariniello, condividiamo tra le altre cose l'impossibilità di essere eletti per oltre due mandati ed il limite d'età a trentanni !
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