Senatore di Futuro e Libertà per l'Italia
giovedì 30 settembre 2010
Noi di Futuro e Libertà siamo pronti per le riforme
Signor Presidente del Consiglio, noi senatori di Futuro e Libertà abbiamo apprezzato la sua volontà, espressa oggi in Senato e ieri alla Camera, di mantenere fede agli impegni presi con gli elettori e di rilanciare quei temi su cui abbiamo costruito la vittoria del 2008.
Su queste sue rinnovate promesse noi le daremo un sostegno convinto e leale perché abbiamo contribuito, e primo tra noi Gianfranco Fini, a scrivere insieme con lei quel programma.
Occorre adesso realizzare concretamente ciò che lei oggi ha enunciato. Noi di Futuro e Libertà vogliamo stimolare l’azione di Governo e arricchirla con proposte precise.
Le faccio subito un esempio concreto di come intendiamo il nostro contributo propositivo e lo faccio su un tema per noi strategico come ricerca e istruzione.
La riforma dell’università è una buona riforma; essa è il frutto di una collaborazione intensa e leale tra Governo e parlamento.
Abbiamo svolto nel passaggio parlamentare un ruolo decisivo di miglioramento del testo, ruolo costruttivo che noi di Futuro e Libertà vogliamo continuare a svolgere per dare ai nostri giovani ed alla nostra Nazione un sistema di ricerca e di istruzione effettivamente di eccellenza.
Il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, in un bel discorso tenuto all’Accademia delle scienze, ha ricordato come gli Stati Uniti abbiano sempre investito risorse importanti nella ricerca, anche nei momenti più difficili della loro storia, per consentire all’America di essere all’avanguardia nel mondo.
Lei sa, signor Presidente del Consiglio, che il prossimo anno è previsto un taglio insopportabile ai bilanci delle università italiane. Saprà anche che, a causa della manovra di luglio, un giovane ricercatore perderà 500 euro al mese di stipendio. Noi di Futuro e Libertà le chiediamo di invertire la rotta.
Questo Governo e questa maggioranza hanno il merito di avere avviato il risanamento di università e scuola; ora si deve tornare ad investire: il tempo dei tagli su istruzione e ricerca è finito.
Inoltre, esiste una questione meridionale, che rappresenta uno dei temi centrali per lo sviluppo di tutto il Paese, ma esiste anche una questione settentrionale. I dati pubblicati nei giorni scorsi evidenziano come il Nord soffra la crisi in modo particolare: si sono registrate, infatti, riduzioni del 6,3 per cento del prodotto interno lordo in Lombardia, del 14,9 per cento della ricchezza prodotta dall’industria nel Nord-Ovest e del 3,1 per cento dell’occupazione nel Nord.
Signor Presidente del Consiglio, la Lombardia deve essere competitiva con la Baviera, Torino con Lione, Genova con Marsiglia. Non basta affidarsi al federalismo fiscale, che pure è importante, ma non è la bacchetta magica.
Ricordo il tema delle infrastrutture: Oggi, come 16 anni fa, chi accede a Milano in certi momenti della giornata perde ore, perché manca ancora una rete strategica di infrastrutture. Malpensa deve essere rilanciata.
Più in generale, noi di Futuro e Libertà siamo convinti che la questione settentrionale si risolva tornando allo spirito del 1994, realizzando quella rivoluzione liberale che prometteva meno tasse su imprese e famiglie, più libertà economica, meno lacci e lacciuoli per i privati e per la pubblica amministrazione, meno spesa pubblica. Quella rivoluzione della libertà è rimasta in buona parte e troppo a lungo ancora inattuata.
Certamente ci vogliono le risorse. Noi forniremo un contributo concreto per trovarle, ad esempio proponendo un disegno di legge costituzionale di riforma degli enti locali per accorpare i Comuni e per rivedere l’istituto delle Province. Ci auguriamo che l’interesse strategico del Paese prevalga su piccoli localismi.
Signor Presidente del Consiglio, mettiamo fine a polemiche inutili. Iniziamo, ognuno con la propria sensibilità e con la propria ricchezza di idee e di proposte, a lavorare insieme per il bene dell’Italia.
Noi di Futuro e Libertà siamo pronti!
Su queste sue rinnovate promesse noi le daremo un sostegno convinto e leale perché abbiamo contribuito, e primo tra noi Gianfranco Fini, a scrivere insieme con lei quel programma.
Occorre adesso realizzare concretamente ciò che lei oggi ha enunciato. Noi di Futuro e Libertà vogliamo stimolare l’azione di Governo e arricchirla con proposte precise.
Le faccio subito un esempio concreto di come intendiamo il nostro contributo propositivo e lo faccio su un tema per noi strategico come ricerca e istruzione.
La riforma dell’università è una buona riforma; essa è il frutto di una collaborazione intensa e leale tra Governo e parlamento.
Abbiamo svolto nel passaggio parlamentare un ruolo decisivo di miglioramento del testo, ruolo costruttivo che noi di Futuro e Libertà vogliamo continuare a svolgere per dare ai nostri giovani ed alla nostra Nazione un sistema di ricerca e di istruzione effettivamente di eccellenza.
Il presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, in un bel discorso tenuto all’Accademia delle scienze, ha ricordato come gli Stati Uniti abbiano sempre investito risorse importanti nella ricerca, anche nei momenti più difficili della loro storia, per consentire all’America di essere all’avanguardia nel mondo.
Lei sa, signor Presidente del Consiglio, che il prossimo anno è previsto un taglio insopportabile ai bilanci delle università italiane. Saprà anche che, a causa della manovra di luglio, un giovane ricercatore perderà 500 euro al mese di stipendio. Noi di Futuro e Libertà le chiediamo di invertire la rotta.
Questo Governo e questa maggioranza hanno il merito di avere avviato il risanamento di università e scuola; ora si deve tornare ad investire: il tempo dei tagli su istruzione e ricerca è finito.
Inoltre, esiste una questione meridionale, che rappresenta uno dei temi centrali per lo sviluppo di tutto il Paese, ma esiste anche una questione settentrionale. I dati pubblicati nei giorni scorsi evidenziano come il Nord soffra la crisi in modo particolare: si sono registrate, infatti, riduzioni del 6,3 per cento del prodotto interno lordo in Lombardia, del 14,9 per cento della ricchezza prodotta dall’industria nel Nord-Ovest e del 3,1 per cento dell’occupazione nel Nord.
Signor Presidente del Consiglio, la Lombardia deve essere competitiva con la Baviera, Torino con Lione, Genova con Marsiglia. Non basta affidarsi al federalismo fiscale, che pure è importante, ma non è la bacchetta magica.
Ricordo il tema delle infrastrutture: Oggi, come 16 anni fa, chi accede a Milano in certi momenti della giornata perde ore, perché manca ancora una rete strategica di infrastrutture. Malpensa deve essere rilanciata.
Più in generale, noi di Futuro e Libertà siamo convinti che la questione settentrionale si risolva tornando allo spirito del 1994, realizzando quella rivoluzione liberale che prometteva meno tasse su imprese e famiglie, più libertà economica, meno lacci e lacciuoli per i privati e per la pubblica amministrazione, meno spesa pubblica. Quella rivoluzione della libertà è rimasta in buona parte e troppo a lungo ancora inattuata.
Certamente ci vogliono le risorse. Noi forniremo un contributo concreto per trovarle, ad esempio proponendo un disegno di legge costituzionale di riforma degli enti locali per accorpare i Comuni e per rivedere l’istituto delle Province. Ci auguriamo che l’interesse strategico del Paese prevalga su piccoli localismi.
Signor Presidente del Consiglio, mettiamo fine a polemiche inutili. Iniziamo, ognuno con la propria sensibilità e con la propria ricchezza di idee e di proposte, a lavorare insieme per il bene dell’Italia.
Noi di Futuro e Libertà siamo pronti!
di Giuseppe Valditara
Senatore di Futuro e Libertà
mercoledì 29 settembre 2010
Ripartiamo da taglio delle tasse e ddl anticorruzione
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia esprime apprezzamento per il passaggio parlamentare, che il Presidente del Consiglio ha voluto fare.
Il passaggio parlamentare fa chiarezza rispetto ad un problema che esiste – non possiamo negarlo – e che non è un problema tra il Governo e il consenso del Paese, tra il Governo e la maggioranza all’interno delle Camere: è un problema di rapporti tra il Governo e la sua maggioranza e oggi si va verso un voto di fiducia con il sostegno di tre gruppi parlamentari anziché due, di quattro soggetti anziché tre, aggiungendo gli amici del gruppo Misto-MpA-Sud che si sono presentati alle elezioni con la maggioranza.
Lei stesso, signor Presidente del Consiglio, ha parlato di riconoscimento delle diversità e dell’autonomia delle molteplici forze politiche. Noi crediamo che il riconoscimento che oggi passa attraverso l’approvazione congiunta di quattro documenti parlamentari, che rappresentano quattro anime con pesi diversi di una stessa maggioranza e di uno stesso blocco politico e culturale, possa essere veramente l’occasione per valorizzare le diversità, anziché per comprimerle.
È stato un errore a riguardo, secondo il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, tentare la strada dell’autosufficienza: l’autosufficienza rischiava di dar vita ad una maggioranza più ristretta e diversa, nuova, non coincidente a pieno con la volontà popolare. Lei, Presidente del Consiglio, dice sempre che la nostra stella polare deve essere la volontà popolare. Seguire la volontà popolare significa che non è corretto sostituire parlamentari eletti con la maggioranza, pensando di potere fare entrare in maggioranza parlamentari eletti con l’opposizione.
Noi non ci sottraiamo al nostro dovere: ribadiamo il nostro ancoraggio politico e culturale al centrodestra e la nostra volontà di portare avanti la legislatura sino all’ultimo giorno. Siamo disponibili su tutto ciò che è scritto sul programma. Sul resto siamo pronti a discutere preliminarmente con tutta la maggioranza, senza diktat, senza logiche di prendere o lasciare, che qualche volta ci sono state avanzate, ma senza neanche alcuna preclusione preconcetta.
Lei ha gli strumenti, signor Presidente del Consiglio, per procurare armonia assennata – e lo diciamo come gruppo assennato – tra i quattro soggetti della maggioranza. Usi questi strumenti. Oggi lei ha detto che la sua indole personale è aperta al confronto. Le dico la verità: dopo quello che abbiamo vissuto in due mesi, dal 29 luglio al 29 settembre, la cosa ci ha fatto un poco sorridere. Ma la invitiamo a dimostrarci questa apertura al confronto.
Il nostro vincolo con gli elettori non può venir meno, il nostro vincolo sul programma non verrà mai meno. Nel programma è scritto che dobbiamo fare la riforma del fisco; nel programma è scritto che dobbiamo portare la tassazione sotto il 40 per cento per tutti, che dobbiamo dar vita al quoziente familiare, detassare le tredicesime, far pagare alle imprese l’IVA dopo l’incasso delle fatture, rimborsare l’IVA entro 60 o 90 giorni, abolire l’IRAP.
La invitiamo a farlo, signor Presidente del Consiglio, su questo avrà sempre i nostri voti, noi ci saremo sempre su questi temi. Per fare questo dobbiamo imprimere una svolta ancor più forte nella lotta all’evasione: la Corte dei conti dice che vi sono 130 miliardi di euro nascosti nell’evasione.
Possiamo fare la riforma del fisco e tante, tante, tante altre cose: dobbiamo tagliare seriamente i costi di uno Stato che è un pachiderma, soprattutto rispetto ai servizi che diamo, completare le liberalizzazioni, affrontare la crisi economica dopo aver gestito – molto bene – la crisi finanziaria.
Per affrontare la crisi economica la prima cosa sarebbe la nomina del Ministro dello sviluppo economico, la seconda quella di finanziare lo sviluppo perché abbiamo evitato il crack finanziario ma le imprese hanno bisogno di ossigeno, di credito, di sostegno per l’internazionalizzazione, di sostegno per mantenere i livelli occupazionali.
Dobbiamo pensare al lavoro: i dati sulla disoccupazione sono allarmanti, soprattutto per i giovani e le donne. Dobbiamo andare alla ricerca di una terza via tra la vecchia rigidità del mercato del lavoro e la presente precarietà che cerca di minare la dignità, soprattutto dei giovani e delle donne che entrano in un nuovo mercato del lavoro: cerchiamola questa terza via, che sia una flessibilità virtuosa che dà qualche opportunità in meno ma qualche soldo in più in tasca, soprattutto ai giovani.
Lei ha parlato del Piano per il sud: finalmente, ci fa piacere, lo attendiamo da tempo in Parlamento. Noi però andiamo oltre: vogliamo parlare di nord e di sud, vogliamo colmare il divario tra nord e sud, vogliamo garantire davvero la coesione sociale e la coesione nazionale.
Cominciamo dal nord: il nord deve competere con le aree più forti e più ricche dell’Europa centrale e per farlo ha bisogno di semplificazione burocratica e fiscale, di infrastrutture materiali e immateriali (siamo molto in ritardo, ad esempio, sulla banda larga), di innovazione e ricerca soprattutto per le piccole e medie imprese: in questo settore siamo veramente tra gli ultimi negli investimenti.
Il sud ha bisogno di una scossa, dobbiamo farlo uscire dalla logica dell’assistenzialismo e lo dico da uomo del sud, però non basta il manifesto Banca del sud, Ponte sullo Stretto, Salerno-Reggio Calabria. Ben vengano ma da qui ai prossimi due anni e mezzo, alla fine della legislatura, dubito che i cittadini del sud trarranno vantaggio da queste tre opzioni-manifesto.
Abbiamo bisogno di dare al sud una grande stagione delle opportunità sfruttando l’occasione che può esser data anche dal federalismo fiscale che responsabilizza di più chi governa il territorio. Il sud ha bisogno di fiscalità di vantaggio, ha bisogno di infrastrutture che non sono solo le grandi infrastrutture ma un lungo elenco di quelle piccole e medie infrastrutture di cui hanno bisogno le città e le regioni meridionali.
Per fare questo cominciamo a non togliere al sud quello che ha: negli ultimi due anni e mezzo fa abbiamo preso dai fondi FAS 13 miliardi e mezzo di euro, li abbiamo usati come un bancomat per l’Abruzzo e per i rifiuti di Napoli, per l’ICI e per l’Alitalia, per le Ferrovie dello Stato e per Trenitalia, per i grandi eventi e per le carceri.
Cominciamo a lasciare al sud le risorse che erano destinate al sud. Pensiamo poi ai giovani: dobbiamo investire nella formazione e nella ricerca. Nel contratto con gli italiani, nel programma di Governo che ci vede vincolati vi è scritto che dobbiamo creare delle no tax area per il lavoro giovanile e per l’impresa giovanile: facciamolo! Nel contratto di programma vi è scritto, per la prima volta, che dobbiamo attuare appieno l’articolo 34 della Costituzione, quello che dice che devono andare avanti i più capaci e i più meritevoli: facciamolo, signor Presidente del Consiglio, i voti di Futuro e Libertà per l’Italia ci saranno sempre su questi punti del programma.
E visto che ci siamo, diamo l’esempio in politica: cominciamo a far andare avanti i più capaci e i più meritevoli quando bisogna rappresentare gli interessi degli italiani!
Vi sono poi degli argomenti che non sono stati toccati ma che sono al centro delle preoccupazioni dei cittadini: mi riferisco al grande tema ambientale, all’aria, all’acqua, al cibo che si mangia. E arrivo al tema della giustizia, che è sicuramente un tema delicato. Per noi giustizia come tema fa coppia con legalità: noi dobbiamo garantire il principio di legalità nel Paese, dobbiamo dar vita ad una nuova etica pubblica, dobbiamo combattere duramente la corruzione che ci costa 60 miliardi di euro all’anno.
E a questo proposito, signor Presidente del Consiglio: faccia tirar fuori dai cassetti polverosi quel disegno di legge che porta la sua prima firma e che da sei mesi è fermo in Parlamento e non comincia un iter serio!
Scriviamo nero su bianco che i politici che sono condannati in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione devono essere espulsi a vita dalla politica, perché i cittadini non hanno più bisogno di loro.
Sulla riforma della giustizia, lei ci ha illustrato dei titoli che sono condivisibili: dobbiamo declinarli in provvedimenti, e quando li declineremo, se saremo chiamati a contribuire, noi lavoreremo per fare in modo che non si crei danno ai cittadini. Siamo favorevoli alla legge che tutela le alte cariche dello Stato, sospendendo i processi e rinviandoli a dopo l’esercizio delle funzioni. Siamo favorevoli a smaltire le cause civili pendenti, ma non vorremmo mai e non saremo mai d’accordo con una legge che, per smaltire le cause civili pendenti, tolga la possibilità ad un solo cittadino o ad una sola azienda di questo Paese di avere la giustizia che aspetta dal suo giudice civile. Siamo favorevoli alla riforma della giustizia, ma non saremo mai favorevoli ad una riforma punitiva nei confronti della magistratura, che per noi è baluardo per garantire la sicurezza e la giustizia ai cittadini.
Per queste ragioni, insieme con i colleghi del MpA, diciamo «sì» alla fiducia, sentendoci vincolati assieme al mandato ricevuto dagli elettori ed al programma di Governo, ai suoi contenuti, alle sue finalità e alla sua effettiva realizzazione.
Italo Bocchino
Capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà
Il passaggio parlamentare fa chiarezza rispetto ad un problema che esiste – non possiamo negarlo – e che non è un problema tra il Governo e il consenso del Paese, tra il Governo e la maggioranza all’interno delle Camere: è un problema di rapporti tra il Governo e la sua maggioranza e oggi si va verso un voto di fiducia con il sostegno di tre gruppi parlamentari anziché due, di quattro soggetti anziché tre, aggiungendo gli amici del gruppo Misto-MpA-Sud che si sono presentati alle elezioni con la maggioranza.
Lei stesso, signor Presidente del Consiglio, ha parlato di riconoscimento delle diversità e dell’autonomia delle molteplici forze politiche. Noi crediamo che il riconoscimento che oggi passa attraverso l’approvazione congiunta di quattro documenti parlamentari, che rappresentano quattro anime con pesi diversi di una stessa maggioranza e di uno stesso blocco politico e culturale, possa essere veramente l’occasione per valorizzare le diversità, anziché per comprimerle.
È stato un errore a riguardo, secondo il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia, tentare la strada dell’autosufficienza: l’autosufficienza rischiava di dar vita ad una maggioranza più ristretta e diversa, nuova, non coincidente a pieno con la volontà popolare. Lei, Presidente del Consiglio, dice sempre che la nostra stella polare deve essere la volontà popolare. Seguire la volontà popolare significa che non è corretto sostituire parlamentari eletti con la maggioranza, pensando di potere fare entrare in maggioranza parlamentari eletti con l’opposizione.
Noi non ci sottraiamo al nostro dovere: ribadiamo il nostro ancoraggio politico e culturale al centrodestra e la nostra volontà di portare avanti la legislatura sino all’ultimo giorno. Siamo disponibili su tutto ciò che è scritto sul programma. Sul resto siamo pronti a discutere preliminarmente con tutta la maggioranza, senza diktat, senza logiche di prendere o lasciare, che qualche volta ci sono state avanzate, ma senza neanche alcuna preclusione preconcetta.
Lei ha gli strumenti, signor Presidente del Consiglio, per procurare armonia assennata – e lo diciamo come gruppo assennato – tra i quattro soggetti della maggioranza. Usi questi strumenti. Oggi lei ha detto che la sua indole personale è aperta al confronto. Le dico la verità: dopo quello che abbiamo vissuto in due mesi, dal 29 luglio al 29 settembre, la cosa ci ha fatto un poco sorridere. Ma la invitiamo a dimostrarci questa apertura al confronto.
Il nostro vincolo con gli elettori non può venir meno, il nostro vincolo sul programma non verrà mai meno. Nel programma è scritto che dobbiamo fare la riforma del fisco; nel programma è scritto che dobbiamo portare la tassazione sotto il 40 per cento per tutti, che dobbiamo dar vita al quoziente familiare, detassare le tredicesime, far pagare alle imprese l’IVA dopo l’incasso delle fatture, rimborsare l’IVA entro 60 o 90 giorni, abolire l’IRAP.
La invitiamo a farlo, signor Presidente del Consiglio, su questo avrà sempre i nostri voti, noi ci saremo sempre su questi temi. Per fare questo dobbiamo imprimere una svolta ancor più forte nella lotta all’evasione: la Corte dei conti dice che vi sono 130 miliardi di euro nascosti nell’evasione.
Possiamo fare la riforma del fisco e tante, tante, tante altre cose: dobbiamo tagliare seriamente i costi di uno Stato che è un pachiderma, soprattutto rispetto ai servizi che diamo, completare le liberalizzazioni, affrontare la crisi economica dopo aver gestito – molto bene – la crisi finanziaria.
Per affrontare la crisi economica la prima cosa sarebbe la nomina del Ministro dello sviluppo economico, la seconda quella di finanziare lo sviluppo perché abbiamo evitato il crack finanziario ma le imprese hanno bisogno di ossigeno, di credito, di sostegno per l’internazionalizzazione, di sostegno per mantenere i livelli occupazionali.
Dobbiamo pensare al lavoro: i dati sulla disoccupazione sono allarmanti, soprattutto per i giovani e le donne. Dobbiamo andare alla ricerca di una terza via tra la vecchia rigidità del mercato del lavoro e la presente precarietà che cerca di minare la dignità, soprattutto dei giovani e delle donne che entrano in un nuovo mercato del lavoro: cerchiamola questa terza via, che sia una flessibilità virtuosa che dà qualche opportunità in meno ma qualche soldo in più in tasca, soprattutto ai giovani.
Lei ha parlato del Piano per il sud: finalmente, ci fa piacere, lo attendiamo da tempo in Parlamento. Noi però andiamo oltre: vogliamo parlare di nord e di sud, vogliamo colmare il divario tra nord e sud, vogliamo garantire davvero la coesione sociale e la coesione nazionale.
Cominciamo dal nord: il nord deve competere con le aree più forti e più ricche dell’Europa centrale e per farlo ha bisogno di semplificazione burocratica e fiscale, di infrastrutture materiali e immateriali (siamo molto in ritardo, ad esempio, sulla banda larga), di innovazione e ricerca soprattutto per le piccole e medie imprese: in questo settore siamo veramente tra gli ultimi negli investimenti.
Il sud ha bisogno di una scossa, dobbiamo farlo uscire dalla logica dell’assistenzialismo e lo dico da uomo del sud, però non basta il manifesto Banca del sud, Ponte sullo Stretto, Salerno-Reggio Calabria. Ben vengano ma da qui ai prossimi due anni e mezzo, alla fine della legislatura, dubito che i cittadini del sud trarranno vantaggio da queste tre opzioni-manifesto.
Abbiamo bisogno di dare al sud una grande stagione delle opportunità sfruttando l’occasione che può esser data anche dal federalismo fiscale che responsabilizza di più chi governa il territorio. Il sud ha bisogno di fiscalità di vantaggio, ha bisogno di infrastrutture che non sono solo le grandi infrastrutture ma un lungo elenco di quelle piccole e medie infrastrutture di cui hanno bisogno le città e le regioni meridionali.
Per fare questo cominciamo a non togliere al sud quello che ha: negli ultimi due anni e mezzo fa abbiamo preso dai fondi FAS 13 miliardi e mezzo di euro, li abbiamo usati come un bancomat per l’Abruzzo e per i rifiuti di Napoli, per l’ICI e per l’Alitalia, per le Ferrovie dello Stato e per Trenitalia, per i grandi eventi e per le carceri.
Cominciamo a lasciare al sud le risorse che erano destinate al sud. Pensiamo poi ai giovani: dobbiamo investire nella formazione e nella ricerca. Nel contratto con gli italiani, nel programma di Governo che ci vede vincolati vi è scritto che dobbiamo creare delle no tax area per il lavoro giovanile e per l’impresa giovanile: facciamolo! Nel contratto di programma vi è scritto, per la prima volta, che dobbiamo attuare appieno l’articolo 34 della Costituzione, quello che dice che devono andare avanti i più capaci e i più meritevoli: facciamolo, signor Presidente del Consiglio, i voti di Futuro e Libertà per l’Italia ci saranno sempre su questi punti del programma.
E visto che ci siamo, diamo l’esempio in politica: cominciamo a far andare avanti i più capaci e i più meritevoli quando bisogna rappresentare gli interessi degli italiani!
Vi sono poi degli argomenti che non sono stati toccati ma che sono al centro delle preoccupazioni dei cittadini: mi riferisco al grande tema ambientale, all’aria, all’acqua, al cibo che si mangia. E arrivo al tema della giustizia, che è sicuramente un tema delicato. Per noi giustizia come tema fa coppia con legalità: noi dobbiamo garantire il principio di legalità nel Paese, dobbiamo dar vita ad una nuova etica pubblica, dobbiamo combattere duramente la corruzione che ci costa 60 miliardi di euro all’anno.
E a questo proposito, signor Presidente del Consiglio: faccia tirar fuori dai cassetti polverosi quel disegno di legge che porta la sua prima firma e che da sei mesi è fermo in Parlamento e non comincia un iter serio!
Scriviamo nero su bianco che i politici che sono condannati in via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione devono essere espulsi a vita dalla politica, perché i cittadini non hanno più bisogno di loro.
Sulla riforma della giustizia, lei ci ha illustrato dei titoli che sono condivisibili: dobbiamo declinarli in provvedimenti, e quando li declineremo, se saremo chiamati a contribuire, noi lavoreremo per fare in modo che non si crei danno ai cittadini. Siamo favorevoli alla legge che tutela le alte cariche dello Stato, sospendendo i processi e rinviandoli a dopo l’esercizio delle funzioni. Siamo favorevoli a smaltire le cause civili pendenti, ma non vorremmo mai e non saremo mai d’accordo con una legge che, per smaltire le cause civili pendenti, tolga la possibilità ad un solo cittadino o ad una sola azienda di questo Paese di avere la giustizia che aspetta dal suo giudice civile. Siamo favorevoli alla riforma della giustizia, ma non saremo mai favorevoli ad una riforma punitiva nei confronti della magistratura, che per noi è baluardo per garantire la sicurezza e la giustizia ai cittadini.
Per queste ragioni, insieme con i colleghi del MpA, diciamo «sì» alla fiducia, sentendoci vincolati assieme al mandato ricevuto dagli elettori ed al programma di Governo, ai suoi contenuti, alle sue finalità e alla sua effettiva realizzazione.
Italo Bocchino
Capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà
martedì 28 settembre 2010
Il videomessaggio del Presidente Fini
Un discorso inevitabile e non più procastinabile di grande responsabilità !
Purtroppo da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente.
Da settimane non si parla dei tanti problemi degli italiani, ma quasi unicamente della furibonda lotta interna al centrodestra.
Da quando il 29 luglio sono stato di fatto espulso dal Popolo della libertà con accuse risibili, tra cui spicca quella di essere in combutta con le procure per far cadere il governo Berlusconi, è partita una ossessiva campagna politico giornalistica per costringermi alle dimissioni da Presidente della Camera, essendo a tutti noto che non è possibile alcuna forma di sfiducia parlamentare.
Evidentemente a qualcuno dà fastidio che da destra si parli di cultura della legalità, di legge uguale per tutti, di garantismo che non può essere impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere problemi personali.
In 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del mio partito non sono mai stato sfiorato da sospetti di illeciti e non ho mai ricevuto nemmeno un semplice avviso di garanzia.
Credo di essere tra i pochi, se non l’unico, visto le tante bufere giudiziarie che hanno investito la politica in questi anni.
E’ evidente che se fossi stato coinvolto in un bello scandalo mi sarebbe stato più difficile chiedere alla politica di darsi un codice etico e sarebbe stato più credibile chiedere le mie dimissioni.
Così deve averla pensata qualcuno, ad esempio chi auspicava il metodo Boffo nei miei confronti, oppure chi mi consigliava dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi di rientrare nei ranghi se non volevo che spuntasse qualche dossier – testuale – anche su di me, “perchè oggi tocca al Premier, domani potrebbe toccare al Presidente della Camera”. Profezia o minaccia?
Puntualmente, dopo un po’, è scoppiato l’affare Montecarlo.
So di dovere agli italiani, e non solo a chi mi ha sempre dato fiducia, la massima chiarezza e trasparenza al riguardo.
I fatti:
An, nel tempo, ha ereditato una serie di immobili. Tra questi, nel 1999, la famosa casa di Montecarlo, che non è una reggia anche se sta in un Principato, 50-55 metri quadrati, valore stimato circa 230 mila euro. Essendo in condizioni quasi fatiscenti e del tutto inutilizzabile per l’attività del Partito, l’11 luglio 2008 è stata venduta alla Società Printemps, segnalatami da Giancarlo Tulliani. L’atto è stato firmato dal Segretario amministrativo, senatore Pontone da me delegato, un autentico galantuomo che per 20 anni ha gestito impeccabilmente il patrimonio del partito, e dai signori Izelaar e Walfenzao.
Il prezzo della vendita, 300 mila euro, è stato oggetto di buona parte del tormentone estivo. Dai miei uffici fu considerato adeguato perchè superava del 30 per cento il valore stimato dalla società immobiliare monegasca che amministra l’intero condominio.
Si poteva spuntare un prezzo più alto? E’ possibile. E’ stata una leggerezza? Forse. In ogni caso, poichè la Procura di Roma ha doverosamente aperto una indagine contro ignoti, a seguito di una denunzia di due avversari politici e poichè, a differenza di altri, non strillo contro la magistratura, attendo con fiducia l’esito delle indagini.
Come ho già avuto modo di chiarire, solo dopo la vendita ho saputo che in quella casa viveva il Signor Giancarlo Tulliani.
Il fatto mi ha provocato un’arrabbiatura colossale, anche se egli mi ha detto che pagava un regolare contratto d’affitto e che aveva sostenuto le spese di ristrutturazione.
Non potevo certo costringerlo ad andarsene, ma certo gliel’ho chiesto e con toni tutt’altro che garbati. Spero lo faccia, se non fosse altro che per restituire un po’ di serenità alla mia famiglia.
Il fatto mi ha provocato un’arrabbiatura colossale, anche se egli mi ha detto che pagava un regolare contratto d’affitto e che aveva sostenuto le spese di ristrutturazione.
Non potevo certo costringerlo ad andarsene, ma certo gliel’ho chiesto e con toni tutt’altro che garbati. Spero lo faccia, se non fosse altro che per restituire un po’ di serenità alla mia famiglia.
E’ stato scritto: ma perchè venderla ad una società off shore, cioè residente a Santa Lucia, un cosiddetto paradiso fiscale? Obiezione sensata, ma a Montecarlo le off shore sono la regola e non l’eccezione.
E sia ben chiaro, personalmente non ho nè denaro, nè barche nè ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse.
Ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità. Ma, sia ben chiaro: non è stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non è coinvolta l’amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c’è corruzione nè concussione.
Tutto qui? Per quel che ne so tutto qui.
Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?
E’ Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera.
Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perchè la mia etica pubblica me lo imporrebbe.
Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?
E’ Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera.
Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perchè la mia etica pubblica me lo imporrebbe.
Di certo, in questa brutta storia di pagine oscure ce ne sono tante, troppe. Un affare privato è diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati.
Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.
Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.
Penso alla trama da film giallo di terz’ordine che ha visto spuntare su siti dominicani la lettera di un Ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori.
Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?) per trovare la prova regina della mia presunta colpa. Penso alla lettera che riservatamente, salvo finire in mondovisione, il Ministro della Giustizia di Santa Lucia ha scritto al suo Premier perchè preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off shore coinvolte non in traffici d’armi, di droga, di valuta, ma di una pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo.
Ma, detto con amarezza tutto questo, torniamo alle cose serie. La libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo. Così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l’avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà. Chi ha irresponsabilmente alimentato questo gioco al massacro si fermi, fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi. Fermiamoci pensando al futuro del paese. Riprendiamo il confronto: duro, come è giusto che sia, ma civile e corretto.
Gli italiani si attendano che la legislatura continui per affrontare i problemi e rendere migliore la loro vita. Mi auguro che tutti, a partire dal Presidente del Consiglio, siano dello stesso avviso. Se così non sara’ gli italiani sapranno giudicare. E per quel che mi riguarda ho certamente la coscienza a posto.
Gli italiani si attendano che la legislatura continui per affrontare i problemi e rendere migliore la loro vita. Mi auguro che tutti, a partire dal Presidente del Consiglio, siano dello stesso avviso. Se così non sara’ gli italiani sapranno giudicare. E per quel che mi riguarda ho certamente la coscienza a posto.
Gianfranco Fini
Presidente della Camera
venerdì 24 settembre 2010
Costituito il Circolo Territoriale Generazione Italia Frascati.
Comunicato Stampa
Generazione Italia: Nuovo circolo a Frascati
Costituito il Circolo Territoriale Generazione Italia Frascati.
Si è costituito a Frascati il Circolo Territoriale di Generazione Italia, l’associazione che fa riferimento alle istanze portate avanti da Gianfranco Fini e al gruppo parlamentare “Futuro e Libertà per l’Italia“.
Il nuovo circolo, che ha come responsabile Nicola Gallo, si propone di continuare nell'alveo di quel percorso di rinnovamento della politica a Frascati, iniziato all'interno de Il Popolo della Libertà, con particolare attenzione, sia ai valori tradizionali della destra, ma anche ad una moderna concezione della società che sia propositiva ed in evoluzione.
Il nuovo circolo intende dunque continuare a coltivare un rapporto privilegiato, nell'ambito della politica del centrodestra frascatano, con particolare attenzione alla nuova generazione della classe dirigente che si sta affermando, e dove la presenza del Consigliere Mirko Fiasco, con cui il responsabile del circolo condivide una lunga conoscenza fraterna e comunanza di valori, sicuramente porterà per il futuro una proficua convergenza nella risposta alle numerose istanze dei cittadini frascatani e nella definizione di una politica più incisiva nella progettualità dello sviluppo del territorio tuscolano.
Nicola Gallo,
Responsabile del Circolo Territoriale Generazione Italia di Frascati
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