mercoledì 13 aprile 2011

DISTINTI E DISTANTI

Nelle fisiologiche inquietudini che sembrano attraversare Fli in questa fase pre-elezioni amministrative e post costituente di Milano, esistono dei punti fermi. Dei paletti. Delle conditiones sine qua non. Allontanatisi quelli “tornati nel gregge belante”, con il sospeso di quelli con “la testa rivolta all’indietro”, non si poteva prescindere dal richiamare alcuni questioni centrali. Per dare delle coordinate a chi è dentro il progetto. Per non offrire sponde strumentali a chi osserva l’operazione dall’esterno. Soprattutto perché la scelta dei candidati, in giro per l’Italia, con a capo i casi di Latina e Napoli, non divenga un pretesto per alimentare polemiche, per creare attriti.

Distinti, innanzitutto. Fini, già da Mirabello, si è sempre speso nel sottolineare come Fli sia un partito differente dal Pdl, perché diverso nel modo di intendere la Politica, diversa la strutturazione interna, diversi i motivi fondanti, diverse le radici. In estrema sintesi un partito nel quale è possibile esprimere dissenso, liberamente, diversamente. Con il passare del tempo le distinzioni si sono fatte ancora più chiare, le differenze più marcate. Senza dubbio, Legalità, Meritocrazia, Cultura, Giovani e molto altro.
Fli non vuole e non può essere, una nuova AN, ma soprattutto non può essere il Pdl, divenuto vuoto contenitore di personaggi più differenti. Differenti perché il Pdl è un partito nel quale il consenso diviene sinonimo e dimostrazione di potere, una sorta di oggetto muto da sfoggiare nelle occasioni che contano: gente portata nelle piazze a manifestare o davanti ai tribunali ad esternare la propria vicinanza. Niente di più. Differenti perché per Fli la gente è parte integrante del progetto politico, è una componente partecipativa. Idee e proposte per la politica “alta”.

Distanti, soprattutto. Una distanza provocata da quelle stesse differenze rilevabili a chiunque osservi le cose con animo sgombro, forse sarebbe più corretto dire, con animo libero. Una distanza ingigantita, a prescindere da apporti differenti alla questioni politiche, da modi opposti di svolgere il proprio ruolo da parte dei due riconosciuti leaders. Da una parte affermazioni qualunquiste, barzellette fuori luogo, un humor davvero poco inglese. Dall’altro un ruolo portato con aplomb indistiscutibile ed indiscusso.
Distanti anche per quello che hanno deciso di rappresentare per i rispettivi partiti: l’insostituibile capo, al quale è ogni decisione è demandata, Berlusconi, lo stratega fuori campo, Fini.
Una distanza che è negli occhi di Bocchino e nell’incedere sicuro dei discorsi di Fini, nel decisionismo del primo e nella consapevolezza del secondo.

Distinti e distanti da Berlusconi, come ha affermato Bocchino, ma anche dalla sinistra e da una Politica gerontocratica che continua specchiarsi in se stessa. Uguali e vicini alla gente di Bastia Umbra e Milano e a quanti lavorano perché il progetto decolli

di Manlio Lilli

da "Il Futurista"

1 commento:

  1. Ha ragione l'amico Manlio, in questo momento occorre distinguersi "dal gregge", il tempo dei se e dei ma è finito !

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