domenica 26 dicembre 2010

LA LAICITA' ED IL TERZO POLO

Uno dei temi che maggiormente destano dubbi sulla solidità di una futura allenza di FLI con l'area centrista di ispirazione cattolica è naturalmente quello della laicità che Generazione Italia prima e, oggi, FLI hanno posto quale caposaldo del movimento e che, a mio avviso, tale deve restare.

Una laicità che, naturalmente, dal lato pratico si declina in termini di diritti delle coppie di fatto, anche omosessuali, di testamento biologico, di fecondazione assistita, di autonomia dalla morale cattolica, con tutto ciò che ne consegue.

Se tuttavia il nostro obiettivo è la costruzione di una destra liberale ed europea, non è possibile in nessun caso sacrificare il valore della laicità, e della distinzione netta della Legge dalla morale della Chiesa, sull'altare della convenienza politica contingente.

Molto spesso sento dire con piglio accusatorio "voi siete favorevoli all'aborto, all'eutanasia e ai matrimoni gay"; l'affermazione mi pare frutto di una semplificazione un po' troppo spinta per essere condivisibile.

Nessuno di noi è "a favore" dell'aborto, dell'eutanasia, delle forme più estreme di fecondazione, e nessuno si sogna di propugnare l'omosessualità come modello ordinatore della società.

Ma il fatto di non essere "a favore" non significa neppure voler vietare tali comportamenti con la forza della legge.

Abbiamo, anzi, ben chiaro che l'aborto, prima di tutto, è sempre un dramma psicologico e fisico per la madre, indipendentemente dalle ragioni che lo motivano; che è legittimo aiutare la madre a fare una scelta consapevole. Ma abbiamo altrettanto chiaro che nessuno può giudicare moralmente quella scelta drammatica, e che nessuno ha diritto di imporre una scelta alla madre.

Abbiamo ben chiaro che nessuno può predeterminare per legge il futuro del malato terminale, al di là della sua volontà, perché nessuno conosce il dolore di quella condizione, se non il malato stesso.

Abbiamo ben chiaro che non si può negare ad una coppia non fertile di impiegare tutto ciò che la migliore scienza offre per realizzare il desiderio di dare alla luce un bambino, perché ognuno può comprendere la frustrazione che provi quella coppia; ed abbiamo altrettanto chiaro che la fuga all'estero per fruire a caro prezzo di quei trattamenti che si vogliono ipocritamente vietare in Italia è uno schiaffo al principio di uguaglianza che brucia nella coscienza di ognuno di noi.

E ancora abbiamo ben chiaro che se due persone decidono di intraprendere un cammino di unione affettiva e reciproco rispetto, non possono, a parità di impegno, avere meno diritti degli altri, solo per la propria naturale tendenza a preferire partner dello stesso sesso.

Noi non siamo pro aborto, pro eutanasia, pro fecondazione assistita o pro matrimonio gay: semplicemente noi non ci arroghiamo il diritto di negare l'aborto e la fine della sofferenza a chi nel suo intimo, abbia in coscienza e libertà fatto quella scelta, di stabilire quali comportamenti sessuali siano ortodossi e quali no, di stabilire chi, quando, dove e come può avere un figlio.

Non ci arroghiamo il diritto di scegliere per gli altri, di scegliere per tutti, in questioni che attengono alla personalissima sfera morale dell'individuo.

Abbiamo però la certezza e l'intima convinzione che garantire più diritti non significa in nessun caso sottrarne a quelli che li hanno già;significa semmai guardare con più umanità e comprensione a persone che, in qualche caso, sono state meno fortunate di noi oppure, semplicemente, sono diverse da noi, per natura o per legittima scelta.

Chi si arroga il diritto di decidere per gli altri, evidentemente, pretende di conoscere ciò che è Buono e Giusto per tutti: noi queste certezze, davvero, non le abbiamo, perché sin dall'inizio abbiamo rinunziato a tutte le ideologie totalizzanti dei due secoli passati che se ne dichiaravano falsamente detentrici.

Anche la posizione di chi vuol negare i diritti civili, il riconoscimento delle unioni di fatto, l'aborto e il testamento biologico sconta, a monte, un'ideologia totalizzante, che pretende di affermare nella società una Verità morale di cui si professa detentore e che, a mio avviso, deve essere rigettata al pari delle altre.

In un ottica di un confronto sereno con i cattolici, pertanto, credo sia utile riaffermare un principio semplice e dirompente: la Legge deve valere per tutti e, nella sua universalità, deve consentire sempre un po' di più di ciò che consente la morale.

Sarà quest'ultima, nell'ambito del libero arbitrio dell'individuo, a scegliere, nel quadro di ciò che è consentito dalla legge, tra ciò che è moralmente corretto e ciò che non lo è, rimettendo al singolo le decisioni di cui lui solo può rispondere alla propria coscienza.

Questo punto, a mio avviso, non è negoziabile con nessuno e per nessuna ragione: è bene metterlo in chiaro prima, per evitare, poi, spiacevoli incomprensioni.

di Alberto Michelis

1 commento:

  1. Totalmente d'accordo con Alberto Michelis, il libero arbitrio è un valore assoluto !

    RispondiElimina