domenica 26 dicembre 2010

AUGURI DI NATALE DA UN TRADITORE

Ebbene sì, sono un traditore. Sono nato nel 1963, diciotto anni dopo la caduta di Berlino. Cinquantamila carri russi puntati sull’Europa. La dottrina dell’equilibrio strategico (nucleare perdinci!). Cuba. Il Vietnam. Il comunismo era una minaccia reale, concreta. E io ho respirato anticomunismo fin dai primi istanti.

Sono cresciuto negli anni ’70. Il “regime” DC (e PCI) e lo stragismo. La contestazione studentesca (frequento il liceo a Milano, figuriamoci). Gli anni di piombo e le Brigate Rosse. Choc petrolifero e austerity. La caduta di Saigon (mi ricordo come fosse ieri, avevo 12 anni). Il Patto di Varsavia sembra inarrestabile. Si vive un po’ in uno stato d’assedio, unica luce Montanelli. E l’anticomunismo è per noi una religione. Per tutti gli altri la destra è una bestemmia, soprattutto a Milano dove si vive nelle catacombe (le fogne appunto, come ironicamente ripreso dalla fanzine “La voce della fogna” dei ragazzi della Nuova Destra). Conservatori o fascisti o liberali, ci sentiamo in guerra (non so se i più giovani riusciranno mai a capire …) e ci prepariamo di conseguenza. L’imperialismo americano fa nascere i primi dubbi. Il golpe del Cile, i desaparecidos argentini.

Sono diventato uomo negli anni ’80. La fine degli anni di piombo, della contestazione e la sconfitta del terrorismo. Reagan e la Thatcher. Wojtyla e Solidarność. Il “disimpegno”, CL e la new wave. Craxi e il pentapartito. La mia personale, scoperta di de Benoist e della Nuova Destra, che mi allontana da preconcetti e schemi, e, in buona sostanza, dalla politique politicienne. Nonostante lo scontro SS-20 vs. “euromissili” si sente nell’aria che qualcosa sta cambiando. Non ce ne accorgiamo quasi ma arriva il 1989. Sono sotto le armi il 9 novembre quando cade il muro, e piango come un bambino. Pare che l’incubo sia finito e Fukuyama elabora la “fine della storia” (“lol” verrebbe da dire con il senno di poi).

E qui inizia il bello. L’onda lunga della “fine della storia” travolge la Prima repubblica. Craxi e la DC cadono sotto i colpi della Magistratura con plauso e gaudio di buona parte degli italiani (mi ricordo un brindisi in ufficio - tutti moderati o di destra - per il primo mandato d’arresto a Craxi). Ma c’è un problema, per noi di destra, i giudici lambiscono appena il PCI (sembrava impossibile, il “Partito Comunista” in sella, con tutto quello che era successo…). Nel 1993 faccio il mio primo viaggio nei paesi ex-comunisti, e in Germania mi sembra di rivivere “1984” di Orwell (libro che mi ha segnato come pochi). Al ritorno sembra ormai chiaro e sicuro che vincano “loro” che, intelligentemente senza toccare una virgola, fanno la “Bolognina” e si ripresentano candidi come gigli. E salta fuori lui. Proprio lui, Silvio Berlusconi. Dice che piuttosto che vedere sindaco di Roma uno di sinistra (Rutelli, curioso no?), voterebbe Fini (che peraltro fino al ’91 manifestava, nemmeno troppo a torto a mio avviso, a favore di Saddam contro l’imperialismo yankee). Fini? Un fascista? Perché no? Fini perde ma di poco, e nasce una speranza. Quella, inseguita da decenni, di avere nel nostro Paese un partito di destra democratico, moderno e presentabile (magari anche un po’ liberale, ma in senso “sabaudo”). Berlusconi, con mezzi, capacità e audacia davvero eccezionali, crea un’operazione politica storica e irripetibile. Con la sua struttura aziendale di promozione finanziaria, l’appoggio dei transfughi del PSI e dei cattolici di CL e soprattutto, dei suoi apparati mediatici, crea un nuovo partito dei moderati: Forza Italia. Non solo, coalizza (il diavolo e l’acqua santa), con indubbio merito storico gli ex fascisti dell’MSI che diventano Alleanza Nazionale con i leghisti (e pure i cattolici moderati di Casini e Mastella, curioso no?) e vince le elezioni. E l’anticomunismo è il vero collante di questa (e in fondo delle successive) vittoria elettorale. Smetto la cronistoria e vado al punto. Berlusconi vince tre volte le elezioni (1994, 2001 e 2008) e sempre con lo stesso mandato dagli italiani:

- Liberarci da corporativismo e interessi particolari (sembra ironico col senno di poi) dilaganti a tutti i livelli;

- Ridurre il peso economico dello Stato e, soprattutto, le imposte;
- Rilanciare lo sviluppo economico e la “modernizzazione” del Paese.

Cos’è successo in questi sedici anni? Sono stati evocati complotti di ogni ordine e grado: i comunisti appunto, la magistratura, i “poteri forti” e chi più ne ha più ne metta. Ma nulla è stato fatto di quanto chiesto e sempre promesso. L’Italia è un paese sempre più lottizzato, in mano a corporazioni e poteri forti, in arretramento culturale e economico (scusate la priorità), con un peso dello Stato e delle imposte insostenibile, che sta soffocando tutto e tutti. E peggio ancora, senza una visione e un progetto di società né a “destra” e tantomeno a “sinistra”. Berlusconi ha avuto in due circostanze maggioranze notevoli o clamorose, e cosa è stato fatto? Leggi ad personam come la “Gasparri” (poveri noi…) tante, alcuni condoni, riforme serie nessuna. E noi moderati abbiamo bevuto tante belle storielle e siamo stati complici di tutto ciò con il nostro voto (anche se era ad AN). Ci siamo messi le fette di prosciutto davanti alla concentrazione dell’informazione e all’impoverimento culturale causate da quel modello (sì proprio quello!), davanti a comportamenti che sono diventati inauditi e che gettano vergogna su noi tutti (e da anni, non facciamo gli gnorri), davanti all’utilizzo sistematico di rancori e paure (ahimè mai sopiti), davanti al continuo sventolare di un anticomunismo che mi ricorda tanto l’antifascismo dei tempi passati (deve i fascisti erano quelli che non la pensavano come gli antifascisti medesimi o che a loro davano in qualche modo fastidio). Oggi in un mondo dove un Paese della zona Euro può dare default, dove Facebook ha 500 milioni di iscritti, dove è iniziato la più grande competizione globale da due secoli a questa parte, che senso ha tutto ciò, se non per difendere (anzi coprire) i propri interessi?

Allora sì sono un “traditore”. Non mi interessa più l’area di provenienza delle persone, possono essere stati anche marxisti, o cattolici, o fascisti. Ma se hanno una certa idea dell’Italia, se vogliono cambiare lo stato - vergognoso - delle cose, se vogliono costruire un’Italia migliore per i propri figli sono fiero di essere loro compagno di viaggio e di “tradire” i signori che più ci hanno governato negli ultimi 15 anni. E che hanno fatto fior di Bicamerali con i degni compari di sinistra, senza essere mai “traditori” loro. Il mio anticomunismo (sul quale non accetterei molte lezioni) lo butto a mare. Abbiamo visto di che cosa sono capaci con il “metodo Boffo” o le tragiche (per l’Italia) compravendite in Parlamento. Abbiamo visto i comportamenti indegni (altro che Paese normale, qui siamo al livello di una repubblica delle banane!) e io non ne posso più.

E voglio i miei regali di Natale. Ad esempio un progetto per evitare la catastrofe e per costruire un futuro non dico sereno ma degno e vivibile. Oppure poter esprimere le mie idee liberamente senza essere chiamato venduto. O anche un Paese che non soffochi nel pattume e dove non crollino i monumenti. E se non passa Babbo Natale? Sarà dura, lo sappiamo, dovremo fare da noi. “Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, (…), chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. “ (P. Neruda)

Tanti auguri a tutti, traditori e traditi.

di Stefano Marani Tassinari

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