Ho fatto un sogno. Ho sognato che ero ferma in una stazione, seduta su una panchina a fumare. Ero lì da tanto tempo. Un tempo dilatato e incomprensibile. Fumavo, e guardavo la gente passare, prendere treni e partire. E io stavo lì. Con le mie sigarette e un giornale. In questo tempo dilatato e vuoto c’è stato un momento che una voce ha annunciato l’arrivo di un treno. Era un treno nuovo, si chiamava Futuro. Ho gettato via la sigaretta e ho fatto una corsa impazzita per non perdere quel treno. Sono salita sudata fradicia, mi sono guardata attorno. Eravamo pochi, e sconosciuti, ma tutti con lo stesso sguardo pieno di stupore e la stessa domanda stampata sul viso. “Anche tu sei qui per questo?” E anche la risposta stampata era per tutti la stessa “Si, sono anch’io qui per questo”. Il treno è partito e si è fermato in mille stazioni, dove sono salite migliaia di persone. Tutte sempre con la stessa domanda e la stessa risposta stampate sul viso. E quello sguardo di stupore.
Quel treno poi ha cominciato a correre, sempre più forte, sempre più forte e si è fermato per un po’ in un piccolo paesino dell’Emilia Romagna. Quelli che erano con me sul treno, il giorno prima di ripartire hanno pianto assieme di gioia, perché quel giorno hanno sentito di essere saliti sul treno giusto. Poi quel treno è ripartito di nuovo, e ha iniziato un’altra folle corsa fino a fermarsi ancora un po’ in un altro piccolo paesino dell’Umbria. Noi viaggiatori eravamo tutti lì. Poi, quel treno che molti non avevano visto passare l’hanno finalmente visto. E allora in tanti ci sono saliti, e in tanti ci volevano salire. Alcuni ancora aspettano.
E molti di quelli che sono saliti dopo, li abbiamo subito riconosciuti, perché non avevano quella domanda stampata in faccia, e nemmeno quella risposta. Li abbiamo riconosciuti subito. Perché non si sono seduti con noi. Sono andati in prima classe. Li abbiamo riconosciuti subito perché sono andati a dire al capotreno che era meglio girare, era meglio far salire anche chi non aveva pagato il biglietto, era meglio aggiungere altre due o tre carrozze di prima classe e semmai sganciarne un paio di seconda. Ma i viaggiatori di seconda hanno resistito, con la loro risposta stampata sulla faccia, e non hanno permesso che venissero sganciate le carrozze di seconda. I viaggiatori con passere del tempo anche litigato tra loro, per la fatica del viaggio, e perché stare sempre assieme sullo stesso treno non è certo facile. Ma i viaggiatori non sono persone che stanno sedute a dormire sul quel treno. Lo stanno dipingendo, lo stanno colorando, stanno sudando per costruire altre carrozze e per poter far salire altra gente, preparano da mangiare perché il vagone ristorante non c’è.
Ora quel treno, pieno di persone che come me stavano su una panchina ad aspettare, sono diventati compagni di viaggio. Ma non solo del viaggio di quel treno. Alcuni sono diventati anche compagni di vita. Ora quei viaggiatori, che in questi giorni si stanno riposando, chiedono solo una cosa al capotreno e ai controllori: portateci dove avete promesso di portarci, destinazione Futuro. Non fateci tornare a sedere su una panchina, a guardare il mondo che gira, viaggia e va senza sapere dove.
Ho fatto un sogno e voglio continuare a sognare. Nel mio sogno, non si arretrava, non ci si fermava, non si deviava, non si prendevano scorciatoie. Nel mio sogno non c’erano altre destinazioni
La corsa di questo treno non deve fermarsi, grazie Serenella di averci fatto partecipi di un sogno che è quello di tutti noi !
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