Ma la parabola di Tonino di Pietro, ex-magistrato raddrizzatore di italici torti e novello Messia della legalità umiliata ed offesa, molto ha agevolato questa sorta di contrappasso verbale.
Ad iniziare dalla scelta, non esattamente lungimirante, di giocare la carta della facile demagogia giustizialista per incassare i dividendi politici di cotanto uffizio. Senonchè ammoniva quella vecchia volpe di Pietro Nenni, politico di altri tempi ed altra fibra: “C’è sempre qualcuno più puro che ti epura”.Esattamente quanto sembra avvenire in queste ultime settimane con il nostro che rischia di subire la fine, solo simbolica per fortuna, dell’illustre Robespierre, suo inconfessato mentore e fonte di ispirazione.
Uno dei maggiori errori dell’impresa “Italia dei Valori” è consistito nell’improvvisato e catastrofico processo di costruzione del gruppo dirigente da affiancare al leader carismatico. Molti tra i reclutati hanno, infatti, utilizzato il partito come una ribalta salvo non resistere alle lusinghe provenienti da altre ed importanti sirene.
Singolare il fatto che la sopravvivenza stessa dell’Esecutivo Berlusconi sia dipesa anche ed in gran parte dal voto a lui favorevole di due dei transfughi: gli oramai arcinoti Onorevoli Razzi e Scilipoti. Un colpo devastante, forse ancor più di quello subito dal neonato schieramento finiano.
Come non bastasse, l’ammutinamento che covava da mesi si sta consumando per mano di un ex-sodale del più famoso PM italiano: quel Luigi de Magistris assurto ad icona dell’eroica lotta contro una nuova ed ennesima tangentopoli nazionale. Un film già visto, insomma, ma che conosce un numero interminabile di repliche sui palcoscenici televisivi e non della nave Italia. L’intenzione di esautorare il patriarca molisano è forte e la lotta, congelata per breve periodo, divamperà al calor bianco con le conseguenze che un po’ tutti possono immaginare.
Lo scenario di un’implosione della quarta forza elettorale nazionale diventa, quindi, sempre più probabile.
Peraltro, fiutata, da consumato showman, la incipiente caduta del compagno di invettive, anche il buon Beppe Grillo mercé la sua creatura, il “Movimento 5 Stelle” si prepara a svuotare i forzieri dipietristi dei consensi predati in anni di fruttuosa attività corsara a spese di un’opposizione piuttosto maldestra ed inconsistente.
Si sa, in politica non c’è posto per la riconoscenza e la gratitudine, soprattutto nei momenti in cui la sorte è meno benigna.
Attaccato su più fronti, il tribuno di Montenero ha tentato una sortita proponendo un patto di pacificazione fra lui stesso, il PD e Vendola con risultati tuttora interlocutori. Probabilmente la mossa non basterà a rinsaldare la leadership del piccolo timoniere: chi evoca il patibolo (politico) finisce quasi sempre per scavarsi la fossa. Esito fatale per chi fa il moralista in un paese senza morale.
di Salvatore Antonaci
da "www.neolib.eu"
"Chi è causa del suo mal pianga se stesso"
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