domenica 19 dicembre 2010

CONSIDERAZIONI PER FUTURO E LIBERTA'


Vi è necessità di un sistema nuovo che non ponga più al centro solo il profitto ma sappia conciliare le esigenze dell’economia e del mercato con le esigenze delle persone.
Se è ormai dimostrato che non è solo il consumo il parametro per valutare il Pil ma che occorre valutare anche la vivibilità e la qualità della vita il nuovo sistema, al quale la politica deve tendere, deve tener conto dei tempi di adattamento necessari a fare sì che ogni nuova scoperta tecnologica, ogni mutamento della società, sia comprensibile ai più.
I problemi, le incongruenze, addirittura gli effetti devastanti sulla società, dell’attuale sistema, ormai diventato obsoleto, sono stati più volte annunciati ed enunciati, ma né la politica né la cultura hanno, fino ad ora, avuto il coraggio di affrontarli mettendo in discussione anche il sistema finanziario ed economico oltre che lo stesso sistema politico.
Da un lato vi è l’umana paura di abbandonare la strada conosciuta, i piccoli o grandi benefit conquistati, anche se è ormai chiaro che alla fine vi è il baratro, dall’altro il frenetico succedersi degli eventi impedisce la pacatezza di ragionamento e di tempi di riflessione. Si reagisce per impulso, si finisce per essere aggrovigliati all’interno di logiche contrapposte perché si sono persi i requisiti fondanti della convivenza e perciò della “politica” stessa.
Una società in gran parte anaffettiva, priva di empatia, basata sul sospetto e l’egoismo, avvolta nell’indifferenza e stordita dall’eccessiva comunicazione virtuale, comunicazione che spesso diventa disinformazione per i troppi input, non è in grado di dare ai singoli gli stimoli necessari a comprendere sia se stessi che gli altri.
L’incapacità di valutare a fondo le reazioni altrui, di comprendere i sottili meccanismi dell’anima e della mente, della passione e dell’interesse, l’eccessiva libertà di linguaggio, che non è più spontaneità ma incapacità di prevedere come le parole non calibrate possano aprire ferite insanabili, hanno reso tanto personale politico incapace di svolgere la propria funzione correttamente, funzione che dovrebbe essere, prima di tutto, capacità di mediazione positiva tra interessi contrastanti per raggiungere l’interesse comune.
E se la politica non è più in grado di mediare nell’interesse della collettività ma solo di creare alleanze o fratture su interessi particolari e spesso personali, la cultura, a sua volta, si è trasformata in nozionismo e tecnologia ed ha perciò perso il suo ruolo formativo, e senza formazione non c’è crescita né egli individui né della società.
L’incapacità di conoscere se stessi, di approfondire il disagio che, più o meno e in misura diversa, appartiene a ciascuno individuo, proprio per la sua condizione di mortalità, porta, per superare frustrazioni spesso inconsapevoli, ad esibizioni della propria individualità, esibizioni spesso inutili e fuori dalle righe. Si sente in troppi la necessità di esibire un presunto potere e per molti sia arriva alla disperata ricerca di un riconoscimento anche solo virtuale: non si hanno più te, quattro amici o colleghi con i quali parlare guardandosi in faccia e affrontando perciò il reciproco  giudizio, ma si hanno mille “amici” su Facebook. I partiti non hanno aderenti conosciuti che condividono lealmente tesi politiche, prima discusse e confrontate ai vari livelli, ma iscritti a cordate interne o iscritti virtuali, che vanno e vengono, e di cui non si conosce né il volto né le vere motivazioni.
Il nuovo non può nascere da una riproduzione più moderna del vecchio.

di Cristiana Muscardini

Eurodeputato Futuro e Libertà

1 commento:

  1. Ha ragione l'eurodeputato Muscardini, si deve uscire dall'egoismo dell'io e tornare a parlare al plurale usando il noi!

    Bisogna tornare pensare in termini di collettività per una politica che riparta dai territori e dai bisogni dei cittadini !

    RispondiElimina