domenica 12 dicembre 2010

L'ULTIMO STORNELLO STONATO









La lotta per il potere, contrapposta alla rinuncia e all’abbandono, in buona sostanza sintetizzabile nella metafora del ‘passaggio al bosco’ di Junger, è la chiave che apre e svela buona parte dei rapporti umani. L’essenza della politica, aveva scritto lo storico e senatore Tacito un bel po’ di secoli fa, risiede negli arcana imperii, ovvero nei segreti del potere, e più precisamente in quelle tecniche di governo non ortodosse funzionali alla conservazione di esso. E ci sono degli uomini un po’ più ‘spinti’, un po’ più baldanzosi, poiché costantemente accompagnati dallo spettro del declino, della sconfitta e della morte, che sono molto più restii a cedere il testimone.
 Esplicito riferimento al Cav, che però questo weekend ha stupito gli italiani: pur autoproclamandosi una star della politica internazionale, ha ammesso di aver raggiunto‘una certa età’ e che, dunque, ‘prima o poi dovrà lasciare’. Il premier, però, conclude il suo ragionamento dichiarandosi disponibile ‘a lasciare ai giovani e solo dopo aver portato a termine il suo programma’. Inquietante. Beh, per portare a termine il suo fantomatico programma ci potrebbe volere ancora molto, e forse troppo tempo, e per lasciare ai giovani ci vorrebbe una classe dirigente all’altezza, prospettiva che, oggi, ci appare alquanto remota. Nell’illuminato Settecento, posando lo sguardo sulla Patria della moderna democrazia, la Gran Bretagna, Jean Jacques Rousseau osservava che ‘il popolo inglese fosse libero soltanto durante l’elezione dei membri del Palamento’. Ma dal giorno successivo tornava ad essere ‘schiavo’. Ebbene, due secoli più tardi la teoria sembra ancora avere una sua attualità. Direttamente o indirettamente, il popolo è sempre guidato da un’élite. Il problema serissimo di oggi è che questa élite è sempre più allo sbando e sempre meno all’altezza dei propri compiti. Le recenti dichiarazioni di Verdini, successivamente smentite, contro le prerogative del Colle in una eventuale crisi di governo, si inseriscono in una visione vanagloriosa che ormai è sostenuta da gran parte della classe politica. Churchill sosteneva che la democrazia fosse un pessimo sistema di governo, col piccolo particolare che non ne era stato inventato uno migliore. Per cui, con molta probabilità, ci toccherà adesso, e per molto tempo ancora, scegliere dei rappresentanti, dei governanti, con la speranza di averne di migliori. FLI nasce per ridare voce a quei politici che erano stati ‘castrati’ all’interno del PDL, per riattivare un dibattito e una dialettica interna e cercare di pensare e immaginare un futuro migliore per l’Italia. Non soltanto belle parole, ma la speranza di poter realizzare qualcosa di diverso dal berlusconismo, qualcosa che vada oltre i classici partiti leaderistici‘Non si può chiamarci traditori solo perché affermiamo il principio di poter essere uomini liberi’- così ha replicato a Silvio Berlusconi l'on. Roberto Menia al termine di un infelice weekend di violenti attacchi tra PDL e FLI, o più precisamente tra il Cav e Fini.‘Vogliamo vedere il centrodestra ricostruito in Italia su basi di libertà e partecipazione, pluralismo ed europeismo; non può non esistere il diritto di critica, il partito di Berlusconi che ha fatto della libertà il suo simbolo, non l'ha praticata’ – ha concluso Menia, uno di quei politici a cui, certamente, non si può affibbiare l’etichetta di demolitore. Manca poco più di una settimana al fatidico giorno della sfiducia, al giorno che segnerà ineluttabilmente il cursus honorum di Silvio, e un elemento su cui occorre riflettere è la stanchezza e, soprattutto, la delusione di un uomo che, certamente, sperava in un epilogo differente. L’altro giorno è stato ascoltato mentre elargiva consigli a una studentesca tarantina nel cortile del chiacchierato palazzo Grazioli: ‘Studiate, la politica non è così bella’. Però ci sono tanti giovani che studiano proprio perché vogliono renderla più bella, la politica. Una cosa è certa, molti di essi non vorrebbero che essa si imperniasse esclusivamente sulla categoria della distruzione. Sul finire dell’Ottocento la classe dirigente italiana perse definitivamente la propria innocenza etica. Non l’avrebbe ritrovata mai più. Aveva deciso di adottare la tattica della distruzione del predecessore per emergere e appropriarsi del potere. La conflagrazione dello scandalo della Banca Romana (1889-1894) aprì un vulnus nella politica italiana che avrebbe lasciato segni indelebili. Per la prima volta, la questione morale si abbatté come una bufera sull’intero raggruppamento politico. Salvemini, il Marco Travaglio ottocentesco, aveva definito Giolitti, un uomo che per la Nazione aveva fatto molto, ‘ministro della malavita’; Crispi aveva cavalcato l’onda usando lo scandalo per defenestrate Giolitti e prenderne il posto. Ma il fato gli fu avverso: finì travolto anch’esso, sia sul piano giudiziario che su quello mediatico, dallo scandalo. E forse pochi sanno che iniziò un sexy gate anche per lui: vennero diffuse 102 missive, scritte con linguaggio ben poco raffinato, in cui si accusava ‘don Ciccio’ di andare a puttane. La politica di oggi deve essere capace di trovare un nuovo strumento, più valido e più autorevole, per conquistare il potere e poter mettere in atto ‘l’arte di governo’. La distruzione e la demonizzazione dell’avversario non è l’unica via praticabile, FLI dimostrerà di sapere parlare al popolo senza necessariamente usare l’antiberlusconismo come argomento principale, o come fattore aggregativo. A proposito, la parola potere significa essere capaci di. A noi piace aggiungere governare bene.

di Clio Pedone

1 commento:

  1. Occorre formare una classe dirigente nuova, giovane, che parta dal basso ossia facendosi la gavetta sul territorio misurandosi con i concreti problemi dei cittadini !

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