sabato 20 novembre 2010

GLI ITALIANI VENGONO DA VENERE, I POLITICI DA MARTE










Gli italiani vengono da Venere. I politici vengono da Marte. Si incontreranno sulla Luna? Beh, la situazione politica è talmente ingarbugliata che nessuno ci spera più. Capita che i giornali perdono i lettori, che i partiti perdono gli iscritti, che i politici registrano i minimi storici negli indici di gradimento. Capita che la gente non si fida più dei politici, da quando questi sono scesi dal piedistallo per iniziare a parlare il linguaggio del popolo. E già, perché i politici sono diventati talmente uguali alla gente da apparire mediocri, così mediocri da risultare superflui, così superflui da venire, inesorabilmente, disprezzati.
E il caos domina imperante: la sinistra riesce a perdere le primarie che indice per fare eleggere il proprio candidato; il Parlamento sembra ormai la City, luogo in cui si mette in atto una formidabile compravendita di voti e personaggi, mentre gli obiettivi di ripresa e crescita del Paese sono declassati ad un ruolo di secondo piano. Ma il dato più inquietante è che i simboli dell’Unità nazionale sono messi alla berlina da Nord a Sud, nell’afasia di una parte di classe dirigente il cui debordante (e imbarazzante) privato ha eclissato quel po’ dello stile istituzionale che contraddistingueva la nostra Repubblica. Viviamo in un’epoca di transizione, e ormai ce ne eravamo accorti. Viviamo in una congiuntura di forte crisi recessiva, e ormai non avevamo più dubbi. Viviamo in un momento storico in cui la politica ha smarrito la bussola, e ormai non possiamo più far finta di nulla. Non è intenzione di chi scrive presentare il nascituro partito “futurista” come la cornucopia di una nuova fase di rinnovamento, né come la panacea di tutti i mali. Ma chiarire alcuni punti è indispensabile. Innanzitutto Futuro e Libertà si colloca in uno scenario di centrodestra, in linea con la consolidata tradizione della droit europea alla Sarkozy, alla Cameron e intende rinnovare e rafforzare quei valori che per troppo tempo sono stati ignorati o addirittura calpestati.
Ci è piaciuto il Presidente Fini quando, intervenendo al programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano, ha voluto sottolineare questo aspetto e, come su consiglio di ‘morettiana’ memoria, ha detto “qualcosa di destra”. Invece, Nanni il cineasta non ci prova nemmeno più a dare consigli al Pd, letteralmente in preda a una profonda e irreversibile crisi di identità. Perché né d’Alema e né Veltroni se la sono sentita di confermare i valori della loro storia politica, seppur in chiave attuale, e così hanno lasciato che s’affermasse il partito del “ma anche”. Così, mentre i maggiorenti della sinistra s’affannavano alla ricerca di una nuova identità, hanno finito per smarrire la ‘via’ della politica, autorecintandosi in un berlusconismo della peggior specie. FLI, invece, non si costituirà sull’odio e sulla denigrazione del PdL; assodato che è stato un modello fallimentare, appare tuttavia opportuno ripartire da quell’auspicato processo politico orientato alla costruzione di un centrodestra allargato ed europeo. E in uno scenario politico nebuloso e contorto, come quello odierno, è quanto mai necessario che FLI non perda la bussola e cerchi di tenere alti i valori e gli obiettivi sui quali ha deciso di fondarsi. A chi si attanaglia alla ricerca di ipotesi su improbabili alleanze rispondiamo:“Purché un nuovo centrodestra inizi a delinearsi all’orizzonte”.

di Simona Di Cresce

1 commento:

  1. Si devono ri-incontrare italiani e politici che davvero da troppi anni sono divisi su pianeti diversi !

    L'unica strada è un ritorno di una politica che parta dal "basso" dal territorio, da un rapporto rinsaldato tra eletti ed elettori sulla base dei problemi concreti dei cittadini !

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