In Italia uno dei settori dove bisognerebbe intervenire maggiormente è quello dell’assistenza sociale. Essa, infatti, è la prima cosa che lo Stato dovrebbe garantire ad ogni cittadino, senza alcuna distinzione. Un Paese nel 2010, moderno e che vuole essere competitivo, è necessario che investa sui servizi ai cittadini. In Italia, ultimamente, si sta perdendo la doverosa attenzione a questo argomento, molte Istituzioni sociali resistono, ma altre vengono trascurate, inoltre i nuovi provvedimenti stanno distruggendo quello che in tanti anni è stato creato.
Sì perché non è, come si è visto, certamente una delle priorità degli ultimi tempi far sì che Istituzioni come scuole, asili nido, centri di assistenza sociale e sanitaria, aziende ospedaliere, centri di recupero per minori disagiati e di consulenza per le dipendenze e tanti altri, vengano favoriti nella loro funzione, fondamentale e indispensabile, per garantire la dimensione umana di ciascun Paese. I tagli alle tasse vengono, molto spesso, indirizzati demagogicamente e, guarda caso, vengono fatti, spesso e volentieri, in concomitanza delle elezioni politiche o amministrative. Riducendo drasticamente le tasse, però, sì è costretti a tagliare anche i finanziamenti per i servizi, così non è infrequente che il cittadino, per pagare qualche euro in meno, si ritrovi con un’assistenza sociale carente e mal funzionante. Insomma, un’inopportuna riduzione delwelfare. Questo accade perché, molto spesso, si ignora che il rapporto tra Istituzioni e cittadino non si basa solo sulla tassazione, ma su tanti altri fattori. Se lo Stato, anziché ridurre le tasse, cominciasse a preoccuparsi di punire chi evade il fisco, chi mira a bypassare la giustizia e il nostro sistema fiscale, potrebbe garantire alle famiglie più disagiate e alle persone in difficoltà una migliore assistenza sanitaria.
Sarebbe opportuno assicurare ai ragazzi che vivono in realtà pericolose e in quartieri degradati un’assistenza socio-psicologica che possa costruire un progetto con loro e per loro, senza timore di non poterlo portare a termine per tagli o carenze di finanziamenti. E anche, che asili nido o scuole materne non debbano essere costretti a chiudere, o peggio, ad offrire un servizio altalenante e carente perché mancano i soldi. È indispensabile che lo Stato metta tutte le famiglie nella condizione di poter avere quello che l’Italia, per Costituzione, deve loro garantire. Questa viene etichettata, spesso e volentieri, come una “visione di sinistra”. Ma non credo sia questo il problema, perché è una visione giusta e universale. Non si può pretendere che ci sia un vero sviluppo se non si pensa a garantire e tutelare il sociale. Prima vengono i diritti, e poi viene tutto il resto. La nuova destra, oggi, mira a assicurare la giustizia sociale, perché a tutti siano date possibilità ed opportunità, perché sia permesso a chi ha le capacità di eccellere e di diventare qualcuno, sulla base di un sistema meritocratico ampio e reale. E’ bene, allora, che la nostra classe dirigente cominci a considerare che lo sviluppo futuro del nostro Paese, senza una giusta accezione sociale, ovviamente che non pregiudichi la distinzione per merito, non sarà mai completo.
di Diego Di Gilio
L'Italia è un paese caratterizzato dall'attenzione al sociale, prima "di Stato" ora affidato troppo al volontariato od in generale all'iniziativa "privata" !
RispondiEliminaLo Stato deve tornare a occuparsi del problema, è davvero come dice Diego Di Gilio, una questione di mentalità, solo così si può garantire una pace sociale e creare il terreno per una crescita complessiva del sistema-paese, le divisioni, le guerre tra categorie sociali ed economiche non servono a nessuno !