La sensazione più impressiva, per chi voglia o debba decifrare il quadro politico italiano dell’ultimo periodo, è che si va facendo strada il senso di vivere ‘tempi penultimi’. Da un lato, sul piano economico, la consapevolezza consolidata che è ormai compiuta la fine di un ciclo di sviluppo sfrenato; la consapevolezza del carattere ripetitivo e quasi nevrotico dell’entrare e uscire dalle congiunture sfavorevoli e recessive; la consapevolezza della progressiva trasformazione da crisi congiunturale e crisi di struttura. Dall’altro, sul piano culturale e sociale, c’è una crescente insofferenza e fastidio e incredulità verso i valori e i meccanismi della crescita globalizzata, verso le politiche a la page, verso l’asettico dibattito di idee e proposte. C’è un disagio atmosfericamente diffuso, che ha prodotto un forte scollamento tra classe dirigente e società civile. L’esiziale spirale di sfiducia, disaffezione e diffidenza reciproca ha provocato una débâcle della moralità civile e una scarsa identificazione dell’interesse generale con quello collettivo. L’Italia galleggia sulla crisi. Non solo economica, ma anche sociale. La politica continua a parlare un linguaggio sconosciuto, ad arrovellarsi in bizantinismi degni dei tempi dei Borgia, a discettare solo con se stessa, a dimenticare l’indispensabile e doveroso vincolo con i suoi reali proprietari, i cittadini. C’è chi inneggia alla fine del berlusconismo, chi si crogiola degli insuccessi della sinistra, chi plaude all’avvento di una nuova era. Eppure, l’impressione è di essere ancora lontani dall’uscita dallo “stato di minorità”, in cui siamo incoscientemente ripiombati. Abbiamo bisogno che la classe politica torni tra la gente; esprima, e prima costituisca, un progetto chiaro e decifrabile; si assuma finalmente il compito che le spetta. L’Italia è molto brava ad adattarsi al decadimento della coscienza pubblica e allo spappolamento delle istituzioni; ha dato prova, nel corso dei tumultuosi decenni ‘70-‘80 e ‘80-‘90, di sorprendente elasticità e capacità di progresso, nonostante le pletoriche difficoltà. Chiediamo ai maggiorenti una più affinata comprensione dei tempi; chiediamo un’analisi obiettiva sull’attuale processo recessivo; chiediamo l’urgente elaborazione di soluzioni organiche e ragionevoli. Berlusconi non vuole lasciare lo scettro, Bossi ormai fa fatica anche a parlare, la sinistra è in preda a una profonda crisi di identità, Di Pietro urla, i Palazzi sono allo sbando. Quale credibilità? Non sappiamo cosa avverrà domani, i “tempi penultimi” ci condannano ad un parossistico stallo, ad un indecisionismo inquietante e alla disperata ricerca di improbabili scenari da prospettare domani. I media non aiutano, cavalcano l’onda della disputa più becera, alimentano conflitti tra personalità politiche e negano all’opinione pubblica un’informazione scevra da storture e ambiguità. Se lo Stato continuerà a delegare a tempi futuri la risoluzione delle controversie che attanagliano le Istituzioni, i poteri e la politica l’effetto potrebbe essere devastante. Gli elettori hanno bisogno di essere ascoltati, di essere posti al centro delle disamine politiche, di essere coinvolti nei processi decisionali che li riguardano da vicino, di tornare a dialogare con i propri rappresentanti. La rivalorizzazione del territorio, l’avvio di un dialogo più virtuoso tra enti locali e cittadini, tra la classe politica e società civile, la rifondazione di un nuovo patto tra eletti ed elettori devono essere gli obiettivi imperativi di Futuro e Libertà per l’Italia. Non servono offerte equilibratrici suggestionanti, non servono strategie di Palazzo, non servono illusioni, ora più che mai servono risposte e azioni concrete. I ‘tempi penultimi’ devono lasciare spazio a un new deal della politica italiana. L’aurea mediocritas, ovvero l’‘ottimale moderazione’, è ancora possibile. di Clio Pedone |
sabato 20 novembre 2010
I 'TEMPI PENULTIMI'
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Brava come al solito Clio a cogliere gli umori del momento, questo clima crepuscolare che ci avvolge negli ultimi tempi !
RispondiEliminaBisogna tornare a motivare le persone, lavorare capillarmente sul proprio territorio, perchè solo dal basso può partire una rinascita vera è propria per il sistema Italia !