sabato 13 novembre 2010

"IO VIVO ALTROVE E SENTO CHE INTORNO SONO NATE LE VIOLE"

INTERVENTO DELL'ON. ROBERTO MENIA ALLA CONVENTION DI FLI (BASTIA UMBRA, 7/10)

Cari amici, tanti vecchi ma anche tanti nuovi, lasciate che le mie prime parole le spenda, in realtà, per comunicarvi quello che è più noto nell’animo, per un fatto di razionalità. Intanto, dopo qualche anno, mi sento a casa, mi sento finalmente a casa. Sarà che vengo da una famiglia di esuli istriani, ma mi sentivo esule, mi sentivo orfano, mi sentivo un’anima persa perché, che volete, non ho mai imparato a parlare, quelle rare volte che capitava, magari all’una di notte, perché ti mettevano in punizione se non dicevi quello che era stato previsto. Beh, tra gli ‘spottini’ del Mulino Bianco, le musichine di Apicella e le ballerine non ce l’ho fatta mai... E allora vi dirò che ieri uno ma non vi dico chi è questo qui, mi ha detto: “Ma Roberto, non vedi quanto entusiasmo che c’è qui dentro, e ti ricordi il nostro ultimo congresso?”. E sì, gli ho risposto, caro amico mio, ma forse non hai ancora capito che quello era un funerale, mentre questo è un battesimo. E allora, a questo battesimo, poi, ci sono tanti testimoni, tanti inviati, e io non sono nessuno per salutare, però noto, per esempio, la singolarità di una coincidenza, ed è molto bella: vedo insieme Mario Spallone e Alfredo Biondi, che saluto, e per chi conosce certe storie d’Italia sa cosa vuol dire. Perché una Patria si fa anche così, quando uomini tanto lontani si vedono, si siedono accanto. Io credo che ci sia qualcosa di nuovo. A me le citazioni piacciono molto: “C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico: io vivo altrove, e sento che sono intorno nate le viole”.
E che cosa sono queste viole? Cos’è questo profumo? Cos’è questa fragranza? Sono il sentimento che c’è tra questa gente, sono un popolo in cammino, la speranza di un’Italia diversa. È un popolo che rinasce per davvero, uomini e donne che sanno amare, che sanno piangere, che sanno commuoversi, che vogliono sperare di investire realmente le loro buone energie per questo progetto. Perché non è vero che l’Italia è solo male, solo mafia. L’Italia è tanto di bello. E guardate, è questa l’Italia che si sente, l’Italia che pensa che la politica può ancora essere passione, può essere impegno civile e civico, che può essere buoni propositi, non soltanto espressi e conclamati, ma anche concretizzati, la politica può essere coraggio, può essere sogno. Sempre se vado nella politica dei vecchi ricordi, perché ormai sono diventati vecchi quelli della politica giovanile di un tempo, ricordo che ci piaceva citare una frase di Lawrence D’Arabia che suonava più o meno così: “Tutti gli uomini sognano, ma non tutti sognano nello stesso modo. Ci sono quelli che al risveglio scoprono l’inconsistenza del proprio sogno e quelli invece che al risveglio lo vogliono realizzare. E quelli sono gli uomini pericolosi”. Noi vogliamo essere gli uomini pericolosi, perché siamo ambiziosi, perché siamo determinati, perché sappiamo immaginare e costruire un futuro.
Noi dobbiamo essere capaci di imporre, in questa fase, il Risorgimento, perché siamo ai 150 anni dell’Unità nazionale del 1861; ma anche il Risorgimento dell’etica, dobbiamo essere capaci di immaginare, di determinare uno scenario che sarà, per quanto ci concerne, di composizione e di scomposizione di un centrodestra comunque diverso da quello attuale, che andrà oltre, ma che ne sarà figlio. Questo è sentire l’Italia. E dobbiamo avere l’ambizione di essere protagonisti, perché dobbiamo guidare questa fase. Ma ambizione vuol dire avere il coraggio e la determinazione, avere la lealtà e la realtà, perché essere Destra vuol dire anche essere fedeli al mandato che gli elettori ci hanno affidato; immaginare nuovi scenari, non immaginare scenari terzopolisti o ribaltonistici, non immaginare scenari da partitino in cui qualcuno si autotutela, ma lo scenario, per davvero, di un nuovo e grande centrodestra scritto e riscritto, che non potrà essere, ovviamente, la riedizione di Alleanza Nazionale, per quelli che come me vengono da quel percorso, ma dovrà essere tutto quello che non ha saputo essere il PdL e quindi libero, plurale, europeo, audace, moderno, patriottico. E sì, perché, lo ripeto, non lo sentite il profumo dell’Italia qua, quando siete saliti da queste colline, dove ti rimbalza la voce di San Francesco che parlava col lupo, quell’Italia antica, quell’Italia di San Francesco, che è il Patrono dell’Italia, quell’Italia che ci hanno lasciato i nostri genitori, le generazioni che sono venute prima di noi, e quell’Italia che dovremo lasciare ai nostri figli, quel San Francesco di “Sorella Acqua”: Utile et humile et pretiosa etcasta.
Quell’Italia per cui siamo tutti figli di una vecchia Patria, quando l’Italia non esisteva ancora, quella che Dante Alighieri cantava così: Habemus simplicissima signaetmorum et habituum et locutionis”, perché siamo figli di quell’essere, di quello spirito, di quella religiosità civile, di quella Pìetas, di quell’Italia che al tempo stesso è garibaldina e dannunziana. Lasciatemi pensare, perché da là vengo, a Fiume e alle arcate romane di Pola, per essere italiani, per essere italiani per davvero, per sentirci più italiani e più fratelli, dentro e fuori i nostri confini, per comune sentire, Mirko, per lingua, per vocazione, ma anche per scelta; Italia e italiani dove non si reclamano soltanto diritti, ma si impara che esistono anche i doveri; l’Italia della legalità, dell’impegno civico, della modernità, della competizione, dell’impresa, della ricerca, della competitività della capacità di confrontarsi e di produrre, di vincere; l’Italia della coesione sociale e territoriale dove siamo tutti fratelli, io triestino, tu calabrese, tu romano, tu napoletano. L’Italia dei mille e mille campanili che fondono insieme il suono delle mille e mille campane in un cielo più azzurro. Viva quest’Italia!

di Roberto Menia


Responsabile Organizzativo Futuro e Libertà

1 commento: