Qual è il vero valore di una leadership se poi ad essa è sottratto il suo potere effettivo o questo potere viene mediaticamente mascherato? Esiste davvero un confine tra eletti ed elettori se poi si chiede che siano questi ultimi a determinare le scelte politiche? La potestà concreta del governare spetta al popolo, che la esercita tramite i rappresentanti che elegge. E su questo non ci sono dubbi. Abbiamo qualche perplessità, però, quando si sostiene che su qualsiasi scelta politica debba essere “la base” ad esprimersi. La “dittatura della maggioranza” ci preoccupa perché siamo convinti che in assenza di una guida il popolo rischierebbe di trovarsi in balia di umori ed atteggiamenti non per forza orientati al “bene dello Stato”. Affermazioni queste che senz’altro susciteranno il malumore di molti, i quali si lanceranno in interpretazioni apocalittiche e daranno giudizi nefasti. Ci sarà chi difenderà a spada tratta il potere e il valore del consenso popolare e chi ci accuserà di voler rievocare a tutti i costi scenari degni dei regimi più dittatoriali della Storia. Vogliamo tranquillizzare subito le argute penne e puntualizzare che per noi la funzione dell’elettore è determinante, anzi abbiamo plaudito con orgoglio al passaggio dalla funzione del cittadino muto delegante, a quella di cittadino partecipe e demiurgo dei processi politici. Ma una precisazione sulla funzione del leader politico è d’obbligo, soprattutto nell’attuale e confuso scacchiere politico che ha condotto, da qualche tempo ormai, il popolo sull’orlo di una crisi di nervi.
La parola leader deriva dal verbo inglese “to lead”, che significa guidare, condurre, ed è solitamente associata a chi crede nella riuscita di un progetto ed impiega l’energia necessaria per portare a compimento l’impresa. In passato era riservata a una ristrettaélite di persone, oggi si utilizza soprattutto con riferimento al Capo di un partito o di un movimento politico. Tuttavia, non è infrequente che il termine sia spesso declinato in modo distorto, per esempio associandolo a forme di “cesarismo” o “signorie”. Questo è quello che è accaduto col berlusconismo, dapprincipio presentato come la cornucopia del nuovo millennio e poco dopo amaramente imploso nell’attesa di un colpo d’ala del suo beneamato Capo. Perché, come è stato ampiamente precisato nelle ultime settimane, Berlusconi è bravissimo a vincere le elezioni ma, a volte, sembra incapace di eccellere nell’arte del “governare”. Ha bisogno che la sua “base” gli rinnovi fiducia e ammirazione giorno dopo giorno, e si ritrova a gestire un potere che in realtà non conosce.
Berlusconi non nasce come leader politico, ma come leader d’azienda e, ormai, concordiamo tutti che la gestione di un Paese è cosa ben diversa rispetto al managementdi Mediaset e co. Forse qualcuno si è stupito di fronte ai recenti sondaggi che, nonostante gli ultimi eventi, non hanno scalfito di molto il gradimento nei confronti del Cav. Nei reportage abbiamo visto gente sorridere divertita alle domande sulle gesta sessuali del “re di Arcore” e c’è stato addirittura chi si è indignato per l’accanimento nei confronti di un uomo che fa solo “cose naturali”. Giudizi assolutamente legittimi, che però dimostrano il carattere del tutto soggettivo e personale delle opinioni. Rimaniamo un po’ basiti ascoltando autorevoli voci che professano “il potere al popolo”, si lanciano in affannose analisi politiche basate su strategie di breve, anzi brevissimo periodo, e auspicano che sia “la base” a dettare la linea politica. Questo è quello che in molti sperano avvenga a Perugia, nel conclave di Fli. Qualcuno avrà da ridire anche sull’utilizzo del termine conclave, che evoca scenari non prettamente “di popolo”; ma tranquillizziamo i lettori anche su questo fronte: è solo una sofisticheria giornalistica.
Insomma, si è chiesto a Gianfranco Fini di ascoltare la sua “base”, di tenere presente gli umori del “popolo di facebook” e di non lasciarsi circuire dalle opinioni dei “politicanti”. Ci chiediamo allora chi fa la politica e cosa fa la politica. Per quale arcano motivo eleggiamo dei rappresentanti? È naturale che il pensiero degli elettori, dei simpatizzanti, dei cibernetici e di tutti coloro che si appassionano alla politica sia determinante, ma ad immaginare Gianfranco Fini che conta le palettine dal palco di Perugia proprio non ci stiamo. Forse i più mediatici hanno già trovato la soluzione: l’applausometro. E sorridiamo anche davanti a questo espediente, certi che a Bastia Umbra Fini non deluderà chi ha sempre creduto in lui. L’accezione del termine leadership è molto chiara ai nostri occhi e se abbiamo conferito, con orgoglio, da oltre quindici anni, tale ruolo a Gianfranco Fini è proprio perché sappiamo che lui è in grado di interpretarlo magnificamente. Ha placato e gestito lotte politiche intestine e confronti esterni ben più virulenti di quelli di adesso, affidandosi esclusivamente alle sue peculiarità di Capo carismatico. Siamo convinti che a Perugia ci dimostrerà ancora una volta il suo saper essere un leader. La politica è la scienza dell'uomo, una sorta di criterio ordinatore dei flussi sociali in base alla realtà contingente, siamo convinti che spetti al leader saper trovare le soluzioni giuste e guidare la sua “base”.
di Clio Pedone
Bella riflessione, un politico deve guidare il suo popolo, sapendo ascoltare gli "umori" della base, ma non abdicando al suo dovere di leader !
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