Wikileaks ha svelato il vero volto della diplomazia, ha reso vulnerabile l’intoccabile Impero a stelle e strisce, ha messo in ginocchio la più fascinosa cancelleria internazionale, ha accelerato il processo storico che porterà alla caduta dei giganti. Eppure, che Berlusconi fosse vanitoso e amasse i festini non era certo un segreto di Stato, che Nikolas Sarkozy avesse un alone imperiale non sembra poi una considerazione così arguta, che Gheddafi fosse sensibile al fascino delle bionde infermiere non appare un’affermazione sconvolgente.
E ancora, un’Angela Merkel definita poco creativa, un Karzai paranoico e un Medvedev paragonato a Robin in confronto al Batman-Putin non paiono rivelazioni così eclatanti. Ma la stampa nostrana incalza: “si tratta della più grande fuga di notizie della storia”; peggio dello scandalo Watergate o del Lewinsky gate, nulla paragonato al caso Lockheed, all’Irangate o al remoto affaire Dreyfus. Le cancellerie internazionali avranno forse sottovalutato il potere di internet, delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione globali? Quasi due milioni di dispacci provenienti da tutte le ambasciate americane nel mondo sono stati raccolti da Wikileaks e diffusi a mezzo stampa, creando panico e scompiglio in tutti gli ambienti diplomatici internazionali. C’è chi ha scritto che la politica estera statunitense è stata messa a nudo, svelata nel suo crudo linguaggio e resa feribile e ricattabile.
Perché si è rivelato che Berlusconi adora i festini? O che Putin è un ‘Alpha Dog’? Oppure perché Ahmadinejad è stato dipinto come il nuovo Hitler? Beh, non crediamo affatto che dopo la ‘fuga’ di queste imbarazzanti notizie cambieranno le regole del Grande Gioco, e neppure che davvero la governance mondiale possa dirsi sull’orlo del precipizio. Chiunque abbia mai messo piede in una qualsiasi cancelleria politica sa benissimo che si produce una montagna di carta. Già, carta perché nonostante le nuove frontiere tecnologiche tutti amano ancora i vecchi fogli stampati. Ma come ha precisato Edward Luttwak, consulente del CSIS di Washington, del National Security Council e del Dipartimento di Stato Americano, quelli trapelati sono segreti d’ufficio e non veri segreti, perché in quasi tutte le comunicazioni tra le ambasciate c’è stampato un ‘Top Secret’, ma molto spesso il contenuto non lo è affatto. O meglio è un segreto d’ufficio, derivante cioè da giudizi e valutazioni di incontri tra funzionari d’ambasciata e giornalisti, burocrati e consulenti.
Insomma, nulla a che fare con i cosiddetti ‘segreti di Stato’. Anche perché, sinceramente, se l’amministrazione statunitense avesse pensato di svelare un grande retroscena parlando del nostro premier come di un inguaribile latin lover, sarebbe stata davvero ingenua. In fin dei conti, con Libia e Russia il nostro ‘Casanova’ non fa certo strategie clandestine, agisce sotto gli occhi di tutti, statunitensi compresi. Sull’operato delle sue tattiche diplomatiche rimandiamo il giudizio ad altra sede; condivisibile o meno la berlusconiana ‘politica dell’amicizia personale’ spetterà agli elettori pronunciarsi. È evidente, però, che siamo di fronte non a un grande gioco dello spionaggio, ma semplicemente a delle ‘perdite d’acqua’; in Usa le chiamano ‘leaks’…wikileaks, appunto.
di Valerio Lamorte
Davvero niente di nuovo dai documenti finora pubblicati !
RispondiEliminaCerto l'immagine di alcuni non esce rafforzata da talune rivelazioni, ma il terremoto di rivelazioni sconvolgenti non c'è stato !