martedì 9 novembre 2010

UBI MAIOR MINOR CESSAT











Da giorni c’è chi evoca il 24 luglio. Il 24 luglio perché il 25 è alle porte. Insomma, il Cav come Benito: destituito dai suoi fedelissimi. Il dato inequivocabile è che procede l’esodo dal PDL a FLI. Ieri Toto e Rosso, ma nei giorni scorsi già parecchi amministratori locali avevano lasciato il carro del vincitore per passare nel neonato FLI. Allo stato attuale, sono circa 2.500 i dirigenti locali eletti col PDL e passati nel partito di Fini; a Benevento ci sono addirittura 10 consiglieri futuristi, “il più folto gruppo di FLI in Italia”, ha precisato Pasquale Viespoli. È chiaro che in una fase incerta come quella attuale servirebbe più tempo. Più tempo per organizzare un partito, strutturarlo a livello territoriale e garantire una dialettica interna leale e costruttiva. Però il PDL è ormai all’impasse, anzi lo è da tempo. Il partito del predellino ha perso la bussola, annaspa e brancola nella galassia politica cercando di ritrovare se stesso. Crisi di un’identità mai dichiarata.
E quindi, non c’è più tempo, il passaggio di molti, tra eletti ed elettori, nelle file di FLI rappresenta l’epilogo dell’epopea berlusconiana. E adesso che succede? Le ipotesi sono diverse e spetta proprio ai finiani fare l’ago della bilancia e decidere sul futuro del governo. Gianfranco Fini e i suoi sono stati chiari fin  dapprincipio: dare vita ad un movimento che miri a raccogliere il consenso degli elettori di centrodestra delusi dalladébâcle dell’autocratico e imperioso PDL e mettere in atto l’auspicata azione riformatrice predicata da tempo. E oggi la realizzazione di questi propositi appare come l’unica soluzione ragionevole. Anche se tra i finiani c’era chi, in effetti uno solo, aveva previsto l’implosione del partito unico fin dalla sua formazione, e non si è trattato di aver fatto la Cassandra.
Ora più che mai abbiamo bisogno di politici col senso della politica, perché pensare al destino delle generazioni che ci succederanno può essere più rischioso nell’immediatezza, ma certamente più vantaggioso per tracciare un’analisi politica di lungo periodo. Ormai il quadro si presenta come un mosaico, anzi come un puzzle e non è sicuro che si riesca a trovare il giusto incastro per tutti i pezzi. L’unico dato certo, e per certi versi privo di suspense, è l’inesistenza dell’opposizione, che ormai neppure si impegna per proporre un’alternativa, lascia che le cose vadano come stanno andando e si limita a corteggiare Gianfranco e i suoi per mettere il governo alla gogna. Da sola non ha il coraggio di farlo, e sicuramente neanche i numeri. Di Pietro, Vendola e i ‘rottamatori’ pdellini alimentano le tensioni, ma è chiaro che il valore della sinistra oggi è alquanto inconsistente. Intanto i futuristi si preparano alla kermesse perugina, l’evento politico più atteso degli ultimi mesi, durante il quale Gianfranco Fini darà ai suoi le linee guida. Il “tutto a posto” di Bossi lascia trapelare lo sdegno dei verdi leghisti, ormai stanchi di mettere le toppe agli stop and go del governo e probabilmente anche un po’ imbarazzati a fronte degli ultimi “piccanti” scandali nei confronti dei loro ‘duri e puri’ elettori.
L’ipotesi più plausibile, allo stato attuale, sembra essere quella dell’‘appoggio esterno’, cioè che i futuristi decidano formalmente di uscire dal governo, ma continuino l’esperienza all’interno del centrodestra, non venendo meno al mandato elettorale. Questo consentirebbe loro di rimarcare le distanze dalla maggioranza berlusconiana, di poter criticare apertamente certi comportamenti del PDL, ma di non fungere da casus belli in un’eventuale e presumibile crisi di governo. FLI ha bisogno di tempo per strutturarsi e rifugge da qualsiasi logica ribaltonistica o tartufesca, la lealtà nei confronti degli elettori è essenziale. Quello che i finiani ci tengono a precisare è che tutta questa situazione è immanente a Berlusconi e ai suoi: è lui che ha deciso di fondare un partito così, è lui che ha comportamenti equivoci e, dunque, se crisi sarà, la responsabilità sarà soltanto del Cav. A Perugia si deciderà, e c’è chi è pronto a scommettere sui ‘fuochi d’artificio’. Tuttavia, sarebbe opportuno mettere da parte, almeno per una volta, elucubrazioni mentali e arzigogoli degni dei miglior indovini. Se la convention di Perugia segnerà una svolta, sarà solo per volontà del Presidente Fini. Dunque, non ci resta che attendere e non dimenticare che ubi maior minor cessat.

di Valerio Lamorte

1 commento:

  1. Il Presidente Fini ha rilanciato mettendo al centro la politica allontanando ancora una volta ipotesi ribaltonistiche,a Berlusconi, Pdl e Lega la risposta !

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