domenica 19 dicembre 2010

AVANTI CON STILE OLTRE LA SCONFITTA

ll vero inizio della politica di Futuro e libertà


Al termine del giorno dell’anno, forse, politicamente, più importante, alcune considerazioni: da italiano. In un paese nel quale, in ogni competizione non c’è mai una sconfitta che non si porti dietro giustificazioni e attenuanti, non c’è insuccesso che non sia mitigato da letture comparative e analisi a posteriori, abbiamo assistito a una significativa inversione di rotta. Terminato il voto alla Camera, placati almeno parzialmente gli animi, ma ancora certamente con una tensione emotiva che dopo settimane e giorni di escalation non poteva esaurirsi all’improvviso, abbiamo sentito Gianfranco Fini riconoscere la vittoria del premier e la sconfitta di Fli.

Forse a molti osservatori sarà sembrato un rilievo di poco conto, ma così non è: si è trattato a tutti gli effetti di una lezione di stile, si è trattato di un modo corretto di intendere la politica, di un esempio, speriamo, da seguire di “galateo politico” (secondo una felice definizione utilizzata da Paolo Franchi nell’editoriale Rispetto e riforme per le istituzioni sul Corriere della Sera del 18 agosto). Intorno il vuoto, il deserto: sia guardando a La Destra, che al Pdl. Mentre Francesco Storace con rabbioso livore, recuperando dall’estate un argomento tanto caro (“La cosca di Montecarlo individuata e sgominata a Montecitorio”), si lasciava andare a tal punto da celebrare “la fine di Fini”, mentre La Russa evidentemente sulla scia dello scampato pericolo, e forse di modi di dire trasmutati dal ministero che ancora presiede, parlava, confusamente, in sequenza, riferendoli impropriamente a Fli, di “assalto fallito”, di “prova di forza”, di “braccio di ferro”, di “Roma messa a ferro e fuoco”, di “governo bloccato per un mese”, di “incredibile sconfitta”e di “strategie sbagliate” e Cicchitto intravedeva addirittura “un disegno di destabilizzazione fallito”. Anche nel giorno più amaro Fini non ha dimenticato quell’etica e quel senso civico richiamati a gran voce nel suo discorso a Mirabello, anzi li ha fatti veramente suoi, mostrando di farne uso anche in una circostanza a lui non favorevole. Con coerenza.

Virando diritti sulle conseguenze di questo voto, mi sembra che si possa essere soddisfatti: soddisfatti di come, la prova in mare aperto, come sempre, abbia permesso di verificare l’equipaggio, sia servito a provare la tenuta dell’imbarcazione e l’affidabilità degli uomini a bordo. Immagino la soddisfazione di tutti quanti, e di Fini soprattutto, nel rilevare che i suoi uomini hanno quasi tutti dimostrato di sapersela cavare, hanno dato prova di essere coraggiosi, consapevoli, veramente in grado di procedere al largo. E che peccato che qualcuno, viste le onde (e ascoltate le sirene?) abbia deciso di calare la scialuppa di salvataggio e abbandonare capitano e colleghi: insomma sono volati via.

Fuor di metafora, in questa occasione risulta davvero singolare tenere in vita il governo, astenendosi dal voto e, ancor più, concedendogli la propria fiducia, magari richiamando “la coscienza” e il “rapporto con gli elettori che è antico”. Ma forse, a ben vedere, alcune scelte (o non scelte) di oggi hanno origine e ragione nelle posizioni assunte alla fine di agosto, quando a più incertezze si legavano poche, ma salde, certezze (una, sopra tutte: quella, di una delle “colombe” secondo la quale “quella del partito è un’ipotesi che non è mai stata presa in considerazione, fa parte della fantapolitica estiva”). Ancora una volta, aveva ragione, profetico, il Gianfranco Fini di Mirabello: «… se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee o non valgono niente le sue idee o non vale lui come uomo».

La destra, il grande centrodestra, al quale pensa Fini, probabilmente è nato proprio il 14 dicembre, in coincidenza con una sconfitta e una (piccola) perdita della sua truppa: finalmente Fli sarà a tutti gli effetti esterno al governo e quindi potrà intraprendere il tanto auspicato modo nuovo di fare politica, insomma «in nome di ciò che è giusto, non di ciò che è più utile»; finalmente Fli, sarà un corpo unico, graniticamente compatto, orgogliosamente consapevole del suo ruolo di apripista. Senza ipocrisie, per la ricostruzione non solo di una politica efficacemente protesa a fornire risposte alle richieste della gente comune, ma anche di un tessuto sociale ormai pericolosamente logoro. «Questa è la gente di Fini»: quella che lavorerà a questo, grande, impegnativo, progetto.

di Manlio Lilli

1 commento:

  1. La sconfitta parlamentare di martedì deve essere un punto di partenza per il progetto politico di Fli, importante la pacetezza e la maturità degli atteggiamenti del Presidente Fini nelle dichiarazioni post-voto come giustamente sottolineato dall'amico Manlio Lilli !

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