... è la giornata della riflessione. Non perché non fossimo sicuri dell'obiettivo, ma perché più che mai dobbiamo sentirci chiamati a tenerlo ben presente, e fermo. Quello che è accaduto nelle aule del governo non risolve, magicamente, i nodi, le problematiche, i terremoti che attraversano il Paese. Così come non sono bastati due anni, in cui le televisioni hanno trasmesso messaggi rassicuranti, in cui intercettazioni e riforme giudiziarie occupavano i tavoli del governo, in cui l'unica linea è stata dettata solo da alcuni, voluta da un gruppo, a scapito delle esigenze del Paese.
E' una vittoria, oggi, di Silvio Berlusconi, del Pdl o dell'Italia? E' una vittoria? E soprattutto, chi perde?
Il 29 Luglio Berlusconi fa una riunione, tra pochi, decreta l'espulsione di Fini, di uno dei co-fondatori del Pdl, solo perché Fini ha fatto quello che si dovrebbe fare in democrazia: proporre e discutere. Il Pdl non è soltanto Berlusconi: è un partito che avrebbe dovuto fondere mondi vicini e comunicanti. Chi ha votato Pdl perché c'era Fini, quello sì che si è trovato tradito. Non è tradire l'elettorato decidere in coerenza con le proprie posizioni, trovarsi in mancanza di interlocutori: si può discutere solo con chi ha idee, non prese di posizione. Non è tradire l'elettorato, agire di conseguenza alla politica del Presidente del Consiglio - "politica" non nel senso migliore del termine, purtroppo: siamo costretti ad ammettere, oggi più che mai (ed è una vergogna per l'Italia tutta), oggi 14 Dicembre, che la politica è divenuta un commercio, che la politica si fa con l'abaco, sotto lo strepito delle lamentele e dei pianti di chi avrebbe potuto ascoltare, invece che gonfiare il petto e le piume perché lui è lui, e gli altri stiano zitti. Semplice, avere la maggioranza al Senato, un po' meno averla alla Camera, ma tra una giornata e l'altra gli "accordi" sono fattibili.
Non imputiamo a Silvio Berlusconi di essere ricco imprenditore. Non gli imputiamo neppure le televisioni. Non stiamo qui a polemizzare sui conti in banca: sono gli utilizzi, semmai, a suscitare qualche perplessità, visto che qualcuno, come Previti, è stato già condannato... E qualcun altro è sotto processo.
Il problema è ancora più alla radice. Il problema non è Silvio Berlusconi in quanto cittadino privato: di lui, ce ne fregheremmo. Il problema è, semmai, quando il cittadino privato è Presidente del Consiglio e cosparge grande umorismi per l'Europa col suo comportamento. Quando non si vergogna per nulla, quando con arroganza parla, quando da cittadino privato e capo di un regno economico si sente in grado di potere tutto, di non dover rendere conto mai a nessuno di niente. Ma dov'è, mi chiedo, il decoro? Siamo liberi, oppure no, di non accettare che da parte di una delle massime cariche del governo, ci sia la superbia di sentirsi al di là della legge e al di là della rispettabilità, non in virtù oltretutto di grandi opere pubbliche o di grandi interventi politici?
Il problema, soprattutto, è quello che Silvio Berlusconi ha fatto, o non fatto, in questi anni.
L'emergenza dell'Aquila, Napoli e Pompei sono un sintomo. Le proteste, anche irruente, contro la riforma Gelmini, non si spiegano solo con le facili polemiche contro una sinistra sempre in agguato: se la riforma è giusta, se la riforma è necessaria, per qualche motivo gli studenti sono abbandonati a se stessi, per quale motivo la sentono contro di loro? La riforma era necessaria, può essere migliorata e proprio per questo occorre scendere tra la gente, ascoltare e capire, e rispondere.
Ciò che è accaduto con gli studenti (ma accade ovunque ci sia un'azione di questo Governo) è anche sintomo di un partito appeso a un chiodo, non di un partito radicato tra la gente, con una base: assistiamo all'assoluta incapacità, alla scelta dello scontro frontale e del disprezzo, della noncuranza, in cui il Pdl per lo più vive (anzi, si lascia vivere), dal momento che ha deciso di fare politica sostenendosi a un unico uomo, un'unica potenza, a cui delegare le decisioni, gli interventi, la linea.
Una mano ferma è necessaria, per cambiare e curare quello che è malato, se il malato comprende, se si vive con il malato, se si comprende che c'è una persona davanti, e non un insieme di fattori e di variabili. Per fare questo occorre però una comunicazione seria, democratica. E' questo che nel Pdl è venuto a mancare. Non ci possiamo sentire rappresentati da un Governo che vince con la forza, e non con le idee, non con la capacità propositiva.
La crisi economica, i problemi delle persone, non sono colpa di una persona o di un governo.
Quello cui era chiamato il Pdl, che tanto vanto s'è fatto della grande maggioranza, era qualcosa di ben diverso che l'incapacità di tenere il timone. Non sono tre voti, adesso, a poter tenere in piedi l'Italia.
Alle barzellette, adesso, non crede più nessuno. Alla barzelletta, non si ride più.
Voglio proprio vedere cosa saranno in grado non di fare, ma di proporre. Voglio vedere cosa sarà in grado di concretizzare la squadra che ha vinto nell'ultimo rigore. E, anche se sbagliando, se paragono la situazione politica a questioni di calcio, potrei quasi dire che vincere la partita non significa vincere il campionato, specialmente se i calciatori giocano per paura di tornarsene a casa: non ci faremo neanche spaventare da chi sbandiera la congiuntura economica come una ragione per starsene zitti e buoni, perché al di là degli slogan televisivi e del bombardamento del mondo fittizio che è l'informazione di certe frange, siamo italiani, siamo cittadini, e non solo sappiamo nella testa cosa sia la crisi, ma la viviamo, giorno per giorno, angoscia dopo angoscia. La politica è passione, è mettersi in gioco, non un braccio di ferro.
Voglio vederle, queste idee, voglio vederla, la radicale trasformazione, il coinvolgimento di tutti quelli che si sono professati vicini al Governo, voglio vederlo il loro impegno per l'Italia.
Alla possima lamentela, al prossimo "non ci fanno governare per ostruzionismo", potrò davvero ridere. E spero che saremo in molti, perché ora si tratta, più che mai, di un momento cruciale, di un momento in cui questo Capitano, oh Capitano, dovrà far vedere sul serio chi è, e quanto vale. Non a noi, non a Futuro e Libertà, ma all'Italia. Noi, resteremo dove siamo: non a sinistra (cos'è, Berlusconi se la sarebbe comprata, la destra? Io sono di destra, molti sono di destra e non si sentono certo rappresentati, specialmente perché da Berlusconi non ho visto veri e propri atti politici, semmai li vedo, e anche belli determinati, dalla Lega, e nella Lega non mi riconosco), non nel posto-di-nessuno, non nel baratro dell'incertezza. Perchè se oggi ci sono state delle fratture, se viviamo gli attimi successivi a un piccolo big bang che coinvolge chiunque, sappiamo che contiamo su di noi, l'uno per l'altro, così come uniti lo siamo stati dal Manifesto di Bastia Umbra. E più che mai, non ci si può imputare convenienze di nessun tipo: siamo qui perché ci crediamo, perché lo vogliamo. Siamo coerenti con chi crede che unità non sia conformismo, con chi abbiamo visto e conosciuto di persona in questi mesi che Generazione Italia è cresciuta: tutte le donne, che si sono sentite riscattate dal teatrino vergognoso delle Quote Rosa spese nelle favorite, dallo spettacolo svilente dei festini, dalla mercificazione grottescamente ghignante della femminilità; tutti i giovani, che si sono sentiti chiamare, che si stanno riunendo e che sono pieni di passione, di idee, pronti a una nuova stagione; tutte le persone che abbiamo incontrato e che stanno lavorando nei territori dove viviamo.
Resteremo nel posto che è nostro, perchè sono le nostre linee, le nostre idee. Resteremo lì dove, concretamente e sul territorio, cresceremo, non solo grazie a chi è stanco dell'attuale situazione, ma anche grazie a chi la pensa ancora diversamente, perché la diversità è una ricchezza, se è autentica e si onora davvero quest'ideale che è la democrazia. Restiamo a destra, al di là della "destra" da slogan o di comodo, al di là dello status quo in cui tutti si riconoscono e nessuno capisce più cosa sia.
Restiamo con quegli italiani, che non sono quattro gatti.
di Carla Righetti
Futuro e Libertà Rocca Priora
Una riflessione dell’amica Carla Righetti su quello che ci lascia il voto di fiducia alla Camera di qualche ora fa, con uno sguardo sul futuro che è già presente !
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