domenica 19 dicembre 2010

QUEI TRE VOTI LE DEPUTATE E IL PARTO

L'abnegazione delle deputate incinte e un regolamento da cambiare

Due di loro hanno rischiato di essere sorprese dal travaglio lì, in aula. Ma volevano esserci in quel momento sullo scranno alla Camera. Volevano a tutti i costi votare la sfiducia a un governo che non riconoscono all’altezza delle sfide che l’Italia si trova ad affrontare. La loro abnegazione, tuttavia, non è bastata. Non è bastato che le tre deputate in dolce attesa, due di Fli, Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza – quest’ultima arrivata in ambulanza -, e una del Pd, Federica Mogherini, si siano presentate. L’infermeria di Montecitorio era perfino stata allestita per affrontare un’eventuale emergenza parto.

I loro tre voti non sono stati sufficienti, perché altri tre – di provenienza Fli, che avrebbero potuto esserci e invece non ci sono stati - sono venuti meno a quella mozione di sfiducia che se fosse passata avrebbe mandato definitivamente in soffitta un berlusconismo ormai logoro e impolverato, arroccato sulla difesa delle proprie posizioni – e di quelle del suo leader – e di cui una larga parte degli italiani avverte la necessità di un’archiviazione. Ma tant’è. Qualcuno, e se la vedrà con la propria coscienza, ha preferito fare da stampella a un esecutivo traballante, che annaspa. E, peggio, che rischia di portare giù anche il paese, pur di non mollare la presa, pur di non ammettere il fallimento.

Così quei tre bambini che arriveranno a breve, non nasceranno ancora nel post-berlusconismo, in una fase nuova della vita della nostra nazione, in sintonia con l’esigenza sempre più avvertita di un cambiamento, di un rinnovamento profondo della politica e, attraverso essa, della società, della cultura, della mentalità italiana. Dovranno aspettare ancora un po’, prima di conoscere una nuova teoria e una nuova prassi politica, finalmente diversa da quel ghe pensi mi che ha rivelato abbondantemente la sterilità del suo paternalismo rabbonente e per niente costruttivo. Diversa anche da quella politica dell’amore che amore non è, del bene comune che bene comune non è.

Così, quelle tre encomiabili presenze non sono state sufficienti per mettere definitivamente in moto il processo del cambiamento tanto atteso, ma sicuramente uno scopo l’hanno raggiunto: portare alla luce un limite del meccanismo che regola il voto, rispetto alle parlamentari a un passo dal parto o con una gravidanza a rischio. Oggi, la loro mancata presenza sarebbe stata annoverata tra le assenze per malattia. Ma di che malattia si va parlando? Mettere al mondo un figlio non sembra proprio possa essere annoverato come un cattivo stato di salute.

Lo aveva fatto già notare in tempi non sospetti la stessa deputata Mogherini - definendola come una distorsione - rilevando che se una parlamentare viene considerata assente perché non partecipa al voto per motivi di gravidanza, la sua assenza fa abbassare il quorum. Auspicabile, allora, sarebbe una soluzione diversa, così come è prevista per i parlamentari che, assenti per motivi legati ai loro incarichi politici, vengono definiti “in missione”. Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia e appartenente a Futuro e libertà - che nei giorni scorsi ha definito come “maschilismo rozzo” le illazioni su una sua possibile assenza al momento del voto come una forma di dissenso con la linea di Fli e non per motivi legati alla gravidanza - ha proposto il ricorso al voto per delega, come avviene per casi eccezionali in alcuni paesi europei. Una secca risposta a quei “preistorici” e “imbarazzanti” parlamentari che hanno ironizzato con sufficienza sulla “sezione maternità”, dimostrando di non avere «una percezione nemmeno vaga di quanto la gravidanza sia preziosa e intangibile». 

di Rosalinda Cappello

da "www.ffwebmagazine.it"

1 commento:

  1. Al di là delle polemiche con altri ed altre, le tre deputate incinta sono state un esempio encomiabile per tutti !

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