In questo tempio quello che appariva rito dominante era la pratica del verdinaggio con i suoi momenti apologetici, e per certi versi comici, al congresso fondativo del PdL attraverso il vaglio preventivo degli argomenti programmati e la scaletta degli interventi, che relegava a tarda notte i dubbiosi e i contrari, nonché nella regia della direzione nazionale del PdL quando la conta dei pochi voti contrari al documento anti Fini fu scandita con pose plastiche ed indici puntati.
Ma se il verdinaggio è stato l’apoteosi dei mali del PdL è evidente che i problemi sono tanti e disparati a partire dalla volontà di fondere insieme non due culture politiche, ma due modi differenti di intendere la politica con l’aggravante che invece di diluire pregi e difetti di uno o dell’altro modo si sono soltanto interscambiati i difetti. In particolare, la divaricazione tra la capacità carismatica di Berlusconi e quella organizzativa della struttura-partito, che non dimentichiamo non riuscì, a prescindere dal motivo, a presentarsi con la sua lista alle elezioni regionali nella circoscrizione di Roma. La valutazione di Berlusconi arriva certamente in ritardo, ma ha il pregio di essere schietta. Si può obiettare che per chi ha seguito già altre strade rispetto al PdL l’argomento non interessa, ma non è certamente così per chi ha a cuore le sorti del centrodestra a prescindere dalla formazione con la quale scende in campo e da chi siano l’allenatore e il capitano della squadra.
Non è questione di mistificare, come dice Fabrizio Cicchitto, o di esaltare il classico noi lo avevamo detto. Piuttosto è necessaria una presa di coscienza da parte di tutta la classe dirigente del centrodestra per tornare a costruire un perimetro che grazie ad una reciprocamente riconosciuta convivenza organizzata sappia valorizzare tutti i contribuiti di idee, uomini e metodi di lavoro. I destini paralleli del governo del Paese e dei partiti o movimenti del centrodestra che gli votano la fiducia parlamentare si incrociano sul terreno del consenso reale ed è proprio lì che l’apertura, il dialogo, la riflessione, il dibattito sulle idee saranno valore aggiunto. Il fallimento del PdL è il fallimento del bipartitismo, ma è anche il successo del bipolarismo o quanto meno della necessità di rafforzarlo per questo l’autocritica di Berlusconi va salutata positivamente. A questo punto nessuno può pensare di tornare indietro, ma è opportuno che in tanti si pensi ad andare avanti.
di Fabrizio Penna
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