venerdì 8 ottobre 2010

L’equità secondo Dave Cameron. E Gianfranco Fini

Fairness. Ѐ questo il concetto che si impone con forza durante il recente congresso dei Tory a Birmingham e che il giovane Cameron ribadisce a più riprese nel corso del suo intervento. Parla di equità, quindi, il leader britannico, quel quarantenne che, dopo tre sconfitte elettorali consecutive, è riuscito a riportare i conservatori a Downing Street, avviando – cosa non da poco conto – un periodo di coabitazione con i liberaldemocratici al fine di riscrivere quell’insieme di regole condivise di cui ogni nazione che si rispetti dovrebbe dotarsi.
David Cameron, colui che ama definirsi “il vero Tony Blair”, costruisce, mattone dopo mattone, la sua “destra possibile”, fornendo numerosi spunti di riflessione a coloro che, nel nostro Paese , cercano di tracciare orizzonti nuovi all’interno di una maggioranza di governo che spesso naviga in mare aperto priva di punti di riferimento. Un centrodestra ingessato, quello nostrano, che inorridisce di fronte ad ogni ipotesi di innovazione e che resta di fatto incapace di avviare quella modernizzazione del Paese che doveva rappresentare il vero punto di forza della scommessa liberale così prematuramente archiviata.
Eppure sentir parlare di equità, di correttezza, di regole del gioco condivise è musica per le orecchie di chi desidera dar vita, anche in Italia, ad un’altra destra possibile, ad una “destra più giusta”, a quella destra dei diritti e delle opportunità che suscita tanto scalpore all’interno di quella “Forza Italia allargata” che attualmente rappresenta il Pdl. A ben riflettere, il concetto di “fairness” delineato da Cameron non si discosta poi tanto da quanto ha recentemente affermato il Presidente Fini in occasione del Festival del Diritto di Piacenza. Quando il premier britannico immagina uno Stato pronto a sostenere “ chi merita e chi si comporta bene” non fa altro che riproporre, in versione britannica, ciò che l’ex leader di An sostiene da tempo. Non si parla di equità quando Fini afferma che “deve andare avanti chi se lo merita, chi studia di più, chi comprende che accanto a tanti diritti ci sono tanti doveri”? Non si parla di forse di correttezza e giustizia sociale quando il Presidente della Camera intende perseguire l’uguaglianza “ai nastri di partenza” e non già al punto di arrivo?
Mettere in piedi, passo dopo passo, un sistema meritocratico basato su un autentico “Welfare delle opportunità”, rivolto soprattutto ai più giovani, significa rivitalizzare i concetti di imparzialità ed onestà che costituiscono i pilastri fondativi della destra di Cameron. Una destra che non crea imbarazzi quando sostiene con forza che “ equità significa portare la gente fuori dalla povertà”.


di Angelica Stramazzi

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