venerdì 1 ottobre 2010

Un'analisi di Aldo Cazzullo rivendica il bisogno di educazione civica


Voglia di correttezza,
per uscire finalmente dal "cattiverio"


È da tempo che andiamo sostenendo la necessità per la destra di abbandonare definitivamente la tentazione del "politicamente scorretto" per entrare in una fase normale, lessicalmente matura e in grado di sintonizzarsi con la maggioranza delle persone "tranquille". E abbiamo parlato, a più riprese, dell'abbandono della metafora del cosiddetto "cattiverio". Ieri, su Sette, appariva un intervento di Aldo Cazzullo che - scritto prima dell'uscita di Ciarrapico e, probabilmente, anche precedentemente l'ultima sparata antiromana di Bossi - che rivendica il bisogno di educazione civica rispetto alla deriva di scorrettezza che sta imperversando in Italia.

Il giornalista del Corriere se la prende con chi continua a fare l'apologia della «capacità di rompere il politicamente corretto». E rivolge a costoro alcune precise domande: «Dove la vedete, in Italia, cari amici, tutta questa correttezza politica? Lo sapete che in ogni paese occidentale esiste un partito xenofobo, ma in nessuno è al governo? Sapere che nessun ministro in Europa si è mai permesso di chiamare i neri "bingobongo" o con analoghi termini spregiativi, o di passeggiare con un maiale sul terreno dove dovrebbe sorgere una moschea? Che chi rispondesse a una domanda dei giornalisti con il dito medio sarebbe costretto a dimettersi, ma non dalla corporazione dei gironalisti, bensì dall'indignazione pubblica?».
Cazzullo ricorda, anche, che l'Italia è l'unico paese occidentale a non avere «alcuna tutela delle coppie di fatto» nello stesso momento in cui, aggiunge, «nel governo di centrodestra tedesco il capo della destra è un gay dichiarato».

Insomma, la correttezza politica, la normalità legittima, l'adeguarsi alle regole del linguaggio e delle forme coincide col «rispetto per chi non pensa o non sente come noi». La correttezza politica è infatti il campo della condivisione, altro che "pensiero forte" e "politicamente scorretto" da evocare col pretesto delle apologie degli scritti anti-islamici di Oriana Fallaci. A proposito, spiega il giornalista, «quanto alle moschee, non occorre essere esperti di intelligence per capire che si controlla meglio l'attività di un imam designato d'intesa tra lo Stato e la comunità islamica e tenuto a predicare in uno spazio pubblico, che non quella di imam autoproclamati che riuniscono gli adepti in garage». In Francia, conclude Cazzullo, l'hanno capito cento anni fa, «e lo storico rettore della moschea di Parigi è sempre stato tra i grandi elettori della destra».
di Luciano LannaPubblicato sul Secolo d'Italia del 1 ottobre 2010

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