lunedì 25 ottobre 2010

LA LEGALITA' DEL CITTADINO E DELLE ISTITUZIONI

Asolo, un piccolo borgo a ridosso delle Prealpi bellunesi, ha fatto da cornice per due giorni alla terza edizione di “Dialoghi Asolani”, iniziativa messa in campo dalle due principali fondazioni del pensiero politico italiano: FareFuturo, facente capo a Gianfranco Fini ed ItalianiEuropei, sotto la direzione di Massimo D’Alema. Si è trattato di un confronto tra generazioni e culture politiche differenti, con l’obiettivo di presentare la competizione dialettica come il fulcro della democrazia parlamentare. Il comune leghista si è così vestito a festa per l’occasione, bandiere italiane sventolavano in ogni angolo, composizioni floreali bianco-rosso-verde adornavano i luoghi della convention e su ogni palco del teatro comunale “Eleonora Duse” imperava un tricolore.

A conclusione dei lavori, l’intonazione dell’Inno d’Italia con Fini e D’Alema in piedi sul palco a cantare insieme, ha suggellato il sentimento identitario che ha guidato i cento giovani partecipanti nel corso l’evento. Che la legalità non passerà mai di moda è ormai un dato di fatto, ma in questo momento discettarne si è rivelato estremamente proficuo e formativo. La legalità e la moralità sono senz’altro tematiche complesse e, nonostante il più delle volte si preferisca delegare a tempi migliori la loro risoluzione, oggi la politica non può più prescindere da esse. L’idea di possedere la verità è stata una prerogativa dello Stato etico e, durante il 900, si è consumata la sua inesorabile degenerazione. Nessuno può e deve pretendere di essere depositario di un’unica possibile verità, ma bisogna ammettere che l’Italia di oggi vive con lo spettro, sempre più realistico, della corruzione dilagante all’interno della propria classe dirigente. Les moralistes françaisessperimentarono per primi le forze rivoluzionarie della morale e della giustizia, ben presto tracimate nel moralismo della Volontà Generale. Hanno avuto il Terrore con Robespierre, Marat e Saint Just. “Provate la vostra virtù o entrate nelle prigioni”, tuonava Saint-Just, e ancora: “I prìncipi devono essere moderati, le leggi implacabili, i princìpi senza appello”. A distanza di oltre tre secoli, siamo consapevoli che “lo stile ghigliottina”, deprecato da Camus nel suo “Uomo in rivolta” va necessariamente evitato. È chiaro che c’è sempre qualcosa di aspro e ghigliottinante dietro la parola “morale” quando la s’intreccia alla parola “giustizia” per contrapporla al presunto nulla-morale di un nemico del momento. In Italia, poi, la “questione giustizia” è come una spy story in cui giocano a rincorrersi scandali innegabili, tecnocrazie giudiziarie, sovietismi inconsci e familismi finanziari. “I concetti politici sono sempre usati contro gli avversari politici”diceva Carl Schmitt ma oggi, memori delle esperienze del passato, dobbiamo evitare che si continui con questo gioco al massacro e iniziare a declinare il concetto di legalità senza prescindere dalla cultura e dal senso civico del Paese.
In quest’ottica il summit di Asolo ha rappresentato un nuovo modo di affrontare la spinosa questione. Illustri ospiti hanno animato i dibattiti e l’appartenenza politica ha rappresentato un valore aggiunto sul quale confrontarsi; nessuno steccato ideologico ha diviso partecipanti e oratori, piuttosto tutti sembravano interessati a realizzare un obiettivo comune: pensare il presente al futuro e proiettarlo verso nuovi orizzonti. Il più volte citato Ernest Renan è servito per ricordare che la Nazione è costituita dal sentimento di solidarietà e i fattori identitari comuni sono indispensabili per costruire il futuro. Cultura della legalità e senso civico, dunque, per far ripartire il Paese e dimenticare gli elementi di diversità. Standing ovation per Lucia Annunziata che, presentata dell’organizzatore Pietro Piccinetti come il prossimo Ministro dell’Interno, ha egregiamente sostituito Roberto Maroni in un confronto one to one col prof. Campi. Ha deprecato il caracter assassination, strumento usato dai media per mettere alla gogna gli avversari, ma non ha risparmiato critiche al Presidente Fini, accusato di non aver saputo gestire nel modo giusto l’affaire Montecarlo e di aver alimentato inutili polemiche a causa della sua intempestività. Campi ha ribattuto con Schmitt: “La legalità può essere l’arma avvelenata con la quale colpire alle spalle l’avversario politico”, e i due “riformisti” si sono trovati d’accordo nel sostenere l’imminente discesa in campo di Marina Berlusconi. Emozionante la conversazione tra Pietro Grasso e Fiorenza Sarzanini, il Procuratore Nazionale Antimafia ha commosso la platea raccontando dei primi passi mossi nel mondo della giustizia al fine e di porre un freno ed arginare la criminalità organizzata. Sportivissimo, in pullover blu, camicia celeste e jeans, Grasso ha concluso citando Falcone: Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Violante ha posto l’accento sul significato etico della legalità, si è richiamato al sofista Protagora asserendo che“rispetto ed equità sono indispensabile per basare ed orientare le regole, altrimenti esse risulteranno soltanto gusci vuoti”. In un ferratissimo confronto con Pisanu, e sotto gli occhi della moglie seduta in prima fila, l’ex Presidente della Camera ha criticato il partito carismatico paragonando il leader populista alla strega di Biancaneve: usa i sondaggi come la strega lo specchio. Violante e Pisanu hanno concluso auspicando la discesa in politica di un mezzo Moro e di un mezzo Berlinguer, due leader che hanno dato al Paese una risposta convincente mettendo in gioco, senza esitazione, le proprie vite.
A conclusione dei lavori, la solennità del confronto tra Gianfranco Fini e Massimo D’Alema ha ridato ai giovani la speranza dell’avvento di una nuova ‘età’ della politica.“Siamo in una fase in cui c’è un deficit di politica ed un eccesso di propaganda”, ha detto il Presidente della Camera, concludendo con un implicito giudizio sul PdL: “In una società più o meno 'liquida', il partito carismatico è il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare”. I confronti che hanno animato il workshoprappresentano un ottimo punto di partenza per ricollocare l’Italia in una fase nuova, nella quale è necessario l’oblio del passato disgregativo, relegare al dimenticatoio gli elementi di scissione del Paese e puntare sui valori fondativi dell’unità nazionale. È indispensabile, ora più che mai, frenare quel meccanismo disgregativo societario e politico per arginare lo scollamento tra società ed Istituzioni. La politica deve tornare ad orientare i cittadini e questi ultimi devono tornarne ad incarnare con fierezza i valori della Nazione, conferendo alla vita pubblica moralità e solennità. L’orgoglio dell’appartenenza è la chiave di volta da cui ripartire per affrontare una nuova fase, che sia proiettata al futuro e rifugga da qualsiasi approccio autoreferenziale e oligarchico.

di Clio Pedone

1 commento:

  1. La cronaca di una duegiorni interessante.

    La sintesi tra due culture e storie diverse è sintomo di ricchezza e voglia di andare oltre gli steccati ideologici !

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