sabato 9 ottobre 2010

Perché non ci piace il modello "tacco a spillo"

Una certa immagine femminile mal si concilia con la storia della destra


Perché non ci piace il modello "tacco a spillo"


Angela Napoli scatenata. Daniela Santanchè in difficoltà. La prima urla. La seconda si trincera dietro lo slogan "siamo il governo dei fatti". Lo scenario è Annozero, la trasmissione che Berlusconi ha definito un incubo che non lo fa dormire e che a ogni puntata incassa un record di ascolti. In studio si confrontano in un primo momento Chiara Moroni (Fli) e Daniela Santanchè (Pdl). Il tema è la giustizia. In più va in onda una lunga intervista con Gianfranco Fini che invita a rispettare la magistratura «a maggior ragione in un momento in cui si consegna un bazooka ad un procuratore». Poi il collegamento con la piazza di Reggio Calabria, dove parlano alcuni cronisti minacciati dalla 'ndrangheta e senza scorta. Il clima si surriscalda quando uno di loro fa riferimento a una presunta cena del governatore della Regione, Giuseppe Scopelliti, con esponenti di una cosca. Insorge la Santanchè che parla di "processo" assurdo. È a questo punto che Angela Napoli, deputata finiana e componente della commissione Antimafia, la interrompe gridando: «Sottosegretario, qui stanno volando le bombe, le pallottole, i bazooka, non le ciocche di capelli». Riferimento polemico all'episodio ricordato in trasmissione dalla stessa Santanchè che aveva raccontato di essere stata aggredita, in un'occasione precedente, dal pubblico di Annozero.
L'esponente del governo reagisce affermando che Palazzo Chigi contro la mafia ha fatto di più di tutti gli esecutivi che l'hanno preceduto. Napoli non è d'accordo e urla ancora, applaudita dalla gente in piazza: «Vieni a vivere a Reggio, vieni a vedere cosa fanno i giornalisti, i magistrati, la gente comune contro la criminalità». L'altra ribatte: «Occupatene tu che sei nell'antimafia». Santoro lascia fare e poi tira le somme: «Be’ insomma, diciamo che nella maggioranza c'è molta vivacità dialettica». Quello con la Napoli non è stato l'unico scontro sostenuto da Santanchè, che ha anche accusato un altro ospite della trasmissione, Luigi De Magistris (Idv) di «essere un mafioso perché utilizza metodi mafiosi. E ora querelami...». L'interlocutore non si è scomposto: «Ma quale querela - risponde - pensa che ho tempo da perdere con lei?».
La rissa verbale Napoli-Santanchè, politicamente, dimostra che la giustizia è e resta il terreno principale di scontro tra Fli e Pdl: il primo indisponibile a nuove crociate anti-magistratura, il secondo deciso a proseguire nel collaudato schema che rappresenta il premier come un perseguitato. Basterà il sì dei "futuristi" al lodo Alfano per concordare una linea comune? Forse no, visto che il duello tra Fini e Berlusconi su questo argomento sembra a distanza un botta e risposta simile a quello andato in onda tra Napoli e Santanchè. Fini dice che non vuol sentir parlare di processo breve? Berlusconi rilancia subito e dice che la riforma sui tempi certi dei processi si deve fare, e aggiunge anche che si deve fare quella sulle intercettazioni (provvedimento che proprio i "finiani" hanno cercato di correggere inducendo il governo mettere in stand by la legge).

In questo contesto si inserisce il battibecco che abbiamo visto ad Annozero. Angela Napoli, il giorno dopo, racconta della solidarietà che le è giunta dalla gente in piazza: «Mi hanno appoggiato, mi hanno detto di andare avanti. Io sono intervenuta così perché non ce la facevo più ad ascoltare quelle cose. A sentir parlare di Fini e della casa di Montecarlo mentre qui a Reggio si vive in un clima di paura. La superficialità dimostrata dalla Santanchè è incredibile, io ho dato voce a un disagio reale, a una rabbia che c'è. Non si può pontificare dai salotti senza avere nessuna competenza in materia». La Napoli è convinta di avere colpito nel segno: «Da stamattina mi tempestano di telefonate, di sms, di messaggi su Facebook. E tutti mi dicono che ho fatto bene, tutti mi esprimono solidarietà». Tra i complimenti più lusinghieri sulla sua bacheca quelli di un certo Rino: «Un milione di donne del Billionaire non fanno una Napoli».

Non è la prima volta che Angela Napoli fa infuriare le donne del Pdl: l'ultima, clamorosa uscita in ordine di tempo è stata quella sulle deputate che avrebbero ottenuto un posto in Parlamento utilizzando la scorciatoia della prostituzione. È possibile? Le è stato chiesto. E lei candidamente ha risposto: «Non lo escludo». Nel suo uso della comunicazione l'esponente finiana è di una sincerità disarmante, che scavalca ogni sfumatura diplomatica, e va al cuore del problema, non tirandosi indietro quando c'è da affermare che "il re è nudo". Con le sue giacchine fucsia e i capelli cotonati, Angela Napoli sfida il format che in qualche modo unifica la rappresentanza delle esponenti pidielline, uniformate dall'estetica rampante. Ora, Daniela Santanchè, c'è da dire, è proprio la madrina dello stile appariscente e del "tacco a spillo", dell'aggressività verbale pronta a indietreggiare sul crinale del vittimismo, un po' destra «con la bava alla bocca» e un po' «Pdl accerchiato dai "cattivi"» (Fini, Repubblica, la lobby delle toghe rosse, Di Pietro e Travaglio).
In quanto icona di un modello femminile vincente nel centrodestra - che si traduce in uno sgomitamento personalistico che non si imbarazza di giravolte ideologiche - appare spesso e volentieri nei talk show dove dosa sapientemente accuse ai nemici del Cavaliere e mantra rassicuranti sulla bontà dei provvedimenti governativi. La Napoli non è così gettonata da un punto di vista televisivo ma con buon senso matronale, se c'è necessità, dice pane al pane all'insegna del «quando ce vo', ce vo'». Alla destra patinata di Daniela, Angela oppone la destra che ha «il senso delle istituzioni». E se la prima afferma che i mafiosi non possono essere intercettati quando parlano al telefono con le mamme, la seconda ribadisce che le Procure non vanno ostacolate nel loro lavoro di pulizia. Se la prima è una fan scatenata delle quote rosa, la seconda trova che questo tipo di strumento sia inutile e mortificante per le donne che fanno politica. Dunque: opposte non solo nel look, ma anche nelle idee e nella provenienza geografica.
Una, milanese amante dell'efficienza imprenditoriale, l'altra, calabrese e sensibile al dramma della sua terra. Sulla giustizia Angela Napoli apprezza l'equilibrio silenzioso di Giulia Bongiorno, mentre alla Santanché manda a dire: «La politica non è avanspettacolo». In pratica, basta guardarle per capire che l'una è allergica all'altra eppure, in questi tempi caotici, il modello tutto lustrini incarnato da Daniela Santanchè, perfettamente combaciante con le esigenze di immagine che il berlusconismo ha sempre predicato, appare datato e anacronistico. Invece si afferma come novità quello della saggezza battagliera di Angela Napoli, una che non si cura dei consulenti d'immagine ma ama andare al sodo delle questioni. Anche sui modelli femminile da mettere in campo, dunque, la contesa tra finiane e berlusconiane è appena all'inizio. E se il premier porta le sue donzelle a cena al castello ironizzando sulle "bellezze" che hanno seguito Fini in Fli, sull'esito delle apparizioni televisive è destinato forse a ricredersi perché a volte, anche nei salotti televisivi, il lavoro del parrucchiere non fa la sostanza...
di Annalisa Terranova
Articolo pubblicato sul Secolo d'Italia di oggi 9 ottobre 2010

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