Nell'era delle nuove tecnologie è sempre più pressante la domanda di comunicazione in tempo reale. Viviamo, ormai, nel tempo e nell'era, se vogliamo, dell'informatizzazione. Da un decennio, ormai, ci si è resi conto che il potere decisionale del mondo si è spostato dalla moneta all'informazione. Oggi l'informazione è potere. E più questa è veloce, diffusa e condivisa, più essa conferisce un valore indiscutibile e potente in qualsiasi ambito, contesto ed apparato. Anche la politica ha scoperto, giocoforza, il potenziale di questo valore. Spesso ci si imbatte in fondazioni che hanno il loro punto di ingresso in un portale o in un magazine, o anche meccanismi di rappresentatività piuttosto complessi che si basano su un certa interazione virtuale, ovvero da casa con il pc. Ad esempio gli abbonamenti online alle riviste, le iscrizioni a qualsiasi livello di rappresentanza, ad esempio non ultimi le rappresentanze sindacali e così via.
Ultimamente in Italia va di moda l'associazione online, la fondazione o il circolo virtuale. E la domanda d'obbligo è: Puo' un simile meccanismo, anche a livello di reclutamento, garantire quel livello di rappresentanza che, invece, ciò che noi definiamo come partito sul territorio o partito gerarchicamente organizzato, garantisce anche sul terreno reale della partecipazione e della proposta? La risposta è sicuramente, non proprio. Ci sono molte variabili in gioco, ci sono tanti aspetti che vanno approfonditi e, soprattutto, bisogna ricordarsi che la politica è soprattutto comunicazione. Non a caso il successo di un partito o di un politico è tale se accompagnato, ad esempio, dalla TV, mezzo che ormai definiamo classico. La gente vuol guardare i propri politici, rappresentanti, simpatizzanti de visu e anche, come dire, riconoscersi in coloro che ti guardano e parlano negli occhi. La politica è partecipazione. In un blog, per esempio, niente di tutto questo è garantito. A parte il meccanismo freddo e per niente spontaneo o partecipativo del rullar commenti a strascico e senza controllo, vi è anche un limite invisibile che è della non riconoscibilità. E pur mettendosi in piazza con nome e cognome, in ogni modo non si ha certo la garanzia di parlar o scambiar pareri con un uomo, una donna, lo stesso politico magari che si diletta a prender in giro qualcuno, un giornalista, magari o, che ne so, per assurdo anche la stessa persona che si crea mille identità.
Si, per carità, è pur sempre un punto di incontro, interessante, perché una certa visibilità sul web, magari, è garanzia di popolarità. Ci sono sempre persone reali che leggono, in fondo. Ma la partecipazione, il riunirsi e condividere, tra persone, con la voce, gli sguardi e la gestualità, a volte, è qualcosa che mai potrà abdicare in politica a meccanismi virtuali. Ciò che è in fondo, come dire, giusto, non è tanto dal virtuale al reale, cioè non si puo' certo pretendere di passare da un blog ad una associazione di persone, idee, contributi e proposte. Anzi, semmai, sarebbe vero e concreto il contrario. Dalla piazza reale a quella virtuale. Sappiamo che internet, la rete sono lo strumento del presente e del futuro, ma non basta aprire un sito o un blog per ottenere risultati. Bisogna riorganizzarsi e capire come comunicare con una base, soprattutto come ascoltare e far parlare i cittadini. Il protagonismo in futuro riguarderà soprattutto le nuove generazioni e loro comunicano via internet. Questo è innegabile.
E dunque? Beh, sicuramente è artificioso e anche un po', come dire, poco rappresentativo o poco serio, avocare a sé una 'base' fatta di soli blog, nickname, email e quant'altro. Anzi, mi spingerei molto più in là. E' anche poco serio, poiché non mostra, da parte del politico o del rappresentante di
comunicazione, quello sforzo di cercare tra la gente, tra i cittadini e tra le associazioni radicate sul territorio quella cosiddetta 'base' che, anzi, in questo perverso meccanismo che porta inevitabilmente al facile protagonismo, è realmente abbandonata e poco considerata. Esattamente come è successo, da 2 legislature a questa parte, con la legge elettorale che non porta le preferenze. Che i politici tornino tra la gente, ma quella vera, non quella che popola la rete. Si abituino a questo, perché la rappresentanza conta più di qualsiasi post, intervista, 'mi piace' o 'condividi come messaggio'. Molto ma molto di più.
E dunque? Beh, sicuramente è artificioso e anche un po', come dire, poco rappresentativo o poco serio, avocare a sé una 'base' fatta di soli blog, nickname, email e quant'altro. Anzi, mi spingerei molto più in là. E' anche poco serio, poiché non mostra, da parte del politico o del rappresentante di
comunicazione, quello sforzo di cercare tra la gente, tra i cittadini e tra le associazioni radicate sul territorio quella cosiddetta 'base' che, anzi, in questo perverso meccanismo che porta inevitabilmente al facile protagonismo, è realmente abbandonata e poco considerata. Esattamente come è successo, da 2 legislature a questa parte, con la legge elettorale che non porta le preferenze. Che i politici tornino tra la gente, ma quella vera, non quella che popola la rete. Si abituino a questo, perché la rappresentanza conta più di qualsiasi post, intervista, 'mi piace' o 'condividi come messaggio'. Molto ma molto di più.
di Giuseppe Cavallo
Bell'articolo quello di Giuseppe Cavallo.
RispondiEliminaNon c'è prospettiva di crescita politica senza la cura costante del territorio, una presenza fisica nelle piazze, tra la gente per parlare dei problemi concreti dei cittadini e dare risposte !
Non bastano facebook, i blog e siti vari per fare politica !