domenica 31 ottobre 2010

MANZONI E IL SENSO DELLA PATRIA

"Una d'arme, di lingua, d'altare, di memoria, di sangue, di cor". Questa è la più celebre frase di "Marzo 1821", la poesia che scrisse Manzoni in occasione dei moti carbonari piemontesi, quando sembrava probabile che i soldati avrebbero varcato il Ticino per entrare in Lombardia. Il desiderio del poeta milanese però non si avverò, e dovette nascondere, per anni, questa magnifica lirica, ripubblicata soltanto nel 1848, in occasione delle celeberrime cinque giornate di Milano. In questa elencazione, il Manzoni racchiude gli elementi fondativi ed emblematici di una Nazione. E, proprio  in questi principi peculiari dell'idea di Patria, si possono riconoscere molte delle idee che stanno alla base del pensiero di Destra in Italia. I concetti di "Dio, Patria e Famiglia", ora da riadattare ai repentini cambiamenti della società globalizzata, stanno alle fondamenta della costruzione di un Paese unitario, lo stesso che l'illuminista milanese voleva realizzare con il contributo delle sue opere.
L'importanza dell'"arme", ovvero dell'esercito, tradotto in un senso di unità nazionale che si è  spinto fino all'estremo dono della propria vita per il Paese, ha fatto sorgere negli italiani la coscienza comune di un Paese diviso, ed ha progressivamente condotto alla sua unificazione. Sul Piave ed a Caporetto si sono trovati a combattere uniti, per la prima volta sotto un'unica bandiera,  siciliani, veneti, calabresi, umbri e lombardi. Anche al problema della lingua poi, contribuì lo stesso  Manzoni, quando si recò "a sciacquare i panni all'Arno", durante la stesura del suo capolavoro "I Promessi Sposi". Lì si è riannodato quel filo linguistico che è partito proprio della poesia dei trovatori, passando per Dante Alighieri, ed espandendosi da Firenze in tutta Italia, fino ad alfabetizzare quasi ogni famiglia, fino all’inizio del ‘900, legata solo al proprio dialetto. Anche l'"altare" è stato molto caro a Manzoni, data la sua fervente conversione al cattolicesimo e il suo forte legame con la Provvidenza, che implicava l’autodeterminazione per tutti gli esseri umani.
Le innegabili radici cattoliche dell'Italia, non vennero tagliate via dal pensiero liberale e laico di Cavour, con il suo "Libera Chiesa in libero Stato", ma trovarono binari paralleli su cui correre, verso il fine comune di una laicità positiva. Riguardo al tema della memoria invece, c'è ancora molta strada da fare: un Paese che si divide ancora su tematiche relative a secoli fa ed è incapace di creare una memoria condivisa senza scindersi in particolarismi e partigianerie, non può definirsi un Paese coeso. Per il bene della Nazione è giusto fermarsi a riflettere, scevri da ogni possibile ideale politico, su quello che è il nostro passato. Al futuro bisogna invece guardare quando si parla di "sangue". Non è possibile nell'era della globalizzazione continuare ad operare discriminazioni etniche, soprattutto per un Paese come il nostro che, dal Friuli alla Calabria, accoglie da sempre numerose minoranze. Dobbiamo perciò riflettere se non sia giusto attribuire la cittadinanza a chi se la merita, per diritto di nascita e per aver contribuito allo sviluppo della nostra Patria. Perciò, citando Giuliano Amato, occorre capire che la vera unità di una Nazione sta nella consapevolezza di lavorare tutti insieme per un futuro comune. Eccolo il nostro "cor", per l'Italia di domani.

di Stefano Basilico


1 commento:

  1. Non si può escludere nessuno, i nati in Italia come i nuovi "italiani" !

    Ci devono essere diritti e doveri chiari, ma per un vero futuro comune un'integrazione compiuta è indispensabile !

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