martedì 19 ottobre 2010

TRA LE DIVISE DALLA PARTE DEI DIRITTI

Si apre una nuova stagione di lotta alle discriminazioni grazie alle aperture del Capo della Polizia Manganelli
Tra la “gente del villaggio” c’è sempre un poliziotto. Una divisa più o meno rassicurante e, a seconda dei tempi e delle circostanze, più o meno amica. Di poliziotti ce n’erano e ce ne sono anche nel mitico quartiere Greenwich Village di New York, storico ritrovo per artisti di ogni risma, dalle avanguardie del ‘900 alla Beat Generation, fino a Woody Allen a Bob Dylan.
La piazzetta della Christopher Street, proprio di fronte allo Stonewall Inn, si trova nel cuore del Village newyorkese. Lì avvenne la rivolta, protagonisti omosessuali, trans e poliziotti, da cui nacque il movimento gay moderno alla fine di giugno del 1969.
Tutto il mondo legato a queste battaglie lo scorso anno ha celebrato il quarto decennale dello Stonewall e ora, finalmente, ha deciso di voltare definitivamente pagina. Andando avanti. Scoprendo e manifestando una volontà che sempre di più sta diventando necessaria: iniziare a vedere le forze di polizia come amiche della battaglia per i diritti e le libertà civili.
E proprio da Roma, all’inizio di questi giorni d’autunno di un nuovo decennio, tornano a farsi sentire le voci dei poliziotti gay europei, riuniti nell’Egpa (European gay police association).
L’idea di una svolta nei costumi, o meglio, nelle divise, è cominciata a circolare alla fine degli anni ’70 grazie al celebre gruppo musicale Usa dei Village People (gente del villaggio o forse proprio del Village di New York) che nelle loro hit divenute simbolo di identità per la comunità gay internazionale iniziarono a presentarsi vestiti con gli abiti della quotidianità: da quelli dell’operaio alla muta da motociclista, fino alle divise del soldato e del poliziotto.
Come dire: le forze dell’ordine non solo debbono stare vicine alla comunità gay ma, di più, omosessuali e trans sono anche nell’esercito e nelle forze dell’ordine.
Basti pensare che proprio nel nostro Paese l’associazione che raggruppa le forze dell’ordine gay, lesbiche e trans Polis Aperta esiste da cinque anni ma ha trovato il coraggio di salire alla ribalta, rendendosi visibile in un Gay Pride solo dallo scorso anno. Forse è per questa ragione che secondo Jan Snaider, sovrintendente della polizia olandese e presidente uscente di Egpa, sarebbe importante che gli agenti e i militari omosessuali riescano presto a sfilare in uniforme ai Gay Pride di Roma e Milano.
A dar ragione al provocatorio sovrintendente di Amsterdam sono intervenute sicuramente le recenti dichiarazioni rese dal generale Fabio Mini, ex capo di Stato Maggiore del Comando Nato delle forze alleate Sud Europa, nelle quali l’alto graduato affermava di non meravigliarsi del fatto che le persone omosessuali nell’esercito italiano ancora si nascondano. Secondo il generale Mini, infatti, un soldato o anche un generale che si dichiarasse gay “probabilmente non avrebbe le stesse chances di carriera di un gay non dichiarato, perché nelle forze armate la mentalità è ancora molto chiusa e ristretta”.
A tenere alta in Italia la bandiera di una Polizia aperta e attenta a tutelare realmente tutte le espressioni della comunità civile, compresi ovviamente gay e trans, ci sta pensando, però, il Capo della Polizia, Antonio Manganelli.
Proprio a Roma, infatti, per la prima volta venerdì prossimo, 15 ottobre 2010, l’ultima creatura del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, l’Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) nato dalla collaborazione tra GayLib (gay di centrodestra) e i vertici della Polizia di Stato, aprirà le porte a tutte le associazioni gay, lesbiche e trans impegnate contro l’omofobia e la transfobia.
E’ stato proprio il prefetto Manganelli, ricevendo il leader dei gay di centrodestra, Enrico Oliari all’inizio di giugno, dopo l’ennesima violenta aggressione avvenuta a Roma, a testimoniare la propria conoscenza diretta di persone omosessuali operanti all’interno delle forze di polizia. Casi trattati con profonda sensibilità anche perché, ha raccontato, era rimasto positivamente sorpreso dall’incontro che dieci anni fa aveva avuto con il capo del maggior sindacato di polizia olandese, dichiaratamente gay.
A metà dello scorso mese di giugno, poi, da Padova era lo stesso Antonio Manganelli ad annunciare in pubblico la nascita di Oscad.
“Questo nuovo ufficio dedicato alle minoranze – annunciava il Capo della Polizia – sarà un osservatorio sulle minoranze come quella degli omosessuali, la minoranza ebraica e quante sono a rischio di discriminazione: gli esponenti di queste minoranze avranno ascolto, spazi a disposizione ed interlocutori per un diretto dialogo con le forze di polizia. A questo scopo è stato formato del personale qualificato per il dialogo, la risoluzione dei problemi e l’intervento rapido”.
Tre sono i punti sui quali Oscad, in attesa dell’incontro in programma venerdì, sembra intenzionato a muoversi: il lancio di una grande campagna di comunicazione mirata alla massima conoscenza dell’osservatorio, la formazione professionale degli agenti di forza pubblica e il coinvolgimento nei lavori dell’osservatorio, a vari livelli, delle associazioni lgbt e dei vari rappresentanti istituzionali (Governo, Unar) già impegnati nella prevenzione delle discriminazioni.
Uno dei mezzi principali attraverso i quali Oscad intende lavorare sarà proprio quello del Commissariato on line sul web, mezzo con il quale la comunità gay da sempre ha una particolare familiarità.
Un mezzo, internet, che è stato antesignano in tutte Europa anche per uomini e donne in divisa.
In Francia il gruppo di poliziotti gay e lesbiche si chiama Flag. Molto attivo, essa propone numerose iniziative, compreso un modulo prestampato per segnalare eventuali discriminazioni.
Celebre il caso di Londra in cui non solo, praticamente da sempre nel corso dei Gay Pride, i poliziotti gay sfilano in divisa ma addirittura l’Aeronautica e la Marina acquistarono spazi su siti e riviste omosessuali per invitare i ragazzi gay ad arruolarsi.
In Spagna dopo la riforma del diritto di famiglia che inaugurò la nuova stagione di governo socialista e diede la possibilità di contrarre matrimonio anche alle coppie omoaffettive, i gruppi gay delle forze dell’ordine raccolti attorno al sito GayLesPol.org riuscirono a organizzare, nell’aprile 2006, la prima conferenza su strategie e politiche di pubblica sicurezza per la comunità lgbt.
Non mancano le comunità dei tutori dell’ordine gay e trans tedeschi, austriaci, svedesi, oltre al già citato caso olandese in cui la Rete Gay è presente in una sezione del sito ufficiale della Polizia.
Eclatante l’esempio svizzero in cui il gruppo Pink Cop è stato riconosciuto a partire dal 2009, in vista dell’EuroPride di Zurigo, “occasione propizia in cui le divise gay elvetiche – ci racconta il consigliere nazionale di GayLib, Mario Moisio – hanno dato vita a una poderosa campagna informativa su usi e costumi della comunità gay destinata alla formazione di tutti gli agenti di polizia. Una fattispecie che può essere d’esempio per l’Italia”.
L’auspicio nostrano in vista dell’incontro di Oscad con le associazioni lgbt, manifestato tramite l’autorevole voce del questore Enzo Calabria del Dipartimento di Polizia Criminale, è quello di portare avanti un lavoro interforze che coinvolga anche i Carabinieri. Segnali utili a dimostrare come ordine, sicurezza, libertà e diritti civili saranno difesi con particolare sensibilità e, nei casi in cui capiti, possano convivere serenamente anche tra commissariati, caserme e divise.
di Daniele Priori
da "Il Secolo d'Italia" del 13 ottobre 2010

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